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L'ASSALTO ALL'AMMASO DEL GRANO
a cura di Franco Fanti

Dovunque l'8 settembre 1944 aveva suscitato tante speranze, immediatamente deluse e sommerse dal grande caos che venne dopo. In quel periodo il "tesseramento" (Carta annonaria ndr) ci assillava quotidianamente e fra i vari beni tesserati, il pane ci creava i problemi più grossi in quanto era poco quantitativamente e cattivo qualitativamente. In esso la farina di grano era un elemento marginale; infatti era pesante come un sasso, di sapore poco gradevole ed il giorno dopo non era più commestibile. Nella mia famiglia chi si sacrificava di più era la mamma in quanto io dovevo crescere ed il babbo doveva lavorare. Un barlume di speranza ci venne da Decima. In una lettera la nonna ci raccontava che dopo l'8 settembre era stato saccheggiato l'ammasso del grano ed anche la sua famiglia, come tutti, ne avevano raccolto un certo quantitativo e di questo una piccola parte era per noi. L'offerta ci sembrò una manna e più che la fame potè il digiuno a spingerci immediatamente verso l'Eldorado. Il babbo chiese due giorni di permesso dalla Società Veneta ed un mattino partimmo per la "Mecca del grano".
Solita trafila e cioè il tramway fino in centro a Bologna, poi a piedi fino alla stazione centrale, quindi il treno sino a Persiceto, infine il trenino della Veneta ci portò a Decima. Dalla stazione ferroviaria per andare a casa dalla nonna si passava obbligatoriamente davanti all'Ammasso del grano e qui, noi affamati, fummo sorpresi dal dover camminare sul grano che aveva sostituito la ghiaia della pavimentazione. Il nostro pensiero corse subito al nostro pane di Bologna e ci strinse il cuore nel vedere che la gente neppure si preoccupava di raccoglierlo.

Anni '50 - San Matteo della Decima, predisposizione per l'asfaltatura della Piazza 5 Aprile. In primo piano la casetta di Buriani, sullo sfondo lo stabile per l'Ammasso del grano (ora sede del negozio del sig. Goldoni) e l'ex "Casa del Popolo" (Foto di G. Nicoli)


La nonna Lucia ci accolse con la consueta affettuosità ma la nostra preoccupazione fu quella di procurarci immediatamente un sacco ed una scopa per raccogliere quei chicchi che nessuno apprezzava. A nulla valsero i tentativi della nonna per dissuaderci dalle nostre intenzioni. Noi eravamo rimasti affascinati da quella massa di grano che non comprendevamo come potesse essere rifiutata. Fu estremamente facile riempirne un sacco in quanto lo strato di grano era di qualche centimetro.
Il grano, pulito dalla ghiaia, che portammo a Bologna fu per qualche tempo una boccata d'ossigeno per tutti noi. In quel periodo, che precedeva la fine della guerra, si viveva alla giornata e al termine di ognuna di queste si diceva: "per oggi siamo ancora vivi". Salvo poi ritrovarci la notte sotto le luci accecanti dei bengala che illuminavano Bologna a giorno, senza il preavviso della sirena che preannunciava i bombardamenti.
Comunque una della caratteristiche degli italiani è quella di arrangiarsi, caratteristica che ci deriva da secolari difficoltà e sofferenze; in più potevamo contare sul "cordone ombelicale" che ci legava a Decima. Non so come avremmo fatto a mangiare un po' di carne ed avere delle uova, senza le galline che la mamma allevava, oppure senza i tacchini ed i conigli che vennero dopo. Il grano ghiaioso che raccogliemmo, venne come il cacio sui maccheroni per il nostro piccolo allevamento. Agli animali da cortile allora si davano le rimanenze del nostro pasto; ma cosa potevamo dargli, col poco che avevamo noi, per me ancor oggi è un mistero se non avessimo avuto quella "provvidenza". Con gli animali il guaio è che col tempo ci si affeziona ed era veramente un grosso problema quando si doveva, di tanto in tanto, sacrificarne qualcuno per la nostra sopravvivenza. Anche perchè ogni animale aveva un suo nome e sembrava capissero quando la mamma o uno della famiglia li chiamava.
Rammento ancora il dispiacere che provammo quando la nostra coniglia bianca, dagli occhi rossastri, fu assalita una notte da un gatto che le uccise i suoi coniglietti.
In quel periodo la tragedia che ci circondava era enorme ma questo piccolissimo "allevamento" che ci eravamo creati, fu per noi un grande aiuto; un piccolo allevamento che la fine della guerra spazzò via e che è rimasto solamente un gradevolissimo ricordo fra tanti altri dolorosi.

N.B. - L'autore dell'articolo, nelle lettera di accompagnamento, afferma che il suo ricordo dell'avvenimento è marginale e invita i lettori della rivista che l'hanno vissuto in prima persona, a darne comunicazione alla direzione di Marefosca. Pertanto coloro che ritengono di essere a conoscenza di altri particolari riguardanti "l'assalto all'ammasso del grano" sono invitati a telefonare al seguente numero: 051/6824038.


NOTA
Avvertenze riportate sull'intestazione della Carta Annonaria.
1 La presente carta è valida per l'acquisto del PANE (e della farina di granoturco) e di GENERI DA MINESTRA (pasta e riso) durante quattro mesi (marzo, aprile, maggio e giugno 1943-XXI).
2 L'intestatario (o chi per lui) deve firmare la carta in modo leggibile nello spazio a ciò riservato.
3 Per assicurarsi la fornitura di generi razionati, l'intestatario (o chi per lui) deve presentare la carta, nei giorni all'uopo stabiliti, al fornitore prescelto. Il fornitore dovrà apporre, nello spazio appositamente a ciò riservato, il timbro della sua ditta e la sua firma, tagliare e ritirare la cedola stessa. Il fornitore si obbliga, così, a fornire i generi prenotati. Le prenotazioni non sono consentite dopo scaduto il termine prescritto. E' vietato timbrare i buoni relativi ai mesi successivi.
4 Per acquistare le razioni dei generi prenotati nel mese precedente, l'intestatario (o chi per lui) deve - durante il periodo della validità dei buoni - presentare la carta al fornitore, che taglierà e ritirerà i buoni di prelevamento validi nel momento di presentazione della carta; i buoni e i tagliandi NON usufruiti nel periodo di validità NON danno più diritto a prelevare le corrispondenti razioni.

Nota
L'autore, nella lettera di accompagnameto a quest'articolo, asserisce fra l'atro che il suo ricordo è marginale e che qualche decimino lo avrà certamente vissuto in prima persona e potrebbe, in tal caso, sviluppare più approfonditamente l'argomento. La parola, quindi, ora passa a quei lettori che ancora hanno memoria del fatto raccontato. Nel caso ne esistessero, sono pregati di rivolgersi alla direzione di Marefosca, telefonando al numero 051/6824038

In alto:"Carta annonaria individuale", parzialmente utilizzata, per generi alimentari vari (patate, uova, formaggi, legumi secchi e generi da destinarsi). La "carta" fu emessa dal Comune di San Giovanni in Persiceto nel 1943 - XXI conforme ai tipi dell'Istituto Poligrafico dello Stato.
A lato: Intestazione di una "carta annonaria individuale per pane e generi da minestra", valida per i mesi da marzo a giugno 1944, emessa dal Comune di San Giovanni in Persiceto (1)

 


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