LA FESTA DEL LEGNO
a cura degli Ottavio Rosso
Nella nostra zona, dalla fine dell'ottocento fino al 1940 circa, i nostri contadini, oltre a provvedere alla lavorazione del fondo dato in uso, svolgevano abitualmente diversi lavori "collaterali" sull'aia, nella stalla o nella "casóna" (casòuna); fra questi ultimi spiccava per importanza la lavorazione del legno.
In quasi tutti i paesi c'era la bottega dal "marangòn" (falegname) nella quale il fale-gname non costruiva solo mobili ma all'occorrenza diventava anche "Carraio" (costruttore di carri agricoli o barrocci) o "Fabbro" per la lavorazione di manufatti metallici.
Molti attrezzi, in legno, però venivano prodotti anche in "casa", da mani abituate ad altri lavori e quindi, spesso, risultavano rudimentali, non rifiniti a regola d'arte ma adatti alle varie esigenze. I contadini si cimentavano principalmente nella costruzione di scale, panche, manici per forche e per vanghe, rastrelli, taglieri, passeggini per neonati, sedie, giocattoli, ecc.
Per giungere al prodotto finito era necessario, però, ottenere dai tronchi degli alberi il tavolame e le travi mediante attrezzi particolari costruiti alla bisogna.
Adriano Mantovani ed il suo gruppo di collaboratori ha organizzato e realizzato, sabato 4 marzo presso il cortile del suo museo, la "Festa del legno", con l'intento, appunto, di ricostruire le modalità della lavorazione del legno come era in uso tempo addietro.
Con l'impiego di un grande cavalletto, alto 2,5 metri e lungo 3 metri, ricostruito interamente da Adriano sulla base di documentazioni fotografiche e ricordi personali, si è proceduto alla dimostrazione del taglio di un tronco per ottenere il tavolame, mediante l'utilizzo di una sega particolare azionata da due operai: uno posizionato sul cavalletto e l'altro a terra.
Vi erano poi, sparsi in vari punti del vasto cortile antistante al museo "Arcórd dla campagna", diversi artigiani che hanno eseguito altri tipi di lavorazione del legno: Franco Risi, ad esempio, aveva predisposto una segheria mobile, per il taglio di un tronco d'albero fissato ad un carrello su rotaie, azionata da un locomobile a vapore; Mario Molinari e Remo Stanzani si sono cimentati, rispettivamente, nella costruzione di cesti in vimini e di giocattoli di legno, mentre altri artigiani hanno dimostrato la loro bravura impagliando le sedie con la "pavìra", spezzando longitudinalmente un tronco d'albero con l'ausilio di mazze di legno e cunei di diversa fattura o mostrando come veniva applicato un cerchione di ferro su una ruota di legno. Le varie lavorazioni sono state riprese e successivamente trasmesse da Tele Santerno nel programma "Con i piedi per terra".
Infine, presso l'abitazione di Amedeo Mantovani, è stato ricreato, nei minimi particolari, un caratteristico am-biente contadino d'epoca: qui ha avuto luogo la classica "colazione dei Marangoni" a base di polenta arrostita, "gnocco grande" fritto, arringa (saràca) alle brace e pancetta arrostita nel caminetto con il metodo antico cioè infilzata nello "sprocco" di legno. All'incontro conviviale hanno partecipato tutte le persone che, assieme ad Adriano, hanno contribuito a far rivivere attimi della nostra civiltà contadina. Alla gioiosa manifestazione ha partecipato anche Argia Tosi, una longeva signora che conta ben 103 anni di età.
Un mondo, quello contadino di un tempo, che Adriano Mantovani si adopera affinché sia conosciuto sempre più e non vada dimenticato; a volte, con un velo di malinconia, Adriano si sfoga dicendo: "Peccato che non vi siano dei giovani che desiderano, come me, ricordare le radici... dell'albero dal quale siamo scesi, tenendo vive le tradizioni ed i ricordi del nostro passato...".
Un vero peccato, ma sono convinto che anche altri, in un prossimo futuro, si affiancheranno e continueranno l'opera meritoria svolta dal nostro solerte Adriano.
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