www.marefosca.it | Dicembre 2005
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DON OTTAVIO BALESTRAZZI
a cura di Floriano Govoni



Con quest'articolo Marefosca vuole ricordare don Ottavio nel 20º anniversario della morte.

Don Ottavio Balestrazzi nacque a Hayange (Francia) il 18 febbraio 1912 da Pompeo e Giuseppina Buriani; fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1937 e celebrò la prima S. Messa a Crespellano. Fu per due anni insegnante nel Seminario Arcivescovile e Vice-Assistente Diocesano dei Giovani di Azione Cattolica e, fin dai primi anni del suo sacerdozio, si dedicò alla predicazione delle S. Missioni al popolo, conseguendo consensi e fama meritata. Il 19 agosto 1939 venne nominato Tributario Della Basilica di S. Petronio e l'8 febbraio 1941 assunse l'incarico di Arciprete di Pontecchio Marconi; in questa parrocchia, durante la guerra, si adoperò per alleviare i disagi degli sfollati, come testimonia Dario Zonini nel suo libro "Marzabotto e dintorni 1944":
"A Pontecchio Marconi c'era una canonica grande come una caserma. Aveva anche la camera del Vescovo, quella dove sostava il presule di Bologna quando veniva in zona per la visita pa-storale... Durante la guerra il parroco di Pontecchio, d. Ottavio Balestrazzi, sacerdote dal cuore grande e generoso, aveva riempito la sua canonica di sfollati, quando a sciami abbando-navano la città tormentata dai bombardamenti. Ad essi aveva offerto anche la camera del vescovo, il quale non veniva più a riposarsi, e perfino la propria camera, rifugiandosi a dormire in un sottoscala; spesso passava la notte appena seduto a un tavolo..."
L'8 settembre 1944 i tedeschi fucilarono a   Rio Conco di Ponteggio, 15 ostaggi; il comandante delle SS, vedendo che i famigliari degli ostaggi uccisi si recavano in canonica per chiedere notizie dei loro congiunti,   "... fece nascere in lui il sospetto che il parroco se la intendesse con i partigiani". Don Ottavio fu informato del pericolo e invitato a fuggire da Pontecchio. Ma "...Don Ottavio non accettò l'invito: non poteva fuggire dalla parrocchia proprio nel momento in cui i suoi fedeli dovevano affrontare i pericoli maggiori; il pastore non ha paura e non scappa".
Nella zona di Monte S. Pietro e di Sasso Marconi i tedeschi avevano rastrellato quasi tutti i preti e, visto il pericolo incombente, il Card. Nasalli Rocca impose a don Ottavio di la-sciare la sua parrocchia. Don Ottavio, a malincuore, ubbidì e si nascose a Bologna. Ritornò fra i suoi parrocchiani quando, alcuni mesi dopo, il comando delle SS abbandonò Pontecchio e vi rimase fino al 1952.
Il 16 novembre 1952 prese possesso della parrocchia di S. Matteo della Decima e subito si rivelò, come ebbe a dire don Trombelli, "padre amorevole, maestro saggio e medico efficace". Nei 24 anni della sua permanenza a Decima, in qualità di parroco, impostò la sua attività pa-storale sulla predicazione della Parola di Dio e si adoperò per trasformare i locali del complesso parrocchiale in un vero e proprio   "centro culturale/ricreativo e di servizi" dove tutti, indistintamente, potessero trovarsi a proprio agio. Realizzò, in un primo tempo, la sala di ritrovo per i giovani ed in seguito, con la collaborazione del cappellano don Giacinto Benea,   rese operativo un bar parrocchiale. Sistemò ed ampliò l'asilo, in base al progetto elaborato a suo tempo da don Francesco Mezzacasa,   ed approntò un locale per le visite della "Maternità", con annesso la sala d'aspetto per le mamme. Rifece parte del tetto della chiesa e vi installò dei nuovi finestroni policromi; rinnovò completamente la parete sovrastante il coro e riattivò, dopo un accurato restauro, l'organo ottocentesco, costruito dalla ditta   "f.lli Tronci" di Pistoia. Realizzò "il suo sogno": l'ampliamento del teatro parrocchiale esistente e la costruzione di una tribuna. La nuova struttura venne utilizzata per la proiezione del cinema e, secondo una programmazione seguita direttamente da don Ottavio, furono svolte conferenze, cineforum, operette, spettacoli musicali e di prosa.
Incentivò la costituzione di compa-gnie filodrammatiche locali e organizzò i famosi spettacoli musicale "Mezzo secolo di canzoni" e "Il microfono è vostro", con la partecipazione esclusiva dei talenti decimini.
Riorganizzò la "dottrina di perseve-ranza", rivolta ad ogni classe di età, ed incentivò l'adesione all'Azione Cattolica e alle ACLI. Promosse diverse iniziative per creare momenti d'incontro affinchè i parrocchiani potessero conoscersi meglio e comunicare fra loro; organizzò, a tale scopo, fra l'altro, gite per visitare santuari famosi o città d'arte. Si interessò per inviare, nel periodo estivo, i bambini ed i ragazzi presso le colonie marine e montane, pagando personalmente il soggiorno per i più bisognosi. Un unico cruccio: non poté costruire la casa del catechismo e le offerte raccolte, per questa iniziativa irrealizzata, furono destinate all'acquisto di un terreno per ampliare lo spazio esterno dell'asilo e per la costruzione di un campo da calcio per i giovani.
Il 9 gennaio 1962 fu nominato Canonico Prevosto della Collegiata di S. Giovanni in Persiceto.   Il 28 novembre 1976, per motivi di salute,   rinunciò al suo incarico e gli subentrò, in qualità di parroco, don Guido Calzolari. Anche dopo la "rinuncia" continuò a svolgere il suo ministero sacerdotale presso la parrocchia di Decima. Quando la malattia si aggravò ulteriormente fu ospitato presso la Casa del Clero di Bologna.
Morì a Bologna il 1º marzo 1986 e fu sepolto, come indicato nel testamento, nel cimitero di San Matteo della Decima.
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Canonico don Ottavio Balestrazzi
1912-1986
Parroco a Decima dal 1952 al 1976



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