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LA SPIGOLATURA
a cura di Ottavio Rosso




Fino a qualche decina di anni fa “spigolare” era un lavoro vero e proprio che veniva svolto soprattutto dai bimbi e dalle donne. Consisteva nel raccogliere le spighe di grano che inavvertitamente il contadino “dimenticava” nel campo dopo la mietitura. Nell’allegato n. 1 del “Regolamento di polizia Rurale del Comune di San Giovanni in Persiceto” del 1934, all’art. 10, si legge: “Senza il consenso del proprietario è vietato di spigolare, rastrellare e rampollare sui fondi di altri anche se spogliati interamente del raccolto. Salvo che il proprie-tario del fondo od un suo delegato o rappresentante sia presente il consenso di cui al precedente comma deve risultare da un atto scritto da esibirsi, ad ogni richiesta degli agenti”. A quei tempi questo tipo di lavoro stagionale e precario era tenuto sotto controllo per evitare “abusi” da parte di tante persone che, giorno per giorno, doveva provvedere a reperire lo stretto necessario per vivere. Non solo; l’estate ovviamente era anche la stagione propizia per “fare scorta” per l’inverno. Pertanto la spigolatura non era limitata solo al frumento ma anche a tanti altri prodotti della campagna come le pannocchie del granoturco, le cipolle, le patate, la canapa e l’uva. Della canapa si raccoglievano i fusti più sottili rimasti sul campo (pochi in verità) e si formavano delle piccole mannelle (patózz) che, una volta macerate, venivano “scavezzate” e gramolate ottenendo così una fibra estremamente utile per fare asciu-gamani (buràz), e asciughino (sughén) anche se di scarsa qualità. Ambita era la spigolatura dell’uva; i ragazzi, principalmente, finita la vendemmia, scrutavano con attenzione i filari delle viti e con un bastone muovevano le foglie che a volte nascondevano piccoli grappoli d’uva (i sgaravlén).
Con il medesimo bastone alla cui sommità era applicato un piccolo barattolo vuoto, dal bordo tagliente, tranciavano il grappolo che cadeva all’interno del contenitore. I grappoli raccolti erano gustosissimi e in parte venivano mangiati all’istante e i rimanenti conservati per la cena o per i giorni seguenti.
Adriano Mantovani, coadiuvato da un gruppo di collaboratori, ha voluto ricostruire, sabato 14 aprile c.a, presso l’aia antistante il museo “Arcórd dla campagna”, la “cerimonia” della “Trebbiatura della spigolatura del grano” come avveniva nei tempi passati. Infatti al termine della normale trebbiatura presso una azienda di una certa importanza, gli spigolatori e le spigolatrici arrivavano, con carretti, carriole, biciclette o a piedi, con il loro misero ma prezioso carico affinché fosse trebbiato. Poi, in un secondo tempo, il grano veniva portato al mulino per ottenere farina e crusca. La fedele dimostrazione voluta da Adriano che prevedeva, appunto, l’utilizzo di una trebbia manuale, di una trebbia comandata da un motore e di un mulino “meccanizzato”, si è svolta alla presenza delle autorità, di un pubblico attento ed interessato e di “Telesanterno” che ha trasmesso, poi, le varie fasi della trebbiatura nella trasmissione “Con i piedi per terra”.



Due testimonianze …
Quante volte sono andato a spigolare il grano. Dopo il taglio, che allora si faceva a mano con la falce, rimanevano residui sparpagliati negli immensi campi, soprattutto là dove si legavano i covoni. Camminare a piedi nudi dove il grano è tagliato è una vera tortura. Si camminava strisciando i piedi per piegare le piantine mozzate, irsute e secche, che poi spesso non si piegavano affatto dove erano tagliate corte e a sera i piedi erano letteralmente scorticati e brucianti. Così era, e ancor peggio, per la spigolatura delle pannocchie di granoturco. I grossi, duri e taglienti mozziconi di quelle canne ti lasciavano le cavi-glie senza pelle.

Nel periodo estivo, quando non andavo a scuola, insieme alla mia famiglia andavamo a spigolare il grano dopo che i contadini avevano fatto il raccolto. Ne raccoglievamo circa un quintale che serviva a fare la farina e il pane per l’inverno; quando era finita la spigolatura del grano, cominciava la spigolatura dell’uva dopo che i contadini avevano vendemmiato.


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