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I SEGRETI DI GALEAZZA
a cura di AA.VV.



Assecondando la sua passione per la scrittura, cui dedica buona parte del suo tempo libero, riuscendo a conciliarla con la professione di avvocato, Vittorio Toffanetti ha da poco dato alle stampe la sua terza fatica letteraria. Dopo “La Casa della Decima - Storia delle ori-gini di San Matteo della Decima” (Ed. Marefosca, 1989) e “La Corona di Latta” (Ed. A.I.E.P. Repubblica di San Marino, 2000), per rispettare la legge del “non c’è il due senza il tre”, ha pubblicato “I Segreti di Galeazza” (Ed. Montedit. Milano, 2008).
Mentre le prime due opere sono di saggistica, quest’ultimo è un vero e proprio romanzo, liberamente ambientato a Galeazza Pepoli (paese natale dell’autore).
Con questa opera di narrativa, Vittorio Toffanetti non ammicca alla moda imperante dei thriller, degli horror e dei noir, serviti in dosi sempre più massicce di atrocità, di efferatezza e di sangue, specchio letterario di un mondo reale, realmente in preda alla violenza, come ci mostrano i mass media giorno dopo giorno, con dovizia di particolari.
Nel romanzo non mancano la suspense e le trame delittuose, ma queste rimangono sullo sfondo, mentre hanno risalto piuttosto le trame segrete del cuore, dove sbocciano e maturano le passioni e il  racconto si snoda nell’intreccio di due sentimenti d’amore in conflitto tra loro; l’uno travolgente e sensuale, l’altro più spirituale, fondato più sulle affinità d’animo ma, proprio per questo più intenso e profondo e non meno esaltante, affrontati entrambi con la stessa forte tensione poetica.
Sotto questo “leitmotiv romantico”, tuttavia, l’autore affronta e sviluppa, senza alcun cedimento moralistico o didascalico, quello che si può considerare il tema di fondo dell’opera, e cioè il rispetto della Natura e dei Sentimenti.
La prima, sempre più minacciata dall’inquinamento e dalle colate di cemento e di asfalto della speculazione edilizia; i secondi, sempre più calpestati nel nome di una avidità di guadagno, di un affarismo esasperato che travolge implacabilmente tutto e tutti (la vera violenza!?), del gretto materialismo di un mondo nichilista e senza poesia, che proprio per questo sta andando in rovina.
Un mondo di fronte al quale Marco, Chiara e Veronica, i giovani protagonisti del romanzo e, come loro, moltissimi giovani d’oggi si sentono a disagio e nel quale essi rifiutano di riconoscersi, spinti come sono dal bisogno di vivere una dimensione più spirituale ed autentica della vita.
Un disagio cui Chiara, la ricca imprenditrice amazzone, dà sfogo con le sue periodiche “fughe” a cavallo verso l’aperta campagna, ma che resta in lei ad un livello superficiale e non riesce, infine, a tradursi in una reale volontà di cambiamento delle sue condizioni e abitudini di vita.
Un disagio che è viceversa più profondo ed autentico in Marco, il contadino pastore con smanie letterarie, e che lo spinge ad impegnare tutto se stesso nello studio, anche nelle ore del pascolo, e a cercare nella laurea in Lettere Antiche l’occasione del suo riscatto sociale.
Così come è profondo ed autentico in Veronica, la quale, dopo la perdita del suo ragazzo, scomparso tragicamente quando era in procinto di laurearsi come lei, in Medicina e di arruolarsi nella organizzazione umanitaria “Medici Senza Frontiere”, anche in onore suo abbandona la famiglia e abbraccia coraggiosamente la via dell’apostolato, per sacrificare la propria esistenza al servizio della umanità dei biso-gnosi e dei sofferenti.
Attorno alle accattivanti figure di Youness, di Zahia e del loro figlioletto Ouael, la famiglia tunisina che vive con Marco nella tenuta Morafosca di proprietà dei Conti Pepoli, si articola poi, sia pure ai margini del racconto, il tema scottante e attualissimo della immigrazione e della integrazione sociale degli immigrati. Un problema che investe non solo i grossi agglomerati urbani, ma anche le piccole borgate rurali come quella di Galeazza, dove si svolge la storia, le quali si sono spopolate negli anni del boom economico e della fuga dalle campagne, e oggi si stanno ripopolando soprattutto proprio di famiglie di immigrati.
Un altro sottile fil rouge, infine, attraversa e co-lora di sé l’intera opera, ed è quello dell’Arte, intesa in tutte le sue forme espressive, come ce-lebrazione della “bellezza”; non solo l’arte poe-tico letteraria, ma anche quella pittorica e, soprattutto, quella della musica e del canto, che trovano nel racconto i loro momenti, impreziosendolo, e per le quali l’autore tradisce una certa predilezione (un motivo autobiografico?) La trama e l’ordito del romanzo sono intessuti con il filo d’oro della poesia che, in ultima ana-lisi, è la vera protagonista.
Creando l’effetto di una preziosa “filigrana” della scrittura, prosa e poesia si fondono mirabilmente in essa, sì che, a volte, il passaggio dall’una all’altra è quasi impercettibile; in particolar modo nei brani in cui l’autore scava in profondità e con tatto nella psicologia e nei segreti più intimi dei personaggi, ricavandone figure umane a tutto tondo che il lettore sente reali e vicine a sè, finendo per amarle; oppure quando, con identico trasporto passionale e con lo stesso lirismo, si sofferma a “dipingere con i colori della parola” gli scorci agresti, nei recessi più profondi e ancora incontaminati della sua campagna, là dove i protagonisti del romanzo amano rifugiarsi e dove si compie la loro storia.
La passione di Marco per i classici greci e latini e l’incredibile approdo delle sue ricerche, condotte nel convento delle Serve di Maria della Galeazza insieme all’amico paleografo Giovanni Goretti, assumono il significato allegorico dell’auspicabile ritorno di un nuovo Umanesimo e, con esso, di un nuovo Rinascimento.
In conclusione, parafrasando Pablo Neruda, possiamo dire che “Amore, Arte e Natura”  sono i giacimenti da cui Vittorio Toffanetti ha tratto la materia prima per questo suo felice esordio narrativo, che avvince il lettore fino all’inatteso epilogo, lasciandogli infine una piacevole sensazione di freschezza, corroborante come un sorso d’aria pura.

Il libro si presenta in una veste tipografica molto elegante ed è illustrato con immagini a colori dei luoghi del racconto, tratte in parte dall’archivio fotografico di Marefosca e riprese in loco da Floriano Govoni, cui va un particolare ringraziamento dell’autore. Il libro è in vendita nelle principali librerie e edicole del territorio. E’ acquistabile altresì via Internet sul sito della casa editrice (http://www.montedit.it), nonché in IBS (Internet Book Shop) e nelle altre librerie on line.


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