AL NEGOZI DI BUSLER
a cura di Fabio Poluzzi
Il negozio di Anna
Una intera vita, quella di Anna Maria Pizzi, originaria di S.Agata, sposata Ottani, spesa nello spazio accogliente ma necessariamente intasato di ogni "ben di Dio" del suo negozio di drogheria. E' difficile accettare il fatto che, con la fine dell'anno passato, quella saracinesca di fronte alla piazza della chiesa, nella grande antica casa, cuore del paese, sia rimasta inappellabilmente abbassata. Quasi come una quinta richiusa, dopo una intensa rappresentazione, senza la speranza di un bis! Per 59 anni quella sferragliante quinta, di buon mattino, è stata alzata permettendo al negozio di affacciarsi sulla via Cento per proporsi al primo via vai indaffarato delle massaie. Tutti noi ci ricordiamo della figura di Anna come assisa dietro la sua monumentale affettatrice, in fondo al negozio, o con gli occhi puntati sulla bilancia o, ancora, instancabilmente intenta a sistemare sulle chilometriche mensole la vasta gamma dei prodotti. Tutti abbiamo percepito la straordinaria passione che legava questa signora pacata e tenace al proprio lavoro, inteso come quotidiano e metodico esercizio di pazienza e offerta di disponibile spirito di servizio. Un esempio di come nella coerente dedizione ai propri doveri possa realizzarsi il vero appagamento, lo scopo di una esistenza .Per molti aspetti, tuttavia, Anna non ha corrisposto allo stereotipo della "negoziante". La naturale e scontata socialità che si svolge nel negozio tradizionale è stata di casa anche in quello di Anna, con il relativo cicaleccio, senza però ottenere da lei più di un paziente ascolto o, al massimo, un pacato commento. Per il resto il negozio degli Ottani è stato uno dei tanti "esecizi pubblici" (già nel 1890 erano ben 18) ora quasi tutti scomparsi, che hanno punteggiato la vita e la socialità del nostro centro. Oggi è difficile pensare ad un negozio come ad un luogo deputato alla socialità. I siti commerciali mutano camaleonticamente, i cambi di gestione si susseguono. Anche i settori merceologici e l'organizzazione degli spazi di vendita sono diversi da quelli del passato creando talvolta incertezza nella clientela. Anna è stata ed è una sicurezza nel privilegiare le cose concrete e sostanziose. Negli ultimi tempi aveva valorizzato la parte dedicata alla gastronomia mettendo a frutto la sua passione per la cucina tradizionale e per la attività creativa "fatta con le mani", una virtù ormai praticata solo dalle generazioni delle non più giovani. Tutto era reso possibile dalla particolare disposizione del suo negozio e più in generale, dei negozi tradizionali. Chi scrive ha passato la sua infanzia praticamente nel retrobottega di un negozio concorrente, quello dei Leonardi (soprannominati i Floti ) molto simile a quello di Anna. Probabilmente mio nonno Raffaele Leonardi, che era inquilino nella grande casa degli Ottani e dalla finestra spiava, con sguardo interessato, la mia futura nonna Agnese intenta ad apprendere il cucito nella casa di fianco, maturò l'idea di aprire un suo negozio proprio stimolato dal perdurante successo di quello dei suoi padroni di casa. Posso quindi testimoniare che in questo tipo di negozio lo spazio di vendita era una sorta di prolungamento dell'area in cui la famiglia del negoziante svolgeva la propria vita domestica. Solo una intercapedine divideva la dimensione privata della famiglia dall'altra dimensione, contigua, basata sull'incontro con i clienti , annunciati da un avvisatore acustico o da un semplice fruscio. La cucina diventava una "catena di montaggio" per la preparazione di prelibatezze da proporre alla clientela o realizzate a richiesta: involtini, tortellini, torta di riso, sfrappole, lasagne e così via .Anche Anna si trovava a suo agio nella grande cucina di casa sua intenta ad evadere tutte le richieste, aiutata da qualche volenterosa nipote o da esperte massaie reclutate per le emergenze. Qualche acciacco e la mancanza di un componente della famiglia disposto a raccogliere il testimone (ma anche i tempi mutati) hanno decretato la fine di questa esperienza. Certo Anna deve aver sentito su di sé, oltre che la necessità di reperire le risorse per crescere e far studiare i suoi numerosi figli , soprattutto dopo la perdita del marito Valentino, l'imperativo di continuare una lunga tradizione famigliare.
La saga degli Ottani
Nel 1851 la famiglia Ottani non possedeva ancora il negozio e non si distingueva da altre famiglie di condizione bracciantile. Nel 1890 però esisteva già una avviata beccheria condotta da Luigi Ottani, figura di primissimo piano e al centro di tutto quanto accadeva nella comunità. Ad esempio lo troviamo a fine Ottocento tra i protagonisti di una contestazione nei confronti del parroco (pure se Luigi era religiosissimo per definizione, trattandosi di un Ottani) che intendeva riformare il privilegio, riconosciuto ai maggiorenti del paese, di portare e tenere una sedia personale in chiesa;.tra i promotori,,questa volta a fianco del parroco, della creazione di una cassa rurale per la comunità; impegnato, insieme al medico condotto Giovanni Battista Meletti e al farmacista del tempo, a presentare istanze per la creazione di una stazione dei Regi Carabinieri a S. Matteo della Decima (cosa che poi avvenne) onde combattere la proliferazione di furti di vario genere e in particolare di prodotti agricoli. Nel 1895, di fianco alla beccheria, Luigi Ottani aprì un negozio di generi vari: alimentari, terraglia, saponi,scope etc . Luigi era affiancato dal figlio Angelo che poi gli succedette nella conduzione fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1926. Apprendo da Libero Poluzzi che il sistema di pagamento degli acquisti di generi alimentari era piuttosto macchinoso e somigliava un po' a quello in uso nel Far West. La circolazione monetaria, la liquidità, per intenderci, era modestissima e gli acquisti avvenivano a credito con pagamento in natura al tempo della raccolta dei prodotti dei campi. In seguito gli Ottani avviarono anche un forno in una seconda casa di loro proprietà, probabilmente acquisita a suo tempo dal ramo materno dei Bussolari, sempre in via Cento ma all'angolo della attuale via Stazione (forno tuttora attivo).E' facile immaginare come, nel periodo in esame, gli Ottani, con i loro negozi, gestissero buona parte dei bisogni alimentari della comunità annotando a debito gli importi dovuti e compensandoli con pagamenti posticipati e prevalentemente in natura. Mi riferisce ancora Libero Poluzzi, come sempre straordinariamente disponibile, che la complessità di questo sistema di pagamento, peraltro l'unico possibile, indusse gli Ottani ad assumere un contabile per la tenuta del "libro del credito". Per obiettività si deve dare atto a questa famiglia di avere sempre interpretato con generosità il proprio ruolo sociale . Tuttavia non si è lontani dal vero se si ipotizza che gli aspiranti acquirenti a credito venissero preventivamente vagliati dagli Ottani non tanto sotto il profilo della solvibilità ma sotto quello, ritenuto assai più importante e assorbente, della dirittura morale e del costume di vita conforme ai precetti della Chiesa.

Alla fine dell'Ottocento Luigi Ottani compose e fece dipingere sul frontale del negozio questo gustoso sonetto autocelebrativo:
Luigino e figli Ottani
vendon oggi e ancor domani
varie specie di farine
garantite sopraffine
pasta, riso, forma ed ova
fresco pan di Chiesanuova
biada, semola e tritello,
olio, droghe e tarantello
e di generi suini
lardo, strutto e cotechini
buon prosciutto e salametti
coppa, fegato e zampetti
poi terraglie e zolfanelli
e altri articoli si belli
che nessun in verità
concorrenza mai farà
Nel 1926, alla morte di Angelo subentrò la moglie Malvina Bonzagni che condusse il negozio fino al 1940 , anno in cui morì, lasciando la gestione a Valentina Ottani, tuttora vivente, figlia di Angelo e di Malvina, che la protrasse fino al 1943. Da quella data lo scettro fu ceduto da Valentina alla cognata Anna Maria Pizzi Ottani che lo ha tenuto per un tempo pari a quello della regina Vittoria.
Per finire, sempre grazie a Libero, ha trovato soddisfazione una mia finora inappagata curiosità: perché ancora oggi si continuava a denominare quel negozio "da Busler" o "dalla Busléra "cioè "da Bussolari"? Con tutta probabilità questa denominazione risale ad un periodo ancora precedente quando il negozio si trovava nella casa appartenuta ai parenti materni di Luigi ( la mamma del nostro era Marianna Bussolari, sposata con Giuseppe Ottani).Non c'è da stupirsi che tale denominazione si sia conservata e sia stata inconsapevolmete registrata nella memoria e ripetuta per tanti anni. In fondo qualcuno continua a dire "la Cisa Nova"con riferimento all'abitato di Decima cresciuto attorno alla chiesa che prese il posto di quella, più antica, di via Levratica. Da allora sono passati ben più di quattrocento anni e la chiesa restaurata radicalmente più volte; tuttavia continua ad essere "nova" cosi come qualcuno continua a chiamare Anna Maria Pizzi Ottani "la Busléra".
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