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I PARENTI RITROVATI
a cura di Paolo Pederzani


Alcuni eventi rimangono impressi nella nostra memoria e le sensazioni di quei momenti ci accompagnano per sempre. Mi ricorderò sempre lo stupore misto ad incredulità che provavo nel salire le scale di casa mia quel giorno di Settembre del 2004. E la fortissima emozione, che rasentava la commozione, nell’abbracciare la signora cinquantenne che mi si presentò: “ How are You Claudio? Nice to meet you” (Come stai Claudio? Piacere di incontrarti). Mentre ascoltavo queste parole, come in un film rivivevo le vicende che avevano portato a questo felice incontro. Di tutto dovevo ringraziare il mio Nonno paterno, di nome Pederzani Rodolfo detto “Frez”. Sono ormai trascorsi quaranta anni da quando ci ha lasciati ma è ancora ben presente nella mia memoria. Alto, magro, diritto, con un fare severo e riservato; ancora svelto ed agile nonostante la età avanzata ma, soprattutto, dotato di una memoria impressionante. La sera, specie quando fuori il tempo era proibitivo, giocavo con lui a carte e intanto ne approfittava per insegnarmi le prime nozioni di una lingua che aveva dovuto imparare: l’inglese. Già, perché lui è stato uno dei tanti emigranti che hanno attraversato l’Oceano Atlantico, nel lontano 1906, in cerca di fortuna, alla età di 24 anni e con due figlie già nate. Mi raccontava della difficile vita nelle miniere di carbone, e poi della fortuna di aver trovato un lavoro duro ma certamente meno pericoloso nella corderia a Springfield, in Massachusetts. Era rientrato in Italia nel 1913 con il proposito di portare tutta la sua famiglia negli Stati Uniti dove vedeva opportunità notevoli di benessere e dove riteneva di poter garantire ai suoi figli un futuro migliore. Ma alcuni contrattempi e la Prima Guerra Mondiale glielo impedirono: finì a combattere in fronti lontani, fu catturato ed imprigionato dai nemici e tornò a casa a piedi da quelle terre, con i piedi congelati e nessuna voglia di rimettersi in viaggio. Abbandonò così il sogno Americano, ma mantenne il ricordo della lingua e dei parenti la-sciati in Massachusetts. Sì, perché là erano rimasti due cugini: Celso, emigrato nel 1901, e Luigi, emigrato nel 1904(1). Leggendo il documento di ingresso negli Stati Uniti si può addirittura leggere che mio nonno aveva dichiarato l’intenzione di ricongiungersi al “fratello” Celso: evidentemente riteneva che tale bugia lo aiutasse nell’ottenere il permesso di ingresso. Purtroppo di questi parenti si persero le tracce durante il periodo della seconda Guerra Mondiale e mai più si era saputo cosa e dove fossero. Ho sempre avuto ben presente le parole di mio nonno e, appena ne ho avuto la possibilità, mi sono recato negli Stati Uniti alla ricerca di quei parenti. Non ottenni nulla: un incendio aveva distrutto i documenti della “Anagrafe” di Springfield e non essendovi più Pederzani non si era in grado di avere informazioni ulteriori. Tramite parenti di mia moglie, che vivono vicino a Springfield, tentammo di fare ulteriori ricerche nella comunità italo americana, che è numerosissima, ma senza esito. Persi così ogni speranza di ritrovarli e abbandonai il sogno di incrociare un qualche di-scendente dei cugini di mio nonno.
Ne parlai con Loris Fava, allora dirigente dell’Anagrafe di San Giovanni, in occasione della realizzazione di una mostra sugli emigranti alla quale ebbi il piacere di contribuire ma anche lui mi disse che le possibilità erano praticamente inesistenti.
Passarono un paio di anni e avevo ormai abbandonato il pensiero di continuare nella ricerca. Ero in auto e stavo rientrando verso casa: squilla il telefono e dall’altra parte sento la voce di Loris Fava che mi dice” Debbo passarti una persona che ho qui, di fronte a me, nel mio ufficio”. Gli chiedo di chi si tratta e per tutta risposta sento dall’altra parte “ Hi Claudio, nice to talk with you” (Ciao Claudio, piacere di parlarti). La voce, femminile, era sconosciuta e nonostante mi scervellassi non capivo di chi potesse essere. L’emozione impedì a Donna, questo il suo nome, di continuare nella conversazione telefonica. Fu pertanto Loris ad informarmi che stavo parlando con una discendente dei Pederzani rimasti in America: mi aveva trovato lei! Gli chiesi di darle indicazioni su come raggiungere casa mia e dei miei genitori, ove l’accolsero e l’intrattennero fino al mio arrivo grazie a mio figlio, che l’Inglese già lo parlava decentemente.
L’abbraccio fu una emozione indicibile: stavo incontrando una persona che discendeva dal cu-gino di mio nonno, che non avevo mai vista e conosciuta ma che era sangue del mio sangue. Mi parlò di suo nonno Angelo Pederzani, campione di pugilato con lo pseudonimo di Eddie Ryan e di sua madre Geraldine Pederzani, di 76 anni, che non aveva mai parlato una parola di Italiano ma che voleva fortemente conoscere i luoghi di provenienza della famiglia. Diversi anni prima tutta la famiglia si era trasferita nel Maine, uno Stato confinante col Massachusetts, e da qualche tempo si erano poi trasferiti in Arizona: 4.000 km lontano da dove li stavo cercando.
Donna era accompagnata dal marito, giunto in Italia per un viaggio di affari, ed aveva approfit-tato di una sosta a New York per recarsi all’Ellis Island Immigration Museum (nel quale sono conservati tutti i documenti degli sbarchi degli immigrati) e vi aveva trovato le tracce del bisnonno Celso, dalle quali aveva ricavato la provenienza: San Giovanni in Persiceto.
In Italia non fu difficile rintracciare il nostro Comune ed ufficio Anagrafe per chiedere dei Pederzani: giunsero finalmente a noi.
Fu una serata indimenticabile: troppo corta per essere sufficiente, troppo improvvisa per sembrarci vera. Ci proponemmo di rincontrarci.
Sono trascorsi 3 anni durante i quali abbiamo proseguito nelle ricerche: grazie a Loris e successivamente ad una sua preziosissima collaboratrice dotata di una pazienza certosina, Alessandra (sposata con un discendente dei Pederzani: a volte le casualità rasentano l’incredibile) abbia-mo potuto rintracciare una buona parte dei di-scendenti della famiglia di Celso e Felice, quest’ultimo mio bisnonno, famiglia che contava ben 11 figli oltre che una valanga di nipoti. Attualmente vi sono in tutta Italia circa 230 Pederzani, ma la maggioranza non sono riconducibili ad alcuno dei ceppi indicati nell’albero genealogico curato da Alessandra. Il lavoro è stato notevole, ma abbiamo rintracciato persone da Decima a Bologna, da Argelato a San Pietro a Castello d’Argile, da Renazzo a Poggetto. In tutto 46 discendenti. È stato così che domenica 16 Settembre 2007, alla presenza di Donna Liebmann, tornata in Italia con la mamma Geraldine Pederzani, ci siamo tutti incontrati in un ristorante per stringerci attorno a questi parenti ritrovati. Nei giorni seguenti hanno voluto conoscere la storia di Decima, della nostra famiglia, vedere i luoghi dove hanno vissuto i loro lontani parenti, capire qualcosa del nostro stile di vita. Devo ringraziare Floriano per l’enorme gentilezza dimostrata nell’avermi procurato il libro “Terre d’Acqua” che ho regalato loro, nel quale vengono ampiamente descritte la storia e le vicissitudini del nostro paese e che Donna ha profondamente gradito. Ma il grazie maggiore lo devo a tutti i miei parenti, che hanno risposto con entusiasmo alla proposta di incontrarci di Domenica con queste persone a tutti sconosciute. Tutti hanno rinunciato agli interessi personali, molti hanno addirittura lasciato la propria attività per un giorno, pur di essere presenti. L’impressione per Geraldine e Donna è stata fortissima: le ho viste con gli occhi umidi per la commozione generata dalla sorpresa di ritrovarci tutti quanti così improvvisamente e, per loro, inaspettatamente.
Sono ripartite per l’Arizona lasciando in tutti noi un vuoto, ma anche la promessa di rincontrarci da qualche parte: chissà, magari in Arizona.

Nota
1) L'Ufficiale Comandante di ogni vascello che trasportava emigranti con destinazione "Stati Uniti" doveva compilare un registro predisposto dal Ministero del Tesoro, in base agli Atti del Congresso americano. In detto registro, da consegnare all'ufficio del "Commissariato Immigrazione", dovevano essere annotate: generalità dell'immigrato, età, sesso, occupazione, scolarità, cittadinanza, razza, ultima residenza, destinazione finale, condizione mentale e fisica, deformità o invalidità (tipologia, da quando e motivazione), se anarchico o poligamo, se aveva avuto problemi con la giustizia ed eventualmente i motivi.. Inoltre se aveva il biglietto per la destinazione finale e da chi era stato pagato; se possedeva 50 dollari e se meno quanti; se era già stato in USA e, in caso affermativo, quando e dove. Se si stava riunendo a parenti o amici e, in caso affermativo, doveva esplicitarne le generalità e l'indirizzo.

Celso Pederzani partì da Genova, con la nave Hohenzollern, il 25(?) settembre 1901 e giunse al porto di New York il 9 ottobre 1901. Dalla lettura del registro apprendiamo che ha 21 anni e non è sposato; proviene dall'Italia, precisamente da San Giovanni in Persiceto, e non è mai stato in USA. Non ha mai avuto problemi con la giustizia, non è poligamo, né anarchico e possiede in tutto 19(?) dollari.

Rodolfo Pederzani partì da Le Havre, con la nave Savoia, il 14 Aprile 1906 e giunse a New York il 21 aprile 1906. Dalla lettura del registro apprendiamo che intende riunirsi al fratello Celso e che ha 23 anni. Lavora come colono, proviene dall'Italia, precisamente da Decima ed intende recarsi a Springfield ma non possiede il biglietto per tale destinazione. Non è mai stato in USA, non ha mai avuto problemi con la giustizia, non è poligamo, né anarchico e possiede in tutto 11 dollari.


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