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IVO QUAQUARELLI: LA VITA E L'ARTE
a cura di Pia Grazia Quaquarelli
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Vorrei poter fare brevemente un riassunto della lunga vita di mio padre, cercando di non annoiare nessuno perché altrimenti ci sarebbe da riempire un grosso volume.
Certamente più di me saprebbe raccontare mio fratello maggiore Lanfranco, che affiancò nostro padre nel lavoro per tanti anni, ma purtroppo è venuto a mancare da circa un anno.
Proverò a raccontare la storia di Ivo basandomi sia sui miei ricordi di vita famigliare che sui tanti documenti da lui ordinatamente raccolti e conservati che sono giunti fino ad oggi.
Ivo nasce a S.Giovanni in Persiceto, da famiglia modesta, nel febbraio 1897. Come tanti bambini, svegli ed intelligenti ma un po’ bricconcelli, e probabilmente spinto anche dalle necessità famigliari, interruppe gli studi appena terminata la scuola dell’obbligo e si recò ad apprendere un mestiere presso lo zio. Questi era un ottimo e già conosciuto imbianchino-decoratore e accettò di buon grado di insegnare l’arte, oltre che ai suoi figli, anche al nipote.
Ben presto il talentuoso allievo si dimostrò all’altezza del maestro, tanto da essere in grado in poco tempo di mettersi in proprio.
In paese tutti conoscono mio padre come decoratore, ma bisogna dire che ebbe anche una vita professionale all’interno delle Ferrovie dello Stato. Tuttavia la sua carriera di conduttore capo, come pure quella di numerosi suoi colleghi, cessò bruscamente in seguito all’adesione ad uno sciopero nei burrascosi primi anni venti. Fu l’inizio di un periodo molto difficile, segnato anche dalla perdita in tenerissima età del primogenito Franco e dalla conseguente malattia della moglie Cesira, che Ivo superò rimboccandosi le maniche e riprendendo in mano pennello e colori.
Dal 1922, quindi, ricominciò a lavorare come imbianchino curando sempre più l’aspetto artistico del mestiere…e vennero le prime commesse. Decorò la villa di una signora di Calcara, grande amica della moglie dell’allora Ministro degli Interni Federzoni; quest’ultima rimase incantata dal lavoro di Ivo e volle subito che anche la sua villa sui colli bolognesi venisse restaurata da lui.
Così i Carabinieri di Persiceto avvisarono ufficialmente Ivo e lo accompagnarono alla stazione ferroviaria di Bologna da cui partì alla volta di Roma comodamente seduto in uno scompartimento – salottino privato. A Roma trovò ad aspettarlo il Ministro, il quale gli commissionò il lavoro e congedandolo con una pacca sulla spalla gli disse in dialetto « Mi raccomando, cerca di accontentare mia moglie! ».
Durante tutta la sua vita lavorativa, grazie alla sua destrezza e alle sue capacità, numerose furono le commissioni che lo portarono a lavorare nelle più belle ed antiche abitazioni private della zona, come la villa Martinelli a S.Giovanni in Persiceto e in palazzi pubblici come lo stabile della “cooperativa di elettricità” di S.Giovanni in Persiceto.
Negli anni 30 partecipò attivamente con passione al nostro Carnevale, prestando la sua opera per la realizzazione, pittura e scultura di carri allegorici, formando la società carnevalesca Gara - Quaqua assieme al suo grande amico Garagnani, ottenendo svariati primi premi.
Ivo ha lavorato incessantemente fino agli anni 50/60, ritirandosi e lasciando l’attività al figlio Lanfranco. Ma non smise mai veramente di lavorare, e con il cavalletto che gli regalai io sotto braccio, prese ad andare per le nostre campagne, ritraendo le borgate, le chiese, i paesaggi rurali che divennero, insieme ai suoi famosi fiori, apprezzate tele. Fu sempre tanto orgoglioso e geloso dei suoi lavori che quando capitava di doversene staccare, subito ne dipingeva uno simile, tanto da lasciare tantissime dipinti in eredità a noi 2 figli e ai 5 nipoti, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1989.
Tutti noi serbiamo il ricordo di questo estroso e determinato uomo dal forte carattere e dall’indubbio talento, che ci ha lasciato come testamento il gusto del bello e il coraggio di non lasciarsi vincere dalle avversità della vita.


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