www.marefosca.it | Settembre 2004
. : ARCHIVIO COPERTINE . : . ARCHIVIO NUMERI . : . MAREFOSCA EDIZIONI . : . DOVE SIAMO . : . CONTATTI : .

IL PASSAGGIO DEL FRONTE (2)
a cura di Mondani Carlo

L'offensiva risolutiva della Campagna d'Italia - nome in codice "Grapeshot" - fu sferrata di concerto dalla 5a Armata americana e dall'8a inglese nella primavera del 1945 e portò alla capitolazione del Gruppo di Armate C del generale Heinrich Von Vietinghoff, succeduto in marzo al feldmaresciallo Albert Kesselring.
Preceduta da attacchi diversivi lungo la costa tirrenica, verso Massa e Carrara, allo scopo di richiamare le riserve del nemico, l'offensiva vera e propria cominciò il 9 aprile quando l'8a Armata inglese investì la prima linea difensiva lungo il fiume Senio e mosse contro Argenta, a sudovest delle Valli di Comacchio, aprendosi la strada con un imponente bombardamento aereo e di artiglieria. Protetta da carri armati lan-ciafiamme in breve tempo la fanteria penetrò nelle posizioni nemiche. I tedeschi combatterono strenuamente, obbligando i britannici a liberare la cittadina strada per strada. Da qui si diressero poi verso l'importante nodo ferroviario di Ferrara, guadagnando terreno e costringendo il gen. Von Vietinghoff a impegnare le riserve per fermare l'avanzata.
Il 14 aprile entrò in campo la 5a Armata del generale Truscott. Dopo 40 minuti di bombardamento aereo e 35 di fuoco di artiglieria il IV Corpo investì le posizioni della 334a e 94a divisione a Rocca di Roffeno e nella valle del Reno presso Vergato. Il giorno dopo anche il II Corpo mosse all'attacco dalla valle del Reno a quella del torrente Savena. Le posizioni fortificate di Monte Sole, Monterumici, Monte Adone e quelle a cavallo della strada statale n. 65 vicino a Pianoro opposero una accanita resistenza. Ben presto però la pressione esercitata dalle truppe di Truscott, diventò incontenibile e i primi segnali di cedimento cominciarono a manifestarsi. Scardinato il fronte nel punto di congiunzione fra il LI Corpo di montagna e il XIV Corpo corazzato nella zona di Tolè, gli americani della 10a divisione da montagna irruppero nelle valli del Samoggia e del Lavino minacciando da ovest le difese di Bologna. Il terreno rimaneva favorevole alla difesa, ma le unità del Gruppo di Armate C erano ormai a corto di munizioni e di rifornimenti e costantemente bersagliate dai cacciabombardieri.
Il 20 aprile fu raggiunta la via Emilia a est di Ponte Samoggia. Di fronte alla situazione disperata, Von Vietinghoff decise di sfidare Hitler - che aveva imposto una difesa ad oltranza - ordinando la ritirata generale verso il Po. Ma ormai era troppo tardi. Le forze aeree alleate avevano distrutto tutti i ponti sul fiume e gran parte dei traghetti. Il fiume, anziché rappresentare un'altra linea di resistenza, diventò una trappola per i tedeschi. Il mattino del 21 i polacchi del generale Anders entrarono a Bologna mentre nelle prime ore del pomeriggio le truppe da montagna americane conquistarono il ponte sul Panaro a Bomporto portandosi, alla fine del giorno successivo, a San Benedetto Po.  
Intanto, tra Casalecchio e Borgo Panigale, si stavano concentrando le divisioni 88a e 91a di fanteria americane e la 6a divisione corazzata sudafricana, tutte al comando del II Corpo d'armata americano. Secondo gli ordini ricevuti, esse dovevano avanzare rapidamente a cavallo della strada persicetana verso nordovest mantenendo una costante pressione sul nemico. Le retroguardie della Wehrmacht, costituite da elementi della 8a divisione da montagna e delle divisioni di fanteria 65a e 305a, contrastarono con determinazione i progressi degli alleati verso San Giovanni in Persiceto e i centri di Calderara di Reno, Padulle e San Matteo della Decima. Nonostante l'inferiorità di mezzi, i tedeschi continuavano a combattere in gruppi isolati, in genere supportati dal fuoco di carri armati o cannoni semoventi, in uno stato di apparente disorganizzazione. I numerosi prigionieri catturati durante l'avanzata - rallentata dalla congestione stradale e dalla presenza di canali e fossati - furono incolonnati senza scorta verso le retrovie e successivamente raccolti dagli autocarri americani.
Nella notte fra il 21 e il 22 aprile le avanguardie dell'88a divisione entrarono a San Giovanni in Persiceto. Il mattino del 22 altre truppe americane raggiunsero il Poggio mentre forti contingenti della 6a divisione corazzata puntarono sul centro abitato. Durante l'avanzata furono riscontrati i terrificanti effetti che l'artiglieria sudafricana aveva prodotto alle porte del paese.  
A questo punto, sia il 349° reggimento dell'88a divisione americana sia reparti sudafricani dell'11a brigata corazzata ricevettero l'ordine di dirigersi a San Matteo della Decima e di proseguire speditamente verso nord per stabilire una testa di ponte sul fiume Panaro, fra Camposanto e Cà Bianca, a sudovest di Finale Emilia.
I tedeschi vennero contattati appena fuori San Giovanni in Persiceto, sulla strada per Cento. Con l'appoggio di alcuni carri armati e cannoni semoventi occultati dietro i fienili, le retroguardie della 65a e 305a divisione si erano appostate dentro le case e lungo i canali di scolo nel tentativo di rallentare, con mitragliatrici e panzerfaust (arma controcarro portatile monouso), la marcia degli alleati.
La colonna americana fu arrestata dal fuoco delle mitragliatrici di una compagnia di tedeschi della 65a divisione coadiuvata da due carri armati e un cannone semovente, nei pressi della località Barchessa. Il combattimento che ne seguì fu cruento e gradualmente si spostò in direzione di Decima. Alla fine le perdite inflitte ai tedeschi assommarono a più di una decina di caduti, 70 prigionieri fra cui tre ufficiali e un carro armato distrutto. Aldo Solera, che con la famiglia abitava nel casello ferroviario della Barchessa, ricorda che tra le vittime ci furono anche dei civili (G. Bedeschi, "Fronte italiano: c'ero anch'io", Milano, Mursia, 1987, pp. 478-481).
Da est e da ovest, intanto, altri reparti americani del 349° reggimento con la copertura di carri armati Sherman sudafricani confluirono sul centro di Decima, ingaggiando fino a sera furiosi combattimenti casa per casa. Diversi corazzati furono colpiti dai panzerfaust e si incendiarono. Tutti i soldati sudafricani disponibili furono impegnati a stanare i cecchini e i tedeschi nascosti nei fossi con le armi controcarro. Alle 22, cessata ogni resistenza, Decima era sotto il controllo alleato. Di lì a poco, le colonne motocorazzate si spinsero verso il Panaro seguendo la strada per Bevilacqua.
Nel frattempo, la 91a divisione che procedeva a nord della persicetana si era portata sotto l'argine destro del Samoggia, vicino alla sua confluenza con il Reno. Per superare l'ostacolo, nel pomeriggio del 22 aprile i bulldozer del 316° battaglione del genio abbatterono gli argini e colmarono un tratto d'alveo tra C. Padoa e Fondo S. Ignazio, permettendo il passaggio della fanteria e dei mezzi. La colonna transitò per Decima la sera del 22 e senza incontrare resistenze mosse verso Finale Emilia. Poco dopo un'altra colonna motorizzata, comprendente elementi della 91a e reparti corazzati, la Task Force Mc Adams, fu bombardata e mitragliata nei pressi di Decima da alcuni caccia notturni tedeschi. Una bomba colpì il centro del convoglio uccidendo un soldato e ferendone altri sei. Il reparto proseguì l'avanzata verso Renazzo dove, dopo un breve scontro, catturò 25 prigionieri.

Opere consultate

Robert A. Robbins, "The 91st Infantry Division in World War II", Washington, Infantry Journal Press, 1947.
Neil Orpen, "Victory in Italy.", Cape Town, Purnell, 1975.
"From the Arno to the Alps. 6 SA Armoured Division", august 1944 to may 1945. [South African National Museum of Military History].
History of the 349th Infantry Regiment, 88th Infantry Division, Published by 88th Infantry Div. Assoc. Inc., 1973.

Nota

In Marefosca N.1 (71), Aprile 2006 è stato pubblicato un primo articolo relativo al passaggio del fronte a Decima



© 2005 - Tutti i Diritti Riservati a www.marefosca.it - Design Sara Govoni