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DORANDO PIETRI: CHI ERA COSTUI?
a cura di AA.VV.*



L’11 ottobre c.a. ha avuto luogo l’inaugurazione della nuova palestra di via Nuova, a San Matteo della Decima. Di seguito riportiamo un articolo riguardante Dorando Pietri, l’atleta a cui è stata intitolata la palestra.

Dorando Pietri (16 ottobre 1885 – 26 novembre 1923) nacque a Mandrio, una frazione di Correggio, ma visse sin da piccolo a Carpi. Iniziò molto presto a lavorare come garzone in una pa-sticceria. Nel tempo libero si dedicava alla bicicletta o alla corsa a piedi. Era un uomo minuto e di bassa statura.
Nel settembre del 1904 il più famoso podista ita-liano dell’epoca, Pericle Pagliani, partecipò ad una gara proprio a Carpi. Si racconta che Pietri, attirato dall’evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all’arrivo. Qualche giorno dopo, Pietri fece l’esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna ed arrivando secondo.
L’anno successivo arrivarono i primi successi, sia in Italia che all’estero, il più importante dei quali fu la 30 km di Parigi, vinta con un distacco di 6 minuti. Il 2 aprile 1906 Pietri vinse la maratona di qualificazione per i Giochi Olimpici intermedi, che si sarebbero svolti in estate ad Atene. Purtroppo nella gara di Atene fu costretto a ritirarsi al 24° chilometro per problemi intestinali, quando era al comando con 5 minuti di vantaggio sugli inseguitori.
Nel 1907 riportò numerose vittorie, tra le quali i titoli per le gare dei 5000 metri e dei 20 Km ai Campionati italiani. Ormai Dorando Pietri era il dominatore assoluto del “fondo nazionale”, in grado di vincere dal mezzofondo alla maratona; sulla scena internazionale aveva già ottenuto risultati importanti.
Il 1908 era l’anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all’evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti: una prestazione mai ottenuta prima in Italia.
La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km. Alla partenza, davanti al Castello di Windsor, c’erano 56 atleti, tra cui i due italiani: Dorando Pietri e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.
Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un’andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni.
Al 32° km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l’atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39° km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.
Mancavano ormai un paio di chilometri all’arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l’enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Pietri, negli ultimi 200 m del percorso, cadde per ben quattro volte ed altrettante volte fu aiutato a rialzarsi; barcollando si avviò verso l’arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l’aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall’ordine di arrivo della gara.
Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premiò con una coppa d’argento dorato. I due personaggi che quasi incastonano la tragica figura di Pietri, in quella che è senza dubbio una delle più note e significative immagini delle olimpiadi moderne, sono rispettivamente: alla destra dell’atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Successivamente lo scrittore Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l’apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata, fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all’altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all’estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando.
Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo. Sull’onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c’erano più biglietti.I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, con l’immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch’essa vinta dall’italiano.
Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Rientrò in Italia nel maggio 1909 e proseguì per altri due anni l’attività professionistica a livello nazionale e all’estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale: 2.38’48”2. La gara d’addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. In tre anni di professionismo partecipò a 46 gare guadagnando oltre 200.000 lire solo di premi: una cifra enorme per quell’epoca. Investì i suoi guadagni in un’attività alberghiera, assieme al fratello, ma come imprenditore non dimostrò lo stesso talento che aveva avuto come sportivo. Dopo il fallimento dell’hotel, si trasferì a Sanremo, dove aprì un’autorimessa. Nella città dei fiori rimase fino alla morte, che lo colse a 56 anni per un attacco cardiaco.
La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita in una cassetta di sicurezza della Unicredit Banca a Modena, a cura della società La Patria.

* Le informazioni contenute in questo articolo sono state tratte da vari siti internet riguardanti la vita di Dorando Pietri.


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