|
|
|
L'ULTIMO SALUTO DEI DECIMINI:
Di Fabio Polluzzi
|
 |
Gruppi ordinati sostano sotto gli altoparlanti si-stemati negli angoli della piazza. La chiesa è traboccante.
Una schiera di concelebranti e ministranti è ordinatamente disposta attorno all'altare, luogo de-putato del lungo ministero di don Guido, tornato dai suoi ex parrocchiani per l'ultimo saluto. Adagiata sul presbiterio, la bara in legno chiaro con le sue spoglie mortali.
Fin dal suo arrivo, il giorno precedente, è stata fatta oggetto di una veglia commossa e discreta.
Don Massimo ha disposto che le porte della chiesa restassero aperte sulla piazza e che, prima delle esequie, fosse dato tempo e occasione agli ex parrocchiani di don Guido di accomiatarsi da Lui con gradualità e nel raccoglimento.
Al centro della composta cornice dei con celebranti e ministranti, si staglia la casula viola di Mons. Vecchi, cui è affidata la celebrazione del rito esequiale e la commemorazione funebre. Il tono del presule è velato di tristezza, ma al tempo stesso è sicuro e consolatore.
Don Guido è tornato alla Casa del Padre, dopo essersi completamente donato al suo ministero e alla comunità che oggi, con mestizia, ma anche con rinnovata gratitudine, lo accoglie come già 28 anni fa, il giorno del suo ingresso carico di auspici.
Il percorso vocazionale del Pastore viene ripercorso con affetto e con dovizia di particolari, ma senza toni encomiastici, come espressamente richiesto da don Guido nelle sue ultime volontà, in linea con l'innata riservatezza ed umiltà.
 |
 |
 |
Ciò che più conta oggi, davanti alle sue spoglie mortali, è far tesoro del suo esempio e della sua lezione. Scegliendo di riposare per sempre in mezzo a noi, ha voluto ribadire il suo legame con questa comunità in cui ha trovato compimento la totalizzante missione della sua esistenza terrena in comunione con i fedeli.
L'omelia si snoda attraverso una incalzante serie di richiami testuali, soprattutto tratti dall'Apocalisse e dal Vangelo di Giovanni e si sofferma, in uno dei suoi passaggi, sui traguardi trascendentali che la Chiesa è chiamata a dischiu-dere. Quella stessa Chiesa che si riunisce anche a Decima ogni giorno per rendere accessibile a tutti "il pane della vita" e testimoniare l'amore di Cristo, così come ha fatto don Guido "lungo l'arco di tutta la sua vita, vissuta come "Pasqua", come "passaggio" verso l'adempimento sempre più consapevole della volontà del Padre.
Poi la bara viene sollevata e con affettuosa cura trasportata a spalla da giovani parrocchiani, tante altre volte visti stringersi intorno a Lui vivente. Don Massimo guida l'interminabile corteo verso l'ultima dimora, mentre non cessano luttuosi rintocchi.
Avevo visto don Guido poco meno di due settimane prima a Villa Toniolo, dove era ricoverato. Ho avuto la fortuna di coglierlo in un momento in cui le forze non lo avevano ancora completamente abbandonato e di scambiare qualche parola con Lui.
Durante la conversazione, seppi della visita che gli aveva fatto l'Arcivescovo, ma subito dopo non potemmo non parlare della scomparsa appena avvenuta del Sommo Pontefice e dell'imminente Conclave. Parlò inoltre dell'ultimo periodo trascorso alla guida della parrocchia dei santi Giuseppe e Ignazio a Bologna e del precipitare delle sue condizioni di salute poco prima di Pasqua.
Certo non è facile fissare una sola immagine di don Guido, tale è il caleidoscopio di ricordi.
Non voglio ricordarlo nel letto di Villa Toniolo.
Preferisco un'immagine di Lui sorridente, con un curioso cappello bianco a larghe tese, appesa al centro del cancello della scuola materna parrocchiale "Sacro Cuore", insieme alla poesia sotto riportata e ad una antologia di suoi ritratti tracciati da affettuose, inconsapevoli manine.
Sei stata una persona speciale,
e rimarrai sempre nei nostri cuori.
Sei profondamente amata da Dio
e da tutte le persone che sono con te.
Ci hai insegnato ad essere umili
e disponibili verso il nostro prossimo.
Era bello vederti in giardino a pregare
e le tue piante curare.
Con noi bambini ti fermavi a parlare
e il tuo giardino ci hai insegnato a rispettare.
Vogliamo solamente dirti grazie.
Vogliamo dirti che la vita
è indistruttibile
nonostante la morte;
che la speranza è la brezza
che spazza la disperazione.
I bambini della scuola dell'infanzia "Sacro Cuore"
|