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Dandoci quella risposta, non avremmo mai pensato che dopo 25 anni saremmo stati ancora tra i protagonisti del carnevale di Decima, ma l'entusiasmo, la volontà, la passione e l'incoscienza di quel momento era di buon'auspicio. La scintilla non era scoccata a caso, tutti noi, più o meno, avevamo respirato fin da bambini "l'atmo-sfera carnevalesca": i ricordi di mia nonna che mi parlava del carro dei "Calderai", o di mia madre che mi raccontava che per seguire la compagnia, aveva fatto un torto alla zia preferendo "Il gnocco alla luna" del "Ragno" al "Sogno d'infanzia" dei "Pivén"; i consigli del nonno di Ferruccio ("Pivén doc") e l'entusiasmo di chi abitando "al villaggio", nel periodo di carnevale, viveva praticamente da "Flipén" (dove si sono costruiti tanti carri), o di chi aveva fratelli nei "Gallinacci" o negli "Spometi"; oppure di chi aveva già provato ad iniziare a fare un carro, purtroppo fallendo miseramente (la "caramella" di "Otto") o di chi aveva già aiutato qualche altra società a "dare la colla" o a "dare il biancone". Ma tutto questo era un'altra cosa, ora poteva essere la volta buona, la nostra grande occasione! Per prima cosa decidemmo di scegliere il nome della società e quasi si rischiò di far naufragare tutto. Fu un vero e proprio tormentone: saltarono fuori i nomi più disparati ed assurdi e ognuno cercava caparbiamente di sponsorizzare la propria idea; seguirono discussioni a non finire nel tentativo di trovare un accordo, finchè qualcuno, dopo l'ennesima "fumata nera", sentenziò: "a sèn propi di strumnê !". Fu un'illuminazione! Scegliemmo proprio quel nome per identificarci, cioè "Strumnê": ufficialmente perché i soci fondatori risiedevano in ordine sparso in varie zone del paese e quindi eravamo "sparpagliati", ma ufficiosamente c'è un'altra chiave di lettura che probabilmente è la più giusta! Il più sembrava fatto, tanta era stata la fatica ad accordarci sul nome, ora si poteva veramente partire. Il nonno di Ferruccio ci prestò un piccolo rimorchio, "Ulènd" (Primo Capponcelli) ci consentì di rimuovere, dalle macerie "dei casotti del palazzone", le vecchie travi e le vecchie assi di legno, "Patóz" trovò (non si sa come) una vecchia maschera di cartapesta usata anni prima dai "Gonzi" e grazie alla disponibilità di Alfonso Forni (detto "al Re") e alla compiacenza dei "Pivén" che ci consentirono di usufruire di una parte della "casella" che stavano utilizzando per costruire il loro carro, potemmo prendere possesso, anche noi, del nostro primo cantiere (la "casella" si trovava in via Facchini, dove attualmente sorge la casa di Ermes Bongiovanni). La chiusura della "casella" fu fatta con sacchi vuoti di concime, "aperti" per aumentarne le dimensioni, cuciti assieme con filo di ferro (i teloni erano "roba da ricchi"); praticamente si lavorava all'aperto ed in mezzo alla nebbia (che all'epoca era tanta) tutti i pomeriggi (al ritorno da scuola) ed il sabato anche alla sera. Decidemmo di costruire un grammofono da abbinare alla maschera utilizzata a suo tempo dai "Gonzi" (una donna seduta su una lira); per la pittura ci affidammo ad un "professionista" (Loris Cotti), che per l'occasione sperimentò "la pittura con le mani" (tecnica per noi sconosciuta, ma ci guardammo bene dal contraddire) e per la "zirudella" ci rivolgemmo a Primo Capponcelli, esperto in materia. Facilitati dalla presenza nella società di Angelo, figlio di Primo, ci recammo, io ed Angelo Bussolari, nella sua casa di via Barbieri, un po' timorosi nell'affrontare questa nostra prima esperienza, ma subito fummo messi a nostro agio da Primo, che, travolgente e vulcanico, ci coinvolse a tal punto che, tra battute e risate, scrisse all'istante la zirudella per il nostro carro.
Conservo ancora l'unico esemplare, battuto a macchina e rileggendola mi sembra di ritornare indietro nel tempo e di rivedere Primo che, tenendola tra le mani, legge sorridendo: "... fén ai témp ed nòster nunòn semp'a sìder in un scranòn con na fiàsca péna ad vén dou zivòl e un radisén e par pió na gràn gatèra: semper fèsta in mêz a l'èra! Col gramofen a manuèla ogni sìra l'ira bèla; tót i féven i sû baltén sia i grand sia i putén e po' i andéven a lêt ad bòt cmè aveir vénz un tern'al lòt!...
Egidio guardò il carro e disse: chiamatelo "La fciaia disco-music"; ci piacque, anche se in seguito ci accorgemmo di aver storpiato il dialetto, ma così fu. Esaltati come non mai, con costumi che volevano richiamare la discoteca (costruiti dalle nostre mamme), un trattore nuovo di zecca (all'epoca venivano forniti trattori "Agrifull" a tutti) e Franco Sgarbi come trattorista, partecipammo alla nostra prima sfilata. L'emozione fu tanta: la prima zirudella fu letta da "Bighèla", ed il nostro primo "spillo" fu tutto un movimento: si muoveva la tromba del grammofono ed il braccio con la puntina, ruotava la manovella ed il disco, si apriva frontalmente la cassa del grammofono e da essa uscimmo noi che, gasatissimi, facemmo il nostro primo gettito. Il gettito era stato recuperato il martedì grasso al carnevale di Cento, dove eravamo andati in gruppo, caricati uno sulle spalle dell'altro, per prenderne il più possibile; al ritorno l'autista della corriera, che era dovuto scendere per aprirci il bagagliaio, ci vo-leva addirittura far pagare un biglietto supplementare, tanto era il "materiale" recuperato! Terminata la sfilata riportammo il carro in cantiere, e di corsa andammo a casa a prepararci per il sentitissimo veglione; allora non sentivamo la stanchezza e avevamo energia da vendere tanto che, freschi come una rosa, con il corrierino dell'autoscuola "Fiumi" ci recammo al "Big" di Cento dove si svolgeva il veglione: l'apoteosi del carnevale di Decima. Da quel lontano 1980, sono passati tanti anni, abbiamo realizzato tanti carri (26), ci siamo tolti tante soddisfazioni (impagabile ed irripetibile la nostra vittoria nell'anno del centenario, il "tuu-tuu" del "trenino" risuona ancora nelle orecchie di tutti i carristi) e siamo passati attraverso altrettante delusioni (il carro dello "scorpione" del 1998, la più cocente); siamo stati i precursori di un modo nuovo di fare carnevale, abbinando al carro, comparse attive (Re Fagiolo - "Zuk" che fuoriusciva dal "mondo" scongiurando l'attacco missilistico, nel 1981; il signor Rossi - "Bighèla" con i suoi incubi, nel 1984; Re Fagiolo - "Otto" nelle magie carnevalesche, nel 1985; il cacciatore - "Patoz" giustiziere delle "cornacchie dell'economia", nel 1995; Re Fagiolo - Dario, prete/esorcista, nel 1997) e "gustose" scenette (l'arrembaggio dei pirati nel 1983, Ghostbuster "l'acchiappafantasmi" del 1988, lo sciopero dei bambini del 1997, gli scienziati pazzi e "madre natura" - Rachele nel delirio d'onnipotenza del 2003 e la divertente metamorfosi dell'ONU e della pace, con Re Fagiolo - "Giocondo", imbo-nitore/presentatore, e l'ONU superman - Angelo, in un'interpretazione speciale, nell'ultima edizione del carnevale). Tanti "Strumnê" hanno messo su famiglia, tanti hanno avuto figli, ognuno ha la propria attività e per forza di cose la vita è cambiata, ma quando si parla di carnevale, ci brillano ancora gli occhi (come in quel lontano gennaio), ci entusiasmia-mo ancora ed appena possiamo andiamo nei nuovi capannoni per continuare la tradizione del carnevale di Decima e della nostra società.
Un grazie di cuore a tutti, specialmente a coloro che inavvertitamente mi sono dimenticato di ricordare, sperando di essere di nuovo qui a scrivere per il traguardo delle "nozze d'oro". Purtroppo, dei primi undici soci fondatori, manca una persona, uno di noi; una grande commozione, mi assale, nel ricordarlo. Ciao Gianluca, sei ancora nel cuore di noi "Strumnê". ALBO D'ORO 1980 - La fciaia disco-music (Fuori concorso) 1981 - Par furtóuna ta ghî té (3° premio) 1982 - Il pomo della concordia (1° premio) 1983 - L'ennesimo arrembaggio (1° premio) 1984 - Gli incubi del signor Rossi (4° premio) 1985 - Magie carnevalesche (2° premio) 1986 - I sogni di ieri, ... i sogni più belli (2° premio) 1987 - Dai , ... féla prilêr ! (4° premio) 1988 - A la fàza di sciòper (1° premio-centenario) 1989 - Caccia alle streghe ? ... Sì grazie ! (2° premio) 1990 - Il pifferaio della steppa (2° premio) 1991 - Finiamola di fare gli struzzi (1° premio) 1992 - Adesso basta, ... ripuliamolo! (5° premio) 1993 - Què tan gla fê brisa! (3° premio) 1994 - Voglia di primavera, ovvero, dissolviamo il grande gelo (4° premio) 1995 - La srà na nóva fóla (5° premio) 1996 - Degh un tài ed fêr i sumâr! (3° premio) 1997 - Al scioper di putén (2° premio) 1998 - Al trattament gióst (5° premio) 1999 - Ocio a Ocialan (2° premio) 2000 - L'umarén dal pèvar (5° premio) 2001 - Vogliamo ridere di gusto, ... ma con gusto ! (7° premio - carro a noleggio) 2002 - Per un mondo migliore (3° premio) 2003 - Delirio d'onnipotenza (2° premio ex-aequo) 2004 - Presunta intelligenza (4° premio) 2005 - Abracadabra (2° premio)
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