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SCUOLA DI GUERCINO E GANDOLFI - Opere inedite nella Sala Espositiva di Marefosca
a cura di Fausto Gozzi


GandolfiLa nuova sede Marefosca è partita alla grande, offrendoci l’opportunità di conoscere antichi dipinti, del tutto sconosciuti agli studi storico artistici più recenti e particolarmente interessanti per approfondire aspetti della pittura bolognese più apprezzata nel mondo. Marefosca, con la collaborazione di mons. Stefano Ottani e della restauratrice Barbara Giorgi, sotto il titolo “Arte nascosta sotto le due torri”, ha riunito un esiguo numero di opere, ma prevalentemente scelte e di elevata qualità, permettendoci di conoscere un aspetto della Scuola del Guercino e di aggiungere opere ai cataloghi già ricchi di Marcantonio Franceschini e di Gaetano Gandolfi.

SEGUACE DI GIOVANNI FRANCESCO BARBIERI DETTO IL GUERCINO
San Giovanni Evangelista inginocchiato, 1623 circa.
Olio su tela, cm 130x90
Bologna, chiesa di San Bartolomeo.

Il dipinto è molto interessante perché ci documenta un’attività della bottega del Guercino, dove gli allievi più bravi, come in questo caso, realizzano un’opera autonoma ricavandola però da una composizione più grande, l’Assunzione di Maria alla presenza degli apostoli (Foto 1), dipinta dal Guercino per il conte Alessandro Tanara che lo conservò nel proprio palazzo bolognese fino al 1844, anno in cui venne venduta all’Ermitage di S. Pietroburgo dove ancora si trova. L’opera del Guercino è di grandi dimensione (cm. 300x322): nella parte destra si vede esattamente la figura di San Giovanni che inginocchiato osserva pensoso il sarcofago vuoto dell’Assunta; questa figura è stata ripresa pari pari per questa redazione autonoma del Santo (Foto 2), alla quale è stato aggiunto d’inventiva il paesaggio di sfondo, il libro aperto e il calice col serpentello che fa riferimento alla prova cui Giovanni venne sottoposto da parte di Aristodemo, sacerdote del tempio di Diana a Efeso. L’episodio, tramandato da Jacopo da Varagine, narra che Giovanni, per dimostrare la veridicità della dottrina cristiana, fosse sfidato a bere una pozione velenosa, dalla quale fuoriesce il serpente, e poi a resuscitare le due persone che, avendola assaggiata prima di lui, erano morte. Oltre allo specifico attributo, la fisionomia del Santo è riconoscibile anche dall’abbigliamento e dai caratteri fisici che la tradizione gli attribuisce. L’opera appartiene ad un momento cruciale per il Guercino, il 1623, quando tornato da Roma inizia una nuova fase stilistica che sembra risentire della grazia e della soavità del Reni. L’autore di questo dipinto è da ricercarsi tra i principali collaboratori di Guercino in quegli anni e precisamente Bartolomeo ed Ercole Gennari. A dimostrare la fortuna iconografica del dipinto, si segnala un’ulteriore replica, della sola figura di Giovanni, a Roma nella galleria Doria Pamphili e un’altra venduta a Londra nel 1985 (Christie’s, asta 25 ottobre, lotto 251).

MARCANTONIO FRANCESCHINI (Bologna, 1648 – 1729)
Maria Vergine assunta, 1690/95 circa
Olio su tela ovale, cm 106x82
Bologna, chiesa di S. Bartolomeo

L’Assunta è seduta sulle nubi con le braccia aperte e lo sguardo verso l’alto, portata da tre piccoli angeli che la sorreggono (Foto 3 e 3b, part.). Il quadro, connotato da una squisita fattura nella resa degli angioletti e nel viso della Madonna, spetta sicuramente a Marcantonio Franceschini, quando tra il 1690 e il 1695 esegue gli affreschi per la chiesa bolognese del Corpus Domini, dove nella volta della cupola dipinse la “Gloria di S. Caterina dé Vigri” alla quale è dedicato l’annesso convento. Franceschini è una delle personalità con maggiore risalto a Bologna alla fine del seicento. Allievo di Carlo Cignani, maturò uno stile proprio, improntato da un sapiente recupero del linguaggio raffaellesco, combinato con la lezione di Annibale Carracci e del Domenichino.

GAETANO GANDOLFI (San Matteo della Decima, 1734 – Bologna, 1802)
San Bernardino da Siena, 1780/90 circa
Bologna, chiesa di S. Bartolomeo

San Bernardino da Siena, non S. Leonardo da Porto Maurizio come precedentemente identificato, è ritratto di mezzo busto mentre solleva con la mano destra un Cristo in croce da devozione privata, e indica con la mano sinistra il Nome di Cristo (IHS), divenuto il suo principale attributo iconografico, proprio per ricordarci la devozione al santissimo Nome di Gesù che propagò in vita. Appoggiati al ripiano, forse un inginocchiatoio, il teschio simbolo della fine naturale di tutti gli uomini e uno strumento per le punizioni corporali (Foto 4). Questo dipinto è stato erroneamente attribuito ad Ubaldo Gandolfi, mentre mi sembra del tutto evidente la paternità del fratello Gaetano. La mia certezza si basa su un criterio non solo di qualità pittorica, sempre presente in entrambi i fratelli, ma di gusto e di cultura. Ubaldo è un artista che differisce dal fratello perché fa rivivere la tradizione bolognese di Ludovico Carracci e del miglior Guercino, mentre Gaetano è pittore più europeo, aperto alla cultura tardo barocca veneziana, tiepolesca in modo particolare, ma anche francese alla Chardin e Watteau. Mentre Ubaldo ha sempre un tocco pittorico corposo e pieno di materia cromatica, Gaetano è più delicato, leggero, sottile e trasparente, come si vede in questo S. Bernardino, dove l’incarnato modula le gamme cromatiche con sfumature delicate e trasparenti.
Confronti utili si possono fare con i quattro ovali conservati al Corpus Domini di Forlì (Biagi 1995, nn. 172-175) e col “Beato Bernardino da Feltre” del refettorio di S. Paolo in Monte a Bologna (Biagi 1995, n. 124), dove c’è la stessa materia sottile nella resa delle mani e del saio.

Scuola Guercino Gandolfi

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