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LE VACANZE DECIMINE DI PETTAZZONI
Il nome di Raffaele Pettazzoni, storico delle religioni (1883-1959), non è nuovo per gli abitanti di S. Matteo della Decima: al grande persicetano è intitolata la nostra Biblioteca pubblica; i lettori di Marefosca ne hanno potuto conoscere una breve nota bio-biblio-grafica nel n. 23 (aprile 1990); dalla cronaca biografica che il prof. Mario Gandini pubblica a puntate in Strada maestra riportiamo alcune pagine relative alla presenza di Pettazzoni a S. Matteo della Decima nelle estati 1945 e 1946 (1). L'autore desidera ringraziare Siro Castelvetri e Libero Poluzzi che gli hanno fornito utili informazioni. Nelle estati 1943 e 1944, a causa degli eventi politici e bellici, i coniugi Pettazzoni han dovuto rinunciare all'abituale vacanza sulle Alpi. Per le vacanze estive del 1945 essi decidono di trascorrere alcune settimane in campagna, in un luogo tranquillo; questa scelta non è determinata soltanto dalla difficoltà di raggiungere le località alpine, ma probabilmente anche da considerazioni economiche: la lira vale ora 1/10 (e forse meno) di quanto valeva due anni fa, lo stipendio non è stato adeguatamente aumentato, son venuti meno altri introiti, i risparmi sono svalutati; in campagna, oltre a spender meno che negli alberghi delle località alpine o appenniniche, c'è la possibilità di trovare alcuni prodotti in abbondanza e a prezzo modico (nelle città è ancora in vigore il razionamento di molti generi); la si-stemazione presso un privato è preferibile anche in ragione del regime alimentare che Pettazzoni deve seguire assai rigorosamente. Come in altre occasioni, si incarica della cosa l'amico Alfredo Castelvetri, il quale prenota per i coniugi Pettazzoni un piccolo appartamento moderno annesso al villino dell'imprenditore edile Enrico Castelvetri: l'edificio si trova a S. Matteo della Decima, lontano dal centro abitato, al n. 13 di Via Barbieri, la quale si stacca da Via San Cristoforo e si inoltra nella campagna di ponente. Qui i coniugi Pettazzoni soggiornano dai primi d'agosto al 13 settembre; e sono soddisfatti della sistemazione e delle cortesi attenzioni che ricevono dalla famiglia Castelvetri. Il professore, come sempre, anche in villeggiatura lavora dalla mattina presto alla sera tardi. Ogni mattina, prima di mettersi a tavolino, compie una passeggiata in campagna fino alla Fossetta; è accompagnato talvolta dal giovane ventiduenne Siro, studente d'ingegneria, figlio del padrone di casa; nei paraggi della Fossetta si ferma spesso a scambiare due chiacchiere in dialetto con un suo coetaneo, "al Sartén", il quale si occupa della vi-cina melonaia (siamo in agosto, il mese in cui maturano meloni e cocomeri); non si meraviglia di sentir indicare le persone con i soprannomi (in dialetto i "scucmài"); egli sa che si tratta di una vecchia tradizione, comune ad altri paesi vicini, ma particolarmente radicata a S. Matteo della Decima (2). Tra le persone che Pettazzoni incontra nell'estate 1945 dobbiamo ricordare Giuseppe Calzati, il compagno delle lotte giovanili per l'emancipazione del proletariato nel Persicetano; l'anziano socialista è piuttosto amareggiato: immediatamente dopo la liberazione della città, il 22 aprile, per volontà unanime del C.L.N. locale, ha riassunto la carica di sindaco, dalla quale era stato cacciato dalla violenza fascista nel 1921; ma recentemente, alla fine di luglio, a causa dei dissensi insorti con la giunta municipale e il C.L.N. locale, dietro intervento della Federazione socialista di Bologna, ha dovuto rassegnare le dimissioni. Durante il soggiorno decimino Pettazzoni si reca più volte al capoluogo: il 19 agosto per parlare alla sezione locale del PSIUP (Partito socialista italiano di unità proletaria); il 30 per la commemorazione di Gaetano Bussolari (Maronino), fucilato dai brigatisti neri a Bologna nel 1944; il 9 settembre per l'inaugurazione del Circolo di cultura popolare. A S. Matteo della Decima, nei primi giorni di settembre egli riceve la visita di Armando Marzocchi, il quale, tra l'altro, gli chiede di redigere il testo di un'epigrafe per ricordare il fratello Antonio, partigiano caduto in combattimento; su questo incontro lo stesso Marzocchi scrive poi un articolo (Colloquio con l'Accademico Pettazzoni) per il settimanale persicetano La Cicogna. Dopo il discorso alla sezione del PSIUP di S. Giovanni in Persiceto, pure i compagni di S. Matteo della Decima desiderano ascoltare Pettazzoni; e non solo essi, ma anche alcuni rappresentanti del Comitato locale di liberazione; qualcuno gli manifesta questo desiderio; il 29 agosto ha luogo una seduta del C.N.L. decimino, il quale, tra l'altro, delibera di tenere una riunione per trattare dei difficili problemi della ricostruzione, dei compiti del Comitato e della necessità di collaborazione fra i partiti; fa voti che alla riunione sia presente Pettazzoni per illu-strare i problemi sopra accennati; segue l'invito, in data 31 agosto, firmato dal segretario del C.L.N., Alfredo Montaguti. Questi inviti recano piacere al nostro concittadino, il quale dirà poi di non aver esitato ad accettarli; ma in verità - come ricorderà il figlio del padrone di casa - egli è titubante, piuttosto incerto se accettare o meno: non si tratta soltanto di pronunciare un discorso, ma di discutere, di conversare; e teme di trovarsi a disagio, in imbarazzo, perché si è aggravata l'ipoacusia di cui soffre da un certo tempo; alla fine decide di non delu-dere tanta aspettativa. La riunione si tiene la sera di sabato 8 settembre in una saletta vicina alla sede del C.L.N. nell'edi-ficio dell'ex dopolavoro (diventerà la Casa del Popolo); sono presenti, oltre ad alcuni invitati, i membri del Comitato, dei quali registriamo i nomi. Alfredo Montaguti, detto "Ciód" (Chiodo), rap-presenta con Duilio Meletti il Partito repubblicano; già funzionario delle Ferrovie dello Stato, dopo aver perduto il posto per la sua opposizione palese al fascismo, esercita il mestiere di fale-gname; è persona discretamente colta, molto seria e riservata. È presidente o viene considerato tale, perché è molto attivo in seno al Comitato, Elio Poggioli, detto "al dutòur" (il dottore): ex partigiano della 63.a Brigata Bolero Garibaldi con funzione di capo nucleo, colono, capo-lega dei mezzadri, rappresenta il PCI insieme con Francesco Bongiovanni, bracciante, anch'egli ex partigiano della medesima Brigata. Rappresentano i socialisti Duilio Palavanchi e Vincenzo Quaquarelli, alternativamente ad Amintore Beccari; rappresentano la Democrazia cristiana Ferdinando Nicoli, detto "Scuriòn" o "Niculéin", e Massimiliano Bussolari, detto "Punpién". Pettazzoni si dichiara molto contento dell'incontro perché ha sempre creduto che sia salutare, fecondo, utile un avvicinamento degli intellettuali, degli uomini di studio con i lavoratori; e aggiunge: "E poi c'è un'altra ragione, e cioè che io mi sento qui quasi in famiglia, perché io sono nato a Persiceto, e mio padre era nato a Decima, e secondo delle ricerche che furono fatte dal nostro compianto Bussolari di Persiceto (Maronino), pare che si possa trovare le tracce della presenza dei miei antenati in questa zona, fra Crevalcore, Persiceto e Decima, perfino a circa 400 anni fa, e questi miei antenati furono sempre dei coltivatori della terra, e me ne vanto, e sono contento di questa eredità, che mi hanno la-sciata, neanche un centesimo, ma l'attaccamento alla terra, la volontà di lavorare, e forse da loro mi è venuta la tenacia e la resistenza al lavoro, che ho spiegato in un altro campo, e che mi ha permesso di fare quel poco che ho fatto nel campo della scienza al quale mi sono dedicato. Le vicende della mia vita e i progressi della mia carriera mi hanno costretto a trasferirmi lontano, ma è con rammarico che ho abbandonato questa terra e non la ho poi abbandonata mai del tutto, e ci sono tornato di quando in quando, e sempre con piacere, sempre interessandomi di quel che accadeva al mio paese nativo, ed oggi mi trovo di nuovo qui, ed è il primo viaggio che ho fatto, dopo la grande tragedia della guerra, e dopo un pe-riodo così disgraziato e pieno di avvenimenti dolorosi ho voluto venire di persona a vedere quale sia la situazione reale dei miei luoghi d'origine, e quali danni reali la guerra avesse portato a questa terra, per farmi un'idea delle eventuali possibilità di ripresa, dei mezzi più adatti per promuovere efficacemente questa ripresa..." Passando a trattare della situazione Pettazzoni esprime le sue impressioni: la situazione è grave; l'Italia è stata sgovernata per vent'anni e condotta alla rovina; alla rovina economica si aggiunge la rovina morale. A questo punto egli accenna alle violenze che vengono compiute anche nel Persicetano, e le deplora: "non è con il sangue che si vendica il sangue". Ricordate le violenze e le prepotenze dei fascisti verso la classe lavoratrice, le conseguenze di vent'anni di regime sulla saldezza morale del paese, egli dichiara di non essere pessimista; come già nel discorso ai compagni persicetani, dichiara la sua fede, non cieca, non miracolistica, ma fondata sulla realtà, nella classe lavoratrice affiancata dagli intellettuali; saranno le masse operaie a salvare l'Italia: oggi veramente comincia un nuovo periodo della storia italiana, perché oggi per la prima volta le classi operaie, assenti nelle vicende italiane fino al Risorgimento, parteciperanno in pieno alla storia d'Italia; il proletariato italiano era ancora una massa bruta, senza coscienza di sé; il risveglio fu opera e meri-to del socialismo... Il discorso prosegue con alcuni richiami storici alla rivoluzione francese e alla rivoluzione russa per soffermarsi poi sui problemi attuali, sui diritti da rivendicare e sui doveri da osservare, sul dovere civile di partecipare alla vita politica in modo serio: l'iscrizione a un partito è un atto dei più seri che un uomo possa compiere nella vita, e non si può prender la cosa alla leggera... Non conosciamo altri particolari dell'incontro; sappiamo che Pettazzoni esce dalla sala madido di sudore, per il gran caldo, ma anche - dicono i Castelvetri che lo attendono - per l'emozione. Dalle lettere di Alfredo Castelvetri apprendiamo che durante il soggiorno a S. Matteo della Decima Pettazzoni si accorda con un colono per farsi mandare a Roma un po' di farina; l'ope-razione sarà effettuata sia dopo il raccolto del 1946 sia dopo quello del 1947, previo un laborioso accordo tra l'ufficio annonario persicetano e quello romano...; si parla addirittura dell'affitto di un terreno alberato con vite dal quale, oltre al grano, si ricava anche un certo numero di bottiglie di vino... Anche nell'estate 1946 i coniugi Pettazzoni ri-nunciano al costoso soggiorno alpino; dopo aver trascorso la prima metà d'agosto a Montefiorino sull'Appennino modenese e una decina di giorni, per cura, a Montecatini Terme, tornano a S. Matteo della Decima, nell'appartamento di Via Barbieri 13, dove restano fino al 15 settembre. Durante questo secondo soggiorno decimino, se non già nel precedente del 1945, Pettazzoni conosce, tra gli altri, Aristide Bongiovanni, agente del Consorzio dei partecipanti; un giorno viene accompagnato da lui a visitare, in Via Carradona n. 1, la Cà Granda, la vecchia casa consorziale di Decima. Domenica 8 settembre egli è nel capoluogo per partecipare all'inaugurazione del secondo anno di vita del Circolo di cultura popolare. Nelle estati successive i coniugi Pettazzoni tornano al tradizionale soggiorno alpino; ma al ritorno dalla montagna, a cominciare dal 1947, vengono a passare alcuni giorni nel Palazzo Fontana (è la villa o castello dell'omonima tenuta di S. Matteo della Decima): sono ospiti del fattore Agostino Calzati, nipote del vecchio amico Giuseppe Calzati, e della signora Aida (3) Aggiungiamo una notizia che pochi decimini, per non dire nessuno, conoscono: nel primo semestre del 1951 la Società Cooperativa Consumo Elettricità di S. Giovanni in Persiceto ha collegato alla rete elettrica numerose abitazioni di Via S. Cristoforo e la Cà Granda; si attende l'autorizzazione a fornire la corrente dal Ministero delle comunicazioni, un'autorizzazione che non arriva mai (Roma è eterna!); dietro segnalazione di Libero Maccagnani, parente di una delle famiglie interessate, Pettazzoni interviene presso il Ministero: "tutto fatto" scrive in data 26 giugno; entro la fine del mese la corrente viene erogata. Note (1) Un'ampia cronaca del soggiorno persicetano-decimino di Pettazzoni nelle estati 1945 e 1946 si può leggere nelle seguenti pagine di Strada maestra: n. 57 (2° semestre 2004), 105-115, e n. 58 (1° semestre 2005), 76-85. (2) Sui soprannomi di S. Matteo della Decima segnaliamo la ricerca di L. Poluzzi, Onomastica decimina del passato: i soprannomi o scucmái, Marefosca, 66 (settembre 2004), 5-14. Per chi volesse conoscere l'etimologia della parola dialettale scucmái, un tipo lessicale dall'apparenza "strana", segnaliamo il contributo di G. Petrolini, L'a. volg. crem. scottomaia 'soprannome' e i suoi corrispondenti dialettali moderni per una nuova etimologia, RID (Rivista italiana di dialettologia), 27 (2003), 219-226 (con bibliografia). Si veda anche il volume a cura di L. Aga-Rossi e altri, Gli scutmai e la memoria, Charleroi, 2004. (3) Ricorda il soggiorno di Pettazzoni alla Fontana anche Alessandra Calzati nell'articolo I soprassalti della memoria, Marefosca, 67 (dicembre 2004), 21-25. |
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