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UN CARNEVALE PRIMAVERILE
a cura di Fabio Poluzzi
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Nel suo editto per l'edizione 2005 del Carnevale nostrano, Re Fagiolo preannunciava una prima notizia "bomba": In pió av dag una nutézia,
con al cêr pén ed letézia:
da la neiv al frèd, al bûr,
avèn c'pustê al cours. tra i fiûr!
Non più visetti lividi di freddo, atmosfere crepuscolari, scenari artici da mese di febbraio, come quelli della tradizione, ma un Carnevale capace di sprigionare tutta la sua multicolore capacità espressiva in un'atmosfera primaverile e floreale: dunque in aprile!
La seconda notizia "bomba" riguardava la cornice, il luogo deputato alla sfilata, da anni relegata nell'enclave angusto e post moderno della piazzetta delle Poste.
Quest'anno, dopo la realizzazione dell'agognata tangenziale, si preannunciava il ritorno nel centro del paese, nella piazza principale, con lo sfondo della chiesa e delle case storiche di via Cento:
Acsé a turnèn a fêr cranvêl
in dal post pió adat, pió bêl.
Quel che avèn semper preteis:
in dal zèntar dal Paeis!
E a invidèn chi di dovere
a tûr vî mûr e barriere
che i én soul un impediment
par i câr e al svulziment .
Mentre il primo dei due scopi ha potuto realizzarsi e oggi, 17 aprile 2005, un caldo sole ci delizia ed esalta le combinazioni cromatiche delle maschere di carnevale, il secondo è rimasto nei buoni propositi degli organizzatori.
Lo scenario è sempre quello dell'ufficio postale e della adiacente disadorna piazzetta.
Evidentemente chi "di dovere" non ha potuto rimuovere il muretto che delimita la piazza principale e consentire il deflusso dei monumentali carri carnevaleschi.
Spesso nella storia delle comunità umane, c'è un muro da rimuovere.
Anche Decima ha il suo "muretto", per il cui abbattimento speriamo non occorrano 28 anni come a Berlino!
Comunque sia, è già il turno di Re Fagiolo, troneggiante sul carro dei Mambróc, quest'anno particolarmente curato con temi floreali e margheritone girevoli. Anche Valerio Bencivenni, ammantato dei colori regali, appare in forma smagliante.
Nell'introdurre il suo atteso ed importante di-scorso, Fagiolo sente il bisogno di fornire una preventiva giustificazione ai sudditi che sa inclini allo sberleffo e alla critica impietosa:
Se un quech d'òn po' al dirà,
alla mia Reale Maestà
cal vol cambiêr al Cumitê
che al temp canonich l'è pasê
e ormai gh'è al viôl in fònd ai fûs.
dai Sovrani mî Balûs
risponderò seduta stante:
Taci! zotico e ignorante!
Io proclamo che i mutîv,
i'èn valid tót, ed esaustîv
a ringrazi al Sozietê
pr'aveir prodót ed operê
nonostant che i'én rivêl
par al bèn ed stê Cranvêl
e pr'al benèsser zitadén :
mai piò capût, mo gabardén!
Dalle parole del re, che stranamente non tocca il tema del mancato ritorno nella piazza principale, la scelta del Carnevale in primavera sembra irreversibile e riguarderà anche gli anni a venire.
Il re non è tuttavia propenso a trattenere il suo solito sarcasmo nei confronti del "Palazzo" persicetano, reo di non avere approntato misure di bonifica e di lotta contro la fastidiosa zanzara che Fagiolo denomina "Tigre del Catai".
La descrizione di questo flagello è quanto di più esilarante prodotto dalla verve di Fagiolo negli ultimi anni:
Da la mateina in mêz al prê,
fén a dòp-mezdé inoltrê
a imperversa al zinzalén
fén al vespro vespertén
con dal tòzel chi fan mêl,
e po' i dan al cambi a cal zinzêl
dal turen d'nôt: di susanî
ch'in muren gnanch col DDT.
. In dla cócia incû dal càn
cmé acesori agh vol l'Autàn,
ed nanz a cà, ed fianch, di dietro
é stê piantê dal zêd d'piretro.
La stoccata finale del Re è una freccia al curaro contro gli amministratori persi-cetani:
Mé an sòn brisa un Re ghignôus,
ma ognón porta la sô crôus,
la mî crôus l'é Comunêl.
a vré tumbêr mé al canêl
fén al pònt ed Pasqualén,
ma sapendo che i quatrén
vàn soul in là... mai a l'arvérsa
mé a sòn al Re d'na causa pérsa...
Il re pronuncia queste parole con tono parossistico, quasi isterico. L'imminente inizio del corso stempera l'atmosfera e placa gli animi.
La solita tribunetta di tondino arrugginito (quando ci "riapproprieremo" della scenografica terrazza della famiglia Moruzzi?) ospita, oltre alla giuria tra cui riconosco il volto noto di Franco Beccari, impeccabile speaker, Oriano Tesini, presidente del comitato carnevalesco e direttore dei corsi mascherati.
Al mio fianco, paziente, spiritoso e interessato, anche il nostro Parroco, Don Massimo, che ha accettato di buon grado l'invito ad assistere con noi a que-sta sorta di full immersion nella dimensione no-strana dell'effimero carnevalesco.
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MACARIA
Preannunciata dalla voce di Franco Beccari, è ora il turno della società Macaria con il suo "Fermate il mondo! Voglio scendere ."
Luca Forni si accinge alla lettura della zirudella di cui è autore: uno dei piatti forti della giornata servito subito come antipasto!
Esternamente il carro, molto curato, è sormontato da una paciosa e variopinta lumaca dal capace guscio, cui si contrappone un indaffarato millepiedi in perenne frenetico movimento.
L'una e l'altro, perfetti simboli emblemi del messaggio che la Macaria intende comunicare: la necessità di darci dei ritmi di vita più a misura d'uomo, ripudiando la frenesia e la gestione quasi isterica del nostro tempo nella miriade di impegni ed hobby più o meno fittizi ed artificiosi.
Un tema siffatto, nelle mani di Luca Forni, non può che produrre una scoppiettante sequenza:
An gh'é pió tèmp al dé d'incû
an n'ha tèmp gnànc i ragazû
chi vàn a scóla, pò a leziòn
e pò a nuoto, pò a balòn
e pò a chitara, al pianefórt
e sa gh'é dal tèmp mórt
a gh'é al tennis e pò la dànza
acsé dal tèmp pió g'navànza.
An n'ha pió tèmp la zoventó
gnànc al brêg is tìren só
i gìren tót a pànza c'cuerta
con la sfèsa tóta avérta
la mutànda tóta fòra
e al cûl nûd sènza pòra!
Non solo non c'è più tempo per vestirsi, ma neppure per scrivere frasi compiute in lingua italiana regolarmente storpiate dal nuovo linguaggio contratto delle chat line e dei messaggini. Lo stesso dicasi per l'uso e l'abuso degli anglicismi.
L'invito finale di Luca è a ritagliarsi un po' di spazio per le piccole semplici consuetudini familiari e i momenti di complicità con gli amici:
Fèirmet n'àtum, un secònd
fèirmet n'àtum porco mònd
ca vlèn al tèmp per na scifléda
a vlèn al tèmp per na piséda
contr'a na fiòpa, contr'un mûr
guardêr al strèl, guardêr i fiûr
al tèmp ad c'còrer coi putén
al tèmp d'èser di cretén
e cuntêr na sbagianèda
Durante lo spillo tutto il carro prende a muoversi: persino la lumaca oscilla ritmicamente fuori dal suo guscio sotto gli occhi stralunati del millepiedi. Si apre il guscio e tutto un mondo nuovo si propone agli astanti: si tratta di un mondo di bambini festanti, finalmente liberi dai loro pressanti impegni quotidiani, che danzano felici al ritmo di "I feel good" in abiti dai colori decisi.
Una pioggia di palloni colorati si abbatte su di noi, mentre anche la testa del millepiedi si apre, lasciando fuoriuscire una farfalletta ammiccante.
Impazza il can-can mentre il carro si allontana, alla fine della sua convincente performance.
STRUMNE'
L'ingresso di questa società è accompagnato dal "tormentone" musicale di questi giorni "Quando i bambini fanno oh !". Il soggetto proposto ha come titolo "Abracadabra" ma non attiene alla magia o al mistero se non indirettamente. E' più che mai ancorato alla cronaca di questi giorni o meglio di questi anni: una cronaca di guerra.
Gli Strumnè non apprezzano il sostanziale svilimento del ruolo dell'ONU (sempre più l'acronimo di "Ormai Non Utile") che la lotta preventiva al terrorismo e la sconfitta del multilaterali-smo ha comportato.
L'allegria messa in campo dai nostri, con la complicità della magia del Carnevale, è basata sulla trasformazione di quanti dicono di prodigarsi per la pace in un'unica superorganizzazione in rap-presentanza di tutte le razze e religioni, capace di perseguire con efficacia la soluzione delle crisi internazionali con le armi della giustizia, diplomazia e tolleranza.
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Onde la gioia di vivere e lo spirito del Carnevale non potrà che trarne nuovi stimoli.
Anche la gioia di vivere e lo spirito del Carnevale potranno fornire un contributo non secondario.
Non poteva mancare in posizione dominante una classica rappresentazione dello zio Tom munito di bacchetta magica e destinato a innescare la "metamorfosi". Quale metamorfosi?
Quella capace di trasformare l'attuale ONU da inerme "pesce fuor d'acqua" a istituzione muscolare e dotata di credibilità e autorevolezza sul piano internazionale.
Ecco perché gli spazi e le volumetrie del carro sono in gran parte assorbite da un contenitore ammantato di mistero, su cui si protendono le braccia a stelle e strisce dell'emblematico zio Tom, denominato "tunnel della metamorfosi".
A terra un gruppo di diavoletti gioca pericolosamente con ordigni letali utilizzati a mo' di palle da football. Nella zirudella, fra l'altro, si afferma:
Con al bòmb i terrorésta,
i s'insògnan la cunquésta
dal Naziòn ed tót al Mond,
bumbardand da zéma a fond.
Con l'ingân e la violènza,
i han més l'O.N.U. in dl'impotènza,
risultèt, siamo sinceri:
l'ha smaré tót i poteri!
Cresce l'attesa per lo spillo che si preannuncia particolarmente elaborato ed innovativo. Cosa ci avranno preparato Gianni Santi and company?
Parte lo spillo; ormai da qualche anno lo spillo si avvale anche di spunti di teatralità che si svolgono fuori dallo spazio del carro, a terra, con gu-stose gag e parti recitate.
Gli Strumnè sviluppano ulteriormente questo espediente narrativo producendosi in una prolungata esibizione ricca di messaggi mataforici.
Il commento a terra è affidato ad uno spigliato speaker (Manzi) che, microfono alla mano, tono urlato da imbonitore, presenta al pubblico una figuretta dagli abiti dimessi, occhi spauriti, fagottino di stracci (l'attuale condizione dell'O.N.U.) e preannuncia una imminente radicale metamorfosi, una doppia metamorfosi.
Infatti anche il piccolo pesce (chiaramente fuor d'acqua) di cartapesta che compare tra le mani dello scatenato speaker non resterà tale per molto. Una nuova potente "forza portatrice di pace" sta per soppiantare gli attuali deboli simulacri!
Rullano i tamburi, il piccolo pesce viene "archiviato" e, al grido imperioso di "Metamorfosi!" cadono i veli e sbuca una terrificante testa di squalo degna dell'architetto Rambaldi, con una fila di spaventosi denti aguzzi in evidenza. Altro che pesciolino!
Ma non è finita.
Compare l'aitante, solida, longilinea presenza fisica di Angelo Bussolari in versione Superman con l'emblema dell'O.N.U.
Mentre Angelo mostra i bicipiti ed esibisce il suo sguardo più fiero, lo speaker gli intima di muoversi solo al suo comando, nella tradizione del miglior Jucas Casella.
All' "abracadabra" è tutto un digrignare di denti (da parte dello squalo), un rigonfiarsi di muscoli (quelli di Angelo), un propagarsi di fumo denso.
Il tutto accompagnato in sottofondo dall'esaltante brano "The final countdown" cui segue una liberatoria tarantella finale.
Le maschere della tradizione e i tanti bambini che le impersonano segnalano l'esistenza di una forza propulsiva dei processi di pace: lo spirito di fraternità del Carnevale!
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I CINO
Fabrizio Ziosi, una delle anime di questa società, anche quest'anno porta in piazza il suo modo peculiare di intendere il Carnevale.
Forte messaggio sociale, forme sobrie, efficace comunicazione, appassionate e intelligenti zirudelle lette con trasporto dal loro autore.
Questo è il modo di Fabrizio e dei Cino!
Il carro è caratterizzato da un assemblaggio di diavolerie tecnologiche e, in particolare, da un inquietante gallo robotizzato con sovrastante selva di ripetitori per i telefonini.
Ad ogni straziante canto del galletto, tutto bulloni e circuiti, una nuova antenna invade il campo visivo ed annuncia l'arrivo di un nuovo gestore di telefonia cellulare.
Ormai siamo tutti prigionieri di questi diabolici apparecchietti multifunzionali e capaci di strabilianti performance.
Sul carro, questi oggetti del desiderio, vengono riprodotti in forme antropomorfe ed ammiccanti e con chiari riferimenti alla prorompente avvenenza delle varie testimonial televisive che legano la propria immagine a questo o a quel gestore di telefonia mobile e ai relativi prodotti.
In tivù, dôn bèli cmé sirenètt
i t'incànten, it fan l'ucètt.
It fan creder che tî bêl
perché ta ghê l'ultum mudêl
con fotocamera incorporèda
. mo l'é tóta na freghèda.
Se tî un sfighê t'avanz prezîs
anch sta nê cumprê dîs!
E a scóla? L'esâm ad matematica
l'é risolt par "via telematica" !
Con la scusa d'andêr al gabinèt
i copien incosa da internèt !
Senza contare l'altro tormentone, quello delle suoneria e le relative bollette. vere e proprie generatrici di indigenza:
E le sounerie? Avîv presènt?
Anc lè l'é un bêl turmént !
A gh'é chi n'scàrga pió d'zènt
pr'aveir i "successi" dal mumènt.
Quand pó i arivén al bulèt
l'é tót un èter mutivèt.
Adesa a souna al portafoi ! A vûd!
An gh'è vanzê gnanc un scûd!
Cosa può fare Fagiolo per liberare tutti i suoi da questa dipendenza che ci priva della nostra autonomia di pensiero? Il saggio sovrano ha capito prima di altri che l'oggettino in questione da innovativo e prezioso servizio poteva trasformarsi in pericoloso feticcio.
Sempre la stessa ricetta: recuperiamo le nostre emozioni più vere, i rapporti umani più caldi e sinceri, riappropriamoci anche del nostro tempo. Un servizio, nulla più, va considerato l'inquie-tante apparecchietto e non un mega-business generatore di comportamenti obbligati.
Durante lo spillo dapprima un gruppo di forzati del telefonino lottano, si divincolano fino a spezzare le catene da cui sono avvinti. In seguito, entra in scena una miriade di bambini, da sempre dominatori della ribalta offerta da questa società, che danzano al ritmo di una tarantella multicolor e intonano "Ohi Mari, ohi Mariii!". L'allegria pervade l'intero spazio scenico del carro; i giovani "Cìno" ce la mettono tutta per vivacizzare e valorizzare il frutto del loro lavoro.
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I VOLPONI
MSi giro e non vedo più Franco Beccari. Il microfono è ora impugnato da Oriano Tesini.
Franco riappare come per magia sul carro dei Volponi, appena materializzatosi sotto il palco.
Il bravo speaker, nell'accingersi a leggere la zirudella, sembra quasi sparire di nuovo, fagocitato dalla straripante massa del carro proposto dai Volponi. Un vero e proprio mastodonte!
In particolare, impressionano le dimensioni della mostruosa testa di predatore felino che campeggia sulla sommità del carro. Attorno uno "tsunami" di cartapesta e una numerosa schiera di figuranti col copricapo a forma di onda.
La mostruosa testa trasmette il cieco orrore di uno dei più tragici fenomeni del tempo attuale: il terrorismo. Soltanto i più catastrofici fenomeni naturali possono produrre conseguenze altrettanto nefaste.
Potrebbe sembrare inutile e fuorviante attribuire questa barriera di odio che chiamiamo "terrori-smo" ad un "Dio della guerra" soprannaturale e irresistibile: tutti siamo consapevoli che le radici di questo fenomeno albergano stabilmente nei recessi più angusti e crudeli dell'animo umano.
I Volponi tuttavia non se la sentono di escludere completamente che una divinità del male possa aver giocato un ruolo nello scatenamento del terrorismo e che, a sua volta, per una reazione causa-effetto, si sia destato dal suo letargo anche il dio degli abissi della mitologia: il potente Nettuno!
Lumi in proposito e, in particolare, sulla genesi del terrorismo, vengono da Franco Beccari, zirudella alla mano:
L'é stê mandê da un dio nemîg,
squesi cmé un brót castîg,
et sicuri un dio dla guèra,
...pr'arvinêr l'òurden in dla Tèra.
.Fatto stà che tót stê fés
l'ha fât zdêr al re di abés,
per la mitologia, quella più colta,
ló, Nettuno, un dio d'na vólta!
Cl'ha vló mustrêr la sô putènza
con dagl'ònd et gran violènza
par soprafêr sto dio dla guèra
e rimetr'òurden só la tèra!
In realtà anche se il "gavettone" (come viene definito in un successivo passo della zirudella) di Poseidone può avere avuto l'effetto di annichilire lo spirito del male, la vera strategia è quella di rimuoverlo dal cuore dell'uomo suscitando l'amore e il rispetto reciproco.
Nessun'altra festa può rivaleggiare con il Carnevale nel creare le gioiose premesse per il superamento dell'odio e del ricorso alla violenza.
Uno straripante apparato scenico si mette in moto per dar corpo allo spillo. Noto distintamente Claudio Pederzani in versione guerriero con spadone e scudo. Più sopra Malaguti munito di tridente è un perfetto Nettuno, il dio del mare.
Un ritmico mostro rock di sapore guerresco dà il via alle operazioni.
Ora Claudio Pederzani scandisce il tempo a colpi di spada contro lo scudo. Anche Nettuno agita il puntuto tridente, mentre, sotto di lui, figuranti esibiscono i copricapi a forma di onda e muovono ritmicamente le braccia. Claudio ora ha dismesso i panni del guerriero e sfila vestito di abiti opulenti con una piccola reginetta purpurea tra le braccia.
All'apparizione della coppia qualcosa di spaventoso sembra destarsi dalle profondità del mare. Infatti, annunciato da un botto terrificante con immediata fitta nube di coriandoli sparati in alto, appare, come per incanto, la stupefacente sagoma di un drago marino.
Ciò che è più sorprendente è che il nuovo ingombrante ospite ha preso repentinamente il posto della precedente mastodontica testa di felino di cui nessuna traccia sembra più esistere.
Non bastasse, sul retro del carro, esattamente sulla coda del mostro marino è pure apparsa dal nulla un'imbarcazione con grandi marinai muniti di fiocina.
A lato, infine, pannelli oscillanti, apertisi a ventaglio, simulano l'alternarsi delle masse d'acqua.
Cari Volponi, se volevate stupirci con effetti speciali, ci siete riusciti in pieno!
La performance dei Volponi ha creato movimento nell'altra giuria, quella dei ragazzi, ordinatamente disposta sotto la giuria principale.
Alberto, Enrico, Aldo e Alessandro, superata l'attrazione fatale dovuta all'impatto emotivo dello spillo dei Volponi, discutono animatamente sui criteri di valutazione e i punteggi da asse-gnare nella complicata scheda in loro possesso.
Contribuisce al concitato e gesticolante contraddittorio tra i critici d'arte in erba anche una perfetta "Incredible" alta poco più di un metro che non ha voluto separarsi dal fratello giurato.
Un puntino rosso con un'enorme "I" nera e gialla in mezzo all'indifferente affollata tribuna!
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I GALLINACCI
La verità, questa sconosciuta!
I Gallinacci mettono il dito nella piaga delle notizie gonfiate, mendaci, dalle immagini artefatte asservite a questo o a quel potentato.
Non ci si può più fidare di quello che passa il convento dell'informazione e Filippo Calzati, nella sua graffiante zirudella, non usa mezzi termini. Non si è più sicuri di nulla: gli organi d'informazione possono annunciare, da un momento all'altro, qualunque cosa, anche che non si farà più Carnevale! Nel caso, non crediamoci.
Anche le fotografie viste sui giornali possono risultare ingannevoli. Non a caso, il carro è caratterizzato da un' enorme macchina fotografica al magnesio, con tanto di tendina nera destinata ad ospitare la testa del fotografo ed è circondato da chilometri di pellicola fotografica. Attorno un tappeto di fogli di giornale delle più prestigiose testate : "Fossetta Newspaper ." ecc.
In prima pagina la notizia che Fagiolo è finito nel registro degli indagati per spaccio di zirudelle taroccate e altre simili quisquiglie e bagatelle.
Viene il dubbio se non si debba fare una scelta radicale e smettere definitivamente di leggere i notiziari. Così il lettore della zirudella:
Fata aposta so urdinaziòn
e po' gunfieda cmé un balòn
par fêr un po' ed publizitê
a un quec séndic o magistrê
o par fêr reclàm a Berluscòn
opur a Prodi, con l'uniòn
e via con tót i deputê
compreso Bossi, cl'é malê
e po' l'arlói dal cavalîr
lé sé cag'né di quî da dîr
ma al né gnanc asê, e qundi
i han scrét cl'é bèla Rosy Bindi.
Tuttavia, non abbattiamoci :
Ma par furtóuna che in cranvêl
a gh'é un Monarca ecezionêl
che con la sô onestê
l'é al paladén dla veritê
sèmper pronti con argózia
a fêr capîr con la sô astózia
quèla sia par nó dabòn
una bóna soluziòn
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Durante lo spillo un fotografo da album fotografico fin de siecle, scriminatura centrale, capello svolazzante, marcato accento transalpino, dirige il posizionamento della vetusta fotocamera di cui sopra. Si sparge la notizia, o meglio la "bufala" che il Carnevale a Decima non si farà.
Per tutta risposta il faccione sorridente di Fagiolo spunta come d'incanto dal corpo della fotocamera. Di lì a poco, la sua figura si erge autorevole a ristabilire la verità. Ma non è finita, sopraggiunge un'ape Piaggio foderata di giornali.
Tosto ne scende un fine dicitore che con tanto di leggio declama una parafrasi del famoso monologo di Amleto: leggere o non leggere? Cercare di districarsi nella foresta di carta o desistere del tutto dalla lettura?
Solo Fagiolo può dire una parola definitiva e lo fa somministrando un supplemento di spillo.
Infatti, sotto di lui, spunta , da chissà dove, una tigre di salgariana memoria con artigli e fauci bene in mostra, mentre sul capo del monarca la corona prende a roteare vorticosamente.
Carnevale si fa eccome e quanto alle notizie dei giornali. facciamo le opportune verifiche prima di accettarle acriticamente!
QUI' DAL 65
Il calcio nel nostro Paese non è soltanto uno sport. E' un fenomeno sociale e di costume.
Oggi è anche, o quasi esclusivamente, un business, una macchina mossa dai soldi.
Calciatori troppo pagati, dittatura delle televisioni che impongono orari, canoni, schede pre-pagate, ecc., doping e quant'altro.
Un fenomeno gonfiato proprio come il pallone che lo muove, che corre il rischio di scoppiare.
Sarà compito di Fagiolo far deflagrare le contraddizioni del sistema e riportare il calcio alla purezza originaria, oggi rinvenibile solo in una semplice squadra di provincia o, sotto altro profilo, nella nazionale di calcio.
Solo così i tifosi potranno rioccupare le gradinate degli stadi, oggi semideserte.
Non a caso il carro, monopolizzato da un enorme pallone di ottima fattura, esibisce anche una grande maschera con la faccia da squalo che brandisce coltello e forchetta, pronta a mangiarsi, grazie alle fameliche fauci, il gustoso piatto del calcio.
Legge l'esplosiva zirudella di Paolo Govoni, Massimo Benazzi, vestito da arbitro, circondato da signori in gabardine e testa pelata assai simili ad un personaggio che conta molto nel calcio:
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Chi impés pió l'anêl 't San Siro
pr'èser tôlt pr'àl..in giro,
pr'un biglièt, ón cl'é tifòus
l'ha da vènder un preziòus,
se et vû vèder po' Kakà
t'ê da ipotechêr la cà,
e alòura terrestre digitêl
tót in pultròuna, mô che bêl!
Come non avere nostalgia d'altri tempi:
.quànd di bî ragazî cuntént
î zughêven al balòn
per 'na rózla, un caramlòn,
e i avìven in panchéna
un gran Lêle dla Chichéna
con un càmp cl'îra 'na fèta,
e pò Guerino, sé, Sgarzèta!
Durante lo spillo i personaggi "canonici" maneggiano siringhe e scoppia una lite tra loro e Re Fagiolo. Seguono strattoni e botte per assicurarsi il pallone. Ad un certo punto, Fagiolo riesce ad avere la meglio su quattro avversari e si dirige verso il pallone di polistirolo che troneggia sul carro e lo strazia senza esitazione.
Dai resti del disgraziato pallone, si erge la sagoma di un calciatore "in erba", depositario dei valori più condivisi e meno inquinati dalle logiche affaristiche, simbolo del calcio rinato e premessa per una rinascita del gioco più amato dagli italiani.
Come vuole la tradizione carnevalesca decimina sul carro si scatena l'allegria, con musica e balli, accompagnata da un gettito da favola.
I RIBELLI
I Ribelli affrontano una riflessione cara al Carnevale.
La realtà attuale registra una fuga cieca in avanti. Tutti noi, schiavi di TV, cellulari e computer, rischiamo di recidere le nostre radici, distruggere l'ambiente e contemporaneamente, dimenticare i problemi irrisolti del mondo.
Non sarebbe il caso di fermare questo infernale ingranaggio che chiamiamo "progresso" e recuperare i valori fondanti della nostra esistenza (famiglia, solidarietà, ecc.)?
Il carro è un'accozzaglia di ingranaggi, trivelle, diavolerie tecnologiche varie cui si aggiunge un mucchio informe di terra arida e sterile:
La tecnologia la contenua ad avanzêr
con tót chi televisûr, chi computer e celulêr.
Scorrers in dla fàza l'é dvintê un miraggio
adesa as tùl in man al telefonén e via col messaggio.
Na volta a se steva tót insèm, e dnanz ai camini
a scòrer dal pió e dal meno e a zughêr coi bambini.
Incû invezi a se stà tót a dnànz al televisurén
par vèder la Lecciso e tót cal branc ed cretén.
L'invito dei Ribelli a recuperare stili di vita più naturali e rispettosi delle regole del Creato è senza compromessi:
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Avèn da turnêr indrî e ripartîr da zêr
par fêr bèn e brisa sbagliêr.
Cum i féven i nostri antenati
quando Dio li ha creati.
Durante lo spillo stridono ingranaggi, pulegge, pinze e bracci meccanici, spinti al massimo.
Poi tutto collassa e parte l'allarme.
Sopraggiunge rombando un'Ape Piaggio cammuffata da banana Chiquita.
Ne scendono umanoidi in tuta arancione e la faccia scimmiesca. Sembrano usciti dal famoso film "Il pianeta delle scimmie". Subito attaccano briga con gli astanti, poi, muniti di mazze ferrate, si concentrano sui residui ingranaggi in movimento bloccandoli definitivamente.
Anche la massa di terra arida viene presa di mira: gli esseri scimmieschi ne penetrano la superficie, innescando la parte più spettacolare dello spillo. Infatti, preceduto da una sorta di scimmiesco richiamo della foresta, la montagna si apre a ventaglio, allargandosi di molti metri sui due lati, trasformata in uno straordinario giardino primordiale, una sorta di Eden dalla lussureggiante ve-getazione. Al centro di questo palcoscenico naturale campeggia , scimmiesco, l'antenato primordiale dell'uomo, circondato da ominidi festanti.
Il ritmo è gioioso e incalzante, molto ricco il gettito. I Ribelli ci hanno prospettato il potenziale prossimo futuro (un mondo inaridito senza più l'uomo) e ci hanno ricordato la strepitosa bellezza del Creato che ci è stata data in dono ed in custodia.
Rispettiamolo, senza annichilirlo con la presuntuosa supponenza della nostra scienza e della nostra tecnica.
Un Carnevale ravvivato dalla luce della piena primavera va in archivio. Una gigantesca nuvola grigiastra ha atteso la fine del corso mascherato prima di fare la sua apparizione.
Restano sul palco solo i quattro giurati della giuria dei ragazzi, intenti a pigiare sulla calcolatrice per le valutazioni e i punteggi finali.
Ci fosse stata anche la disponibilità della piazza, sarebbe stata un'edizione ancora più memorabile.
Sarà per il prossimo anno.
RESPONSO DELLA GIURIA
La giuria, composta da Michele Evangelisti, Giovanni Bencivenni, Fabiana Goretti, ha espresso il seguente giudizio complessivo sul carnevale di Decima:
"Questa giuria ha accettato di buon grado di partecipare a questo carnevale storico con il difficile compito di giudicare il prodotto artistico di società che da mesi lavorano con dedizione e abnegazione. I risultati si sono visti sulla piazza con la formula magica di presentare ogni carro con la 'zirudèla' che è diventata una peculiarità della comunità di San Matteo della Decima. Primo fra tutti il carro di Re Fagiolo di Castella che non dimentica, giustamente, qualche nota polemica verso il comune di S. Giovanni in Persiceto. Comunque la dominante di questi carri allegorici è la presenza massiccia di bambini e bambine, linfa vitale per il proseguo della tradizione e segnale di pace e speranza contro tutte le guerre inutili del mondo. Un saluto caloroso a tutto il pubblico accorso numerosissimo. Segnaliamo per l'allegria la società "Gallinacci" e per i costumi "Quî dal '65"
Società "Volponi" - "Di" Nuovo in onda
Fra tante onde anomale e infauste, un'onda di pace e di speranza. Coinvolgenti gli spazi scenici che si aprono a tutto il pubblico contaminando tutta la piazza.
Colorazione dettaglio e scenografia danno al carro gradevolezza e sottolineano la maestria dell'esecuzione.
Buona efficace presentazione che integra gli aspetti scenografici, coreografici e compositivi. La forma architettonica ben articolata, una volta trasformata abbraccia lo spazio in più direzioni.
Con punti 165 si classifica al 1º posto.
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Società "Strumnê" - Abracadabra
Siamo tutti stanchi di "guerre di pace"; in questo modo ingannevole la magia di questo carro riesce a dare un segnale di pace e speranza.
L'impatto coloristico e tridimensionale risulta efficace e l'insieme scenografico viene impreziosito dai movimenti, dai soffi d'aria e dai fumi che fuoriescono da ogni angolo. Il corpo centrale si articola, dopo la trasformazione, in forme più dinamiche.
Con punti 158 si classifica al 2º posto.
Società "Macaria" - Fermate il mondo! Voglio scendere.
Il gioco dei contrari rende bene la dicotomia tra la vita frenetica e i ritmi biologici della natura.
Pittura fantasiosa ma con troppi effetti fluo, contrapposta ad una scultura semplice ma giustificata dai soggetti trattati.
Dal punto di vista architettonico le due masse anteriore e posteriore non creano omogeneità compositiva. Ma gli elementi dinamici della trasformazione la rendono originale.
Con punti 135 si classifica al 3º posto.
Società "Gallinacci" - Leggere o non leggere, questo è il problema!
Notizia sensazionale dalla 1ª pagina che mette in crisi una comunità che sa reagire con una contestazione allegorica e graffiante ricca di battute a fumetti e gag sulla piazza.
Più che le parti dipinte emergono quelle disegnate piene di un umorismo che si prolunga nel fermento della redazione.
L'impianto costruttivo è caratterizzato da elementi eterogenei poco armonizzati tra loro. Lasciano a desiderare i movimenti della trasformazione.
Con punti 113 si classifica al 4º posto.
Società "Quî dal '65" - Ma che calcio è questo?
Geniale la sorpresa di questo pallone che scoppia, che individua nelle nuove generazioni il seme di un calcio pulito e sereno.
La qualità della pittura penalizza le parti tridimensionali. C'è contrasto tra gli elementi costitutivi dell'architettura globale e povertà costitutiva dell'impianto scenografico.
Con punti 104 si classifica al 5º posto.
Società "Ribelli" - Ritorno alle origini (A se stèva méi una vólta)
Retorico e scontato il soggetto. Veramente si stava meglio una volta? Bisogna tornare nell'Eden fra scimmie e banane che non si aprono? La pittura scarna all'esterno contrasta con quella della trasformazione. La scenografia e le maschere non curatissime devono fare i conti anche con problemi tecnici.
Manca qualche elemento che permetta al carro di emergere.
Con punti 93 si classifica al 6º posto.
Società "I cìno" - Prigionieri dei cellulari
Non bisogna demonizzare la tecnologia, in fondo; parafrasando uno spot pubblicitario, "Una telefonata può salvarti la vita!". I colori a campiture piatte sminuiscono le maschere e la scenografia già tirata all'osso. Il carro è abba-stanza statico, troppo essenziale e poco coinvolgente nell'impianto compositivo globale.
Con punti 60 si classifica al 7º posto.
GIOVANE GIURIA POPOLARE
Dopo la prima esperienza dello scorso anno, l'Associazione Carnevalesca ha permesso, anche in questa edizione, la presenza di una giuria popolare costituita da ragazzi decimini. Pertanto, di seguito, riportiamo la classifica dei giovani giurati (Alberto Ghiddi, Alessandro Poluzzi, Enrico Pritoni, Aldo Zanotti): 1º - Volponi (punti 353 su 400); 2º - Quî dal '65 (351); 3º - Gallinacci (331); 4º - Macaria (305); 5º - I Cìno (299); 6º - Strumnê (284); 7º Ribelli (248).
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