| www.marefosca.it | La Baracca Compie 50 anni | ||||||
![]() |
||||||
| . : ARCHIVIO COPERTINE . : . ARCHIVIO NUMERI . : . MAREFOSCA EDIZIONI . : . DOVE SIAMO . : . CONTATTI : . | ||||||
![]() Alla fine degli anni ’50 l’economia di Decima, come d’altra parte dell’intera Nazione, era basata quasi esclusivamente sull’agricoltura; dei 4.850 abitanti, circa 2.300 erano le persone attive delle quali il 20% coltivatori diretti, il 5% mezzadri o coloni e il 30% braccianti agricoli. Si contavano 86 poderi agricoli oltre ai terreni, divisi in “parti”, di proprietà dell’Istituto della Partecipanza Agraria di San Giovanni in Persiceto. Esistevano, inoltre, due officine artigiane meccaniche, due piccole aziende con 40 addetti, 20 negozi, tre banche (Cassa di Risparmio di Bologna, Banca dall’Agricoltura e la Cassa Rurale), due sale cinematografiche, 10 bar-caffè-osterie, un’edicola, due cooperative di consumo, due cooperative agricole e tre edifici scolastici: (Decima “centro”, Bagnetto ed Arginone) per i 200 allievi in età scolare. In questo contesto la famiglia Venturoli, che risiedeva in via Pioppe, si divise e il ramo di Alfredo si trasferì, l’11 novembre 1956, nel podere di via Cento nella località “La Mora”, di proprietà della contessa Chiarelli, stipulando un contratto di mezzadria. Nella primavera del medesimo anno Arnaldo Bencivenni (Zipariàn) aveva avuto in affitto alcune tornature di terreno del medesimo podere, ed aveva coltivato meloni e cocomeri; la vendita all’ingrosso e al minuto diede buoni risultati, tanto che Alfredo pensò di continuare l’esperienza del suo predecessore e, nell’estate del 1957, presso il macero del podere che confinava con la strada statale di via Cento, fu costruita la prima “baràca”, molto semplice strutturalmente: era formata da quattro pali chiusi da canne su tre lati e sul tetto era steso un telone ricoperto da fieno. L’arredamento era costituito da un tavolino utilizzato per il taglio dei cocomeri e da un tavolone affiancato da due rudimentali panchine dove i clienti, “a grugno”, mangiavano le fette di anguria. Inizialmente coltivarono i cocomeri “Riviera” e “Moretta” poi in seguito aggiunsero altre qualità come, ad esempio, la “Charleston”, che in un secondo tempo fu ribattezzata dai decimini “Americhèna”. La gestione e la vendita dei cocomeri era prerogativa dei figli Ezio ed Anna, coadiuvati dalla madre “Al Mariulén”, mentre il babbo Alfredo lavorava nella stalla in qualità di boaro. Un’operazione molto delicata era quella di riconoscere i cocomeri maturi cioè pronti per la raccolta. Allora, a Decima, esistevano persone qualificate per svolgere questo lavoro e la famiglia Venturoli si serviva di Romilde Poluzzi e Giovanni Bertocchi, rinomati “Stacadûr” del territorio. A quei tempi in campagna erano abbastanza frequenti i furti dei prodotti agricoli ed appetibili erano anche i cocomeri e i meloni; per ovviare a questo inconveniente, per alcuni anni la baracca, di notte, fu presidiata da Renato Poli, un ferroviere in pensione, cugino di Alfredo, che dormiva su una brandina all’interno della baracca. La stalla dei Venturoli era fatiscente e insicura tanto che nel 1959 malintenzionati rubarono una mucca. Il furto non era di poco conto e la contessa Chiarelli decise di abbattere la vecchia stalla e di ricostruirne una nuova; nel contempo fu abbattuto anche lo stabile, ubicato di fronte all’abitazione e a ridosso della statale, con annesso il forno ed il porcile; in quest’area, nel 1960, fu costruita la nuova baracca e la sua ubicazione è sempre stata la stessa fino ai giorni nostri. La nuova posizione permetteva un maggior controllo per scagionare eventuali furti e, nel contempo, era disponibile un ampio cortile da utilizzare, eventualmente, per ampliare l’attività … come in effetti puntualmente avvenne. La nuova baracca fu costruita con il medesimo sistema delle precedenti, ma più ampia e con uno spazio considerevole riservato ai tavoli dei clienti che avevano la possibilità di gustare le fette di cocomero, comodamente seduti, utilizzando addirittura le posate…. Per lavarsi e per bere potevano servirsi, inoltre, di una fontanella con acqua potabile, appositamente costruita nei pressi della baracca. La posizione della baracca era ottimale; la statale era d’obbligo per chi proveniva dal ferrarese, da Bologna e da Modena. La strada, altamente trafficata, portava clienti da ogni dove ed i Venturoli sfruttarono, con l’andar del tempo, la strategica posizione. Poi, da non sottovalutare, c’era un richiamo visivo di grande efficacia: il mucchio di cocomeri collocato a fianco della baracca… A quei tempi, di sera, le possibilità di svago erano scarse; non esistevano ancora i pub e i centri di ritrovo per giovani e d’estate un appuntamento irrinunciabile era la permanenza, fino a notte inoltrata, presso le baracche del territorio. Dopo aver mangiato la classica fetta di cocomero era di prammatica fare baldoria: cantavano canzoni in voga, accompagnate da una chitarra o ci si rincorreva nel prato e nei campi adiacenti facendo gavettoni. Il massimo splendore della baracca fu negli anni ’80; le persone, di sera specialmente, arrivavano a frotte: famiglie, giovani e anziani aspettavano in fila per poter accedere ai posti a sedere. Intanto i bambini si divertivano scorazzando per il prato ed inventandosi i giochi più disparati. La baracca era diventata un punto di ritrovo e di aggregazione per tanti che, ancora, non avevano la possibilità di andare in vacanza… e non solo. Una distesa di biciclette, motorini e macchine posteggiate un po’ dappertutto, facevano corona allo spiazzo allestito per i tavoli. Gli zampironi, a decine, fumavano incessantemente e le zanzare (sembra impossibile!) davano meno fastidio di quello che danno ora. La frescura della campagna e la possibilità di stare qualche ora in libertà furono le carte vincenti per i gestori delle baracche… “Poi dagli anni novanta le cose cambiarono; problemi famigliari, da un lato, e l’evolversi dei tempi misero in crisi l’attività” – mi racconta Ezio Venturoli durante un’intervista svolta all’ombra della baracca . “Era necessario rivedere l’organizzazione e, nello stesso tempo, adeguarsi alle esigenze dei clienti. La vendita dei meloni e dei cocomeri, al minuto e a fette, non era sufficientemente redditizia; forse l’integrazione con frutta e verdura poteva dare dei buoni risultati, però era necessario trovare dei soci disposti a collaborare. Matteo Bongiovanni, la moglie Carla e la figlia Maria si resero disponibili e nella primavera del 2000 iniziammo la nuova attività “allargata” vendendo le fragole coltivate in tunnel. Poi seguirono le zucchine, i pomodori, i cetrioli, le cipolle… e ogni tipo di frutta rigorosamente di stagione. Fu un successo; la baracca si rivitalizzò e da allora l’attività è sempre andata in crescendo. Però anche quest’anno, nella seconda metà di luglio quando c’è stato il caldo intenso, in tantissimi sono venuti ad assaggiare le nostre fette di cocomero, sembrava di essere ritornati indietro di 25 anni… Perché, tengo a precisare, i nostri cocomeri sono unici: dolci, succosi, una vera bontà…”. L’affermazione della nuova attività è sotto agli occhi di tutti; il giusto prezzo ed i prodotti raccolti ed offerti in giornata hanno incentivato le vendite, tanto che, spesso, per servire i clienti nell’ordine d’arrivo vengono utilizzati i “numeri”… come dal dottore. Domenica 19 agosto c.a. il tandem Venturoli-Bongiovanni ha voluto festeggiare i cinquant’anni di attività. Amici, parenti e clienti si sono ritrovati alla baràca per condividere con i gestori la gioia di aver raggiunto l’invidiabile traguardo. Un rinfresco all’aria aperta con specialità rigorosamente nostrane e la possibilità per tutti, specialmente per i bambini, di fare una passeggiata in campagna a cavallo o comodamente seduti nel calessino, hanno allietato la permanenza degli intervenuti fino a notte tarda. ![]() |
||||||
© 2005 - Tutti i Diritti Riservati a www.marefosca.it - Design Sara Govoni |
||||||