www.marefosca.it | Settembre 2003
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OMAGGIO AI BONIFICATORI
a cura di Vittorio Cocchi

Da diversi anni il Consiglio del Consorzio dei Partecipanti aveva in animo di dedicare un monumento ai nostri Avi che dal 1100 e forse anche prima, hanno bonificato i terreni e trasformato un territorio acquitrinoso in un territorio coltivabile così come lo vediamo oggi.
Di solito la società ricorda i grandi personaggi nel campo politico, culturale, religioso, militare ma è difficile che si ricordino quelle persone che nell'anonimato, con sacrificio, con umiltà, nel silenzio, raggiungono grandi risultati utili all'intera collettività.
Chi era questa gente? Erano gli uomini liberi della Comunità che viveva allora nel nostro territorio (gli antichi originari), come statuiscono le antiche enfiteusi medioevali rinnovatesi di secolo in secolo sino al 1800 quando avvenne il riscatto definitivo.
Nella nostra memoria vediamo queste genti scavare con le vanghe ed i badili nel fango e l'acquitrino, uomini madidi di un sudore insistente, immersi in un'atmosfera umida, tormentati costantemente dalle zanzare di palude, ammalarsi e cadere di malaria.
Presso l'Archivio di Stato di Bologna durante alcune ricerche di anni fa, rinvenni nel fascicolo B. n. 3, una lettera datata 1725, inviata al Governo di Bologna dal medico di questa città Pio Niccolò Sarti. Il medico denuncia una forte epidemia di febbri terzane e maligne, dissenterie, coliche biliose ed "altre indisposizioni pur troppo note a quel paese".
Erano anche uomini e donne che davano grande valore alla Famiglia dove non prevalevano gli individui ma si amavano la moglie, il marito, i figli perché si amava la famiglia, un cemento forte che costituiva una diga invalicabile di fronte alle difficoltà e che permetteva di avere un forte senso del valore dello sforzo comune all'interno della Comunità Partecipante. Quelle stesse Famiglie ponevano ai bordi del campo il simbolo della croce cristiana, ottenuto incrociando due ramoscelli, per invocare la protezione Divina.
Tempo fa il Vice Presidente Giuseppe Nicoli mi ricordava che la sua Famiglia viveva su di un costone di terra abbracciato dalle acque per cui, per andare a lavorare o altrove, occorreva prendere il burchiello.
Era gente che aveva anche un grande rispetto dell'ambiente, della natura.
Anni fa, un altro Vice Presidente dell'Ente, Aristide Bongiovanni, detto Ristidéin, durante una visita in campagna, indicandomi una vecchia casa posta nei limitari della "Valle", mi raccontava che da quella casa partì con il nonno a caccia di anatre selvatiche su di un burchiello. Dal canneto uscì un'anatra ma nessuno sparò. "Mo' Nôn! spara!”, disse Aristide. Ma il Nonno rispose al nipotino: "no perché quell'anatra ha il nido!"
Il monumento "Omaggio ai Bonificatori" opera dello scultore "Partecipante" Claudio Nicoli, è dunque un gesto di riconoscenza dovuto a quegli uomini e donne che con il loro lavoro quotidiano, attraverso i secoli, con scarsità di mezzi e con grande spirito di solidarietà, hanno "fatto" queste terre lasciando un patrimonio di valori che spesso non valutiamo appieno per ciò che è stato e significa per noi e per le generazioni future.
Un pezzo di storia importante della nostra comunità che ci permette anche di valutare le trasformazioni che ha subito l'ambiente, la sua percezione da parte degli uomini e la sua trasformazione nel corso del tempo.
Esiste, infatti, un legame fortissimo, così come rilevato dagli studi storici sul processo costitutivo della Partecipanza, tra un diritto originario, fondato su un semplice documento scritto, e quello che invece è stato, nel corso dei secoli, il lavoro concreto e quotidiano che i Partecipanti hanno dovuto impegnare per piegare alle necessità di vita questo territorio.
Molte parole che incontriamo nei documenti ci servono da chiave per capire la vita reale di questi ambienti nel tempo passato.
"Terre basse" e "Terre ammonite" sono due termini che ricompaiono fino ad Ottocento inoltrato. Si tratta di terre su cui l'uomo ha dovuto esercitare un'incessante opera di trasformazione.
Se pensiamo al significato dell'espressione "terre ammonite", scopriamo che esso non è univoco. Tra i significati che sono stati proposti vi è quello di terre difese, "munite" d'argini, di terre "chiuse" recintate, poste al riparo dalle acque grazie al costante lavoro e opera dei bonificatori.
Era doveroso dunque, ricordare con un segno importante e si è pensato ad un monumento bronzeo che rappresentasse la Famiglia come più sopra ho ricordato.
Il monumento è stato commissionato a Claudio Nicoli, partecipante, che nell'opera ha saputo cogliere il significato che volevamo dare nel ricordo e che ha scolpito ben ricordando e mettendo non solo tutta la sua bravura artistica ma anche il cuore.
Il Maestro Claudio Nicoli, è scultore la cui fama e prestigio sono in continua crescita in Italia ed all'estero. Ha esposto in Italia, Europa, Stati Uniti d'America
Attualmente opera in Toscana e recentemente è stato insignito a Firenze dell'alto riconoscimento del "Fiorino D'oro"
Il percorso artistico di Claudio Nicoli affonda le sue radici in quella che è la cultura classica, dalla quale ha attinto non solo la ricerca plastica ma anche la grande forza evocatrice del mito.
Per quanto ci riguarda l'opera dedicata ai bonificatori esprime tutta la sensibilità del Maestro che sente le proprie radici e che rappresenta nell'opera, con forza, ciò che ha reso possibili risultati di alto valore umano: la famiglia nella sua unità, nella sua vita pervasa dalla fiducia rappresentata dalla figura della donna, sorridente pur nelle difficoltà.
Il monumento è posto nel parco in corso di formazione progettato da Luca Gallerani, dottore naturalista che ha fatto alla sua prima esperienza davvero un bel lavoro anche, riteniamo, perché ne ha colto i significati.
Per concludere, credo che si debba pensare che i nostri Avi ci hanno lasciato una patrimonio economico di grande entità ma soprattutto essi hanno testimoniato "Valori" spirituali che oggi forse stiamo dimenticando e che sono la forza di una nazione non solo di una comunità locale; essi ci hanno lasciato tanto e noi li abbiamo voluti ricordare a nome di tutti con affetto, stima e riconoscenza.

Claudio Nicoli è nato nel 1958 a San Giovanni in Persiceto; si è diplomato all’Accademia di Belle Arti a Bologna, nella sezione scultura.
Attualmente vive e lavora in Toscana, a Bucine, in provincia di Arezzo.

 



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