www.marefosca.it | Dicembre 2004
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UNA MOSTRA DA SIGNORI
a cura di Fabio Poluzzi

Marefosca, instancabile fucina di idee, in occasione della Fiera d'Ottobre, ci ha proposto la sua ultima fatica.
L'anteprima del volume   " Le dimore dei Signori",   Ville, palazzi e castelli fra Anzola dell'Emilia, Calderara di Reno, Crevalcore, Sala Bolognese, Sant'Agata Bolognese, S.Giovanni in Persiceto", faceva bella mostra di sé nelle bacheche allestite al primo piano del Centro Civico di Decima, circondato da un caleidoscopio di fotografie d'autore.
Il visitatore veniva accompagnato in un percorso visivo in cui si snodavano saloni affrescati, cicli pittorici, mobili d'epoca, imponenti lampadari, torri, merli, soffitti a cassettoni, scaloni, giardini.
Una strabiliante successione di immagini di una bellezza decadente, ma ancora orgogliosamente in grado di stupire, di segnalarci una grandezza passata.
Tutta questa ricchezza è stata ritratta, censita, catalogata e infine spiegata e rivitalizzata dagli Autori.
E così che, dopo una attenta ricognizione dell'area dei sei comuni interessati, con indagini "sul campo", gli Autori ci restituiscono una massa di ghiotte informazioni e chiavi di lettura della realtà storica, sociale ed economica che ha trovato in queste significative dimore un punto di attrazione e di svolgimento.
Nascita, sviluppo e fine di grandi casati nobiliari, intricate vicende successorie e di passaggi di proprietà, con l'affacciarsi in qualche caso dei nuovi ricchi al posto di nobili decaduti, ci hanno consegnato, un po' malconcia, questa cospicua parte del patrimonio artistico dell'area interessata.
Ancora oggi, i beni in esame, appartengono in gran parte proprio a privati e anche per questo spesso sono misconosciuti da molti distratti che, al massimo, considerano questi edifici muti testimoni di un tempo passato.
E invece da oggi parlano, ci invitano a percorrere virtualmente quelle sale affrescate, ad indagare le storie e lo stile di vita dei facoltosi committenti e degli artisti che le hanno magistralmente concepite e realizzate.
La decadenza di oggi non è infatti tale da cancellare un passato munifico, figlio di rapporti sociali ingiusti, squilibrati, basati sulla condizione di privilegio di pochi latifondisti, residenti in gran parte nei palazzi cittadini, ma capaci di disseminare il territorio di sontuose residenza di campagna.
Un pensiero riconoscente va alla non trascurabile fatica degli Autori che, dopo aver rinvenuto e padroneggiato una massa di dati, documenti, fonti archivistiche, ci riconsegnano un patrimonio misconosciuto, ma straordinariamente ricco e, soprattutto, un pezzo della nostra identità.
Scontato il fatto che solo un'attenta consultazione e lettura del volume, disponibile da novembre, può darci l'idea dello spessore del lavoro svolto.
Quelle imponenti strutture di pietra, talvolta impietosamente attaccate dal tempo, da oggi ci appartengono un po' di più, ci invitano ad occuparci di loro con più impegno e determinazione, salvandole da un ingiusto ed immeritato oblio.


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