RECUPERO URBANISTICO
acura di F. Evangelisti, F. Govoni, D. Balletti, M. Lago, L. Poluzzi
1) RIQUALIFICAZIONE DEL COMPARTO DELL'EX MOLINO PIVETTI PER IL RECUPERO URBANISTICO DEL CENTRO STORICO
Per capire l'importanza dell'intervento di recupero del vecchio molino di Decima è necessario inquadrarlo nel contesto urbano del centro cittadino. Il centro di San Matteo della Decima è costituito da un insieme di edifici che si affacciano sulla via Cento (la strada storica che collega Modena a Ferrara, passando per San Giovanni in Persiceto) e sul prospiciente canale. Si tratta di edifici le cui origini sono tardo-ottocentesche o dell'inizio del novecento, allineati sulla strada attorno alle strutture di servizio religioso; l'insieme degli edifici e degli spazi urbani tra essi compresi è stato individuato dalla pianificazione urbanistica sovracomunale e comunale come zona di interesse storico-testimoniale, e come tale assoggettata a specifiche modalità di tutela.
All'interno della zona degli insediamenti storici, il complesso edilizio dell'ex molino è l'unico che si era ritenuto opportuno assoggettare alla preventiva approvazione di uno strumento urbanistico di dettaglio, considerandolo un insieme di edifici e di spazi la cui trasformazione andava affrontata con cura, procedendo ad un intervento di recupero delle parti edilizie di valore, di demolizione e sostituzione delle costruzioni incongrue, di riorganizzazione e allestimento degli spazi pubblici. E' di particolare rilievo l'obiettivo di conservare una struttura edilizia di importante valore testimoniale ricollocandola in un contesto riqualificato.
2) SAN MATTEO DELLA DECIMA ALL'INIZIO DEL '900
San Matteo della Decima (frazione del Comune di San Giovanni in Persiceto) nel 1908, quando si pensò di costruire un mulino, contava 3.520 abitanti, 1804 maschi 1724 femmine, e 683 nuclei famigliari. Funzionavano regolarmente 18 "esercizi pubblici": 5 fruttivendoli, 3 botteghe di alimentari e 9 locali adibiti a bettole e a rivendita di liquori; non risulta esistesse un forno pubblico.
L'attività primaria era, ovviamente, l'agricoltura.
Uno stuolo di braccianti, di mezzadri, di fittavoli e di piccoli artigiani (calzolai, muratori, commercianti, barrocciai, etc), vivevano "letteralmente" alla giornata alla ricerca del minimo indispensabile per poter sfamare sé e la propria (numerosa) famiglia. Il lavoro era scarso e mal retribuito; la domanda superava abbondantemente l'offerta e già alla metà dell'800 si registrarono le prime partenze per "le Americhe" con la speranza di poter vivere, in quella "terra straniera", una vita meno grama; nel 1908 si contavano complessivamente 117 emigrati, 106 uomini e 11 donne. Attualmente sono diverse le famiglie native di Decima sparse in tutto il mondo; le comunità più numerose sono negli Stati Uniti, in Argentina, Venezuela, California, Australia, Svezia, Svizzera etc.
La miseria e l'indigenza erano un fattore comune di quasi tutti e si ripercuotevano grandemente sui più piccoli, sugli indifesi: i bambini; infatti la mortalità infantile raggiungeva quasi il 30% e si discostava sensibilmente dalla mortalità registrata a livello nazionale.
Il livello di istruzione, grazie ai notevoli sforzi messi in atto dal Comune di Persiceto, in attuazione della legge del 1877 che prevedeva l'obbligatorietà della frequenza delle scuole elementari, era notevolmente aumentato, se confrontato con quello esistente nella metà dell'ottocento.
Funzionavano regolarmente 5 classi elementari e la frequenza era, salvo le dovute eccezioni, elevata. Nonostante ciò l'analfabetismo imperava ancora e grandemente. La stragrande maggioranza dei capifamiglia (non parliamo poi delle donne adulte!) non aveva la benché minima dimestichezza con lo "scrivere e il compitare" e ciò si ripercuoteva sul tenore di vita dei decimini. La disparità di cultura esistente fra i grossi proprietari di città, che avevano possedimenti a Decima, ed i decimini costringeva, questi ultimi, ad un inevitabile vassallaggio che sfociava, quasi sempre, nella resa incondizionata a qualsiasi tentativo di riscatto e di emancipazione.
L'impostazione della vita nella "Borgata", le problematiche relative alla sussistenza e la mancanza di disponibilità finanziaria, non lasciavano spazio per "proiezioni" verso l'esterno, oltre la "stretta e costretta" cerchia territoriale.
Il microcosmo decimino era praticamente isolato dal resto del mondo e le poche notizie relative agli avvenimenti di "oltre frontiera" giungevano spesso travisate e incomplete, per bocca di chi aveva occasione, per motivi di lavoro e di interessi, di recarsi nei paesi limitrofi o nella "lontana" Bologna. A queste fonti di informazioni si affiancava la voce del parroco che privatamente o dal pulpito ammaestrava i parrocchiani, oltre che sul vangelo anche sugli avvenimenti di "attualità" più importanti.
3) STORIA E PASSAGGI DI PROPRIETA' DELL'IMMOBILE
All'inizio del secolo scorso San Matteo della Decima non aveva un mulino in loco; per la macinazione del grano o del granoturco, o di altri cereali, i decimini si servivano principalmente del mulino del "Vescovo" di Cento, più comodo e a "portata di mano", oppure venivano utilizzati il mulino "del Secco" di Crevalcore o i mulini di Persiceto: quello della "Chiesuola" o "dell'Accatà". Ma per una popolazione numerosa come quella di Decima era necessario costruire, quanto prima, un mulino; ci pensò il sig. Abdon Pivetti che, individuata l'area nel centro del paese, ebbe il permesso di fabbricazione nel febbraio del 1910. La costruzione dell'immobile terminò nel gennaio del 1911 e per la campagna granaria del medesimo anno tutta l'apparecchiatura per la macinazione fu pronta. Il mulino inizialmente fu del tipo a "palmenti", costituito da mole di pietra azionate elettricamente. In seguito fu sostituito con il sistema della macinazione con laminatoi a cilindri che consentì di produrre qualità diverse di farina e di costituire grandi scorte di materia prima. La gestione dell'attività venne affidata al Sig. Quinto Pivetti fu Valentino che la mantenne fino al 1920, anno in cui subentrarono i fratelli Utili. Gli Utili provenivano da Cotignola, un paese della provincia di Ravenna, dove avevano esercitata l'attività molitoria gestendo, in proprio un mulino azionato ad acqua sul fiume Senio. La famiglia Utili, composta dalla madre, vedova, e dai tre figli, Maria, Giovanni e Vito, gestì la conduzione del nulino, preso in affitto, fino al 1933, anno in cui l'azienda fu acquistata da Augusto Gaspari ed intestata al figlio Walter, che provvide anche alla conduzione, sotto la guida attenta del padre.
Augusto Gaspari era del mestiere; infatti a S. Felice sul Panaro aveva diretto un'azienda di grande prestigio, dando prova di elevata professionalità nella cosiddetta "arte bianca"; nel 1928 si trasferì con la moglie ed i dieci figli a Pavignane, in provincia di Modena, dove rimase a gestire un mulino a cilindri fino al 1933. Da tale data la famiglia venne ad abitare definitivamente a San Matteo della Decima. Nel 1939 fu costituita un società alla quale fecero parte quattro dei fratelli Gaspari, precisamente: Walter, Dante, Ferdinando e Luigi. Nel 1972, alla morte di Walter subentrò, nella conduzione, Dante che la mantenne fino alla chiusura definitiva avvenuta nel 1979. Terminata l'attività molitoria lo stabile fu abbandonato a se stesso, mentre i locali circostanti, che facevano parte del complesso, continuarono ad essere utilizzati come abitazione o ad uso di negozi commerciali fino al 1998, anno in cui la ditta Marefosca Costruzioni acquistò l'intero immobile per la ristrutturazione.
4) I PRODROMI DELL'INTERVENTO
Nel maggio del 1998, dopo l'acquisizione del complesso, la "Marefosca costruzioni" contattò l'amministrazione comunale per valutare in maniera concorde quali potessero essere elementi migliorativi da inserire nella normativa del piano vigente al fine di conseguire nel migliore dei modi i comuni obiettivi di riqualificazione.
In quella occasione si è concordata una estensione del comparto fino a comprendere tutto l'edificio con fronte su via Cento, portandolo ad una superficie territoriale complessiva di 2.120 mq.
5) INDIVIDUAZIONE DEGLI ELEMENTI ARCHITETTONICI NEL RISPETTO DELLA MEMORIA STORICA
All'interno dell'ambito di intervento erano riconoscibili diversi complessi edilizi: |
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edificio con fronte strada su via Cento: ottenuto per successive trasformazioni e ampliamenti di un edificio costruito tra il 1813 e il 1870; le modificazioni subite dal nucleo originario dell'edificio, protrattesi fino agli anni '70 di questo secolo, non consentivano di considerare recuperabile l'immagine originaria dell'immobile, ne’ esistevano elementi di valore che meritassero interventi di conservazione (nulla rimaneva dell'impianto tipologico originario dell'edificio più antico); |
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edificio ex molino: costruito nel 1910-11 e ampliato nel 1926. L'edificio è di pregio architettonico e ha indubbiamente conservato le caratteristiche tipologiche che ne definiscono il valore storico-testimoniale, in quanto memoria dell'attività produttiva svolta. Lo stato di conservazione delle strutture, consentiva di ipotizzare un recupero della struttura, articolando le possibilità di intervento in maniera più appropriata rispetto alle caratteristiche dell'edificio desumibili dal rilievo presentato dalla proprietà: l'edificio è quindi stato diviso, in quanto a categorie di tutela, nelle tre parti che lo costituiscono (palazzina uffici e corpo mulino e aggiunta 1926). Per la palazzina si è ritenuto opportuno confermare la categoria d'intervento "restauro e risanamento conservativo di tipo B" già indicata dal PRG, per il corpo del mulino, visto che l'unità edilizia si trovava in mediocre stato di conservazione e in carenza di elementi architettonici e artistici di pregio, benché a tutti gli effetti costituisse parte del patrimonio edilizio storico di Decima e per l'ampliamento realizzato nel 1926 si può invece asserire che l'unità edilizia non presentasse caratteristiche di valore storico-ambientale, ma che fosse "compatibile con l'organizzazione morfologica del tessuto urbanistico": in tal caso la categoria di intervento ritenuta appropriata é la categoria A3-1 "ristrutturazione" di cui all'art. 36 della l.r. 47/78, con alcuni ulteriori vincoli finalizzati alla conservazione o alla riproposizione di elementi significativi; |
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corpi aggiunti a collegamento degli edifici precedenti con parti costruite tra il 1890 e il 1940. Edifici privi di valore dal punto di vista storico-testimoniale e tipologico, la cui conservazione non é stata ritenuta utile in una ottica di complessiva valorizzazione del contesto urbano; |
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magazzino costruito nel 1950-54. Edificio di tipologia produttiva, privo di caratteri di pregio architettonico, il cui recupero é difficilmente ipotizzabile per usi differenti e la cui collocazione non é compatibile con l'intervento di valorizzazione del contesto urbanistico: questo edificio doveva quindi essere demolito, anche per fornire la disponibilità di spazio pubblico per un corretto completamento dell'intervento urbanistico. |
La variante ha previsto quindi la conferma di un unico comparto, suddiviso in una parte destinata al recupero edilizio dell'ex molino, una parte destinata alla demolizione del magazzino prospiciente via Minezzi e al risanamento delle aree libere e una parte destinata alla ristrutturazione urbanistica della rimanente porzione (verso via Cento), con l'obiettivo di contribuire ad una complessiva riqualificazione dell'area centrale di Decima.
E' stata inoltre confermata l'indicazione della previsione di un passaggio pubblico da via Cento alla zona retrostante (piazzetta-parcheggio), da ottenersi mediante un porticato inserito nei lati est e nord del nuovo edificio. Per quanto riguarda la modalità di attuazione dell'intervento, si è concordato di procedere attraverso la sperimentazione di un Programma integrato di intervento, utilizzato per la prima volta a San Giovanni.
Il Programma Integrato di Intervento (PII) é una tipologia di strumento urbanistico attuativo, introdotta dall'art. 16 della legge 179/1992 e recepito nell'ordinamento regionale dalla legge regionale 6/95. Si tratta di uno di quegli strumenti normalmente noti come "programmi complessi", nel quale si possono raggiungere interessanti livelli di confronto sul piano negoziale tra pubblica amministrazione e soggetti privati interessati alla trasformazione. Secondo i primi due commi dell'art. 16 della l. 179/92 il Programma deve perseguire obiettivi di "riqualificazione urbana e ambientale", ed é caratterizzato dalla "presenza di pluralità di funzioni, dalla integrazione di diverse tipologie di intervento, ivi comprese le opere di urbanizzazione, da una dimensione tale da incidere sulla riorganizzazione urbana e dal possibile concorso di più operatori e risorse finanziarie pubbliche e private". Nel caso in oggetto l'intervento, coerentemente con gli obiettivi di PRG, persegue obiettivi di riqualificazione urbana, presenta diverse funzioni (terziarie e residenziali), diverse tipologie di intervento (recupero e sostituzione edilizia, demolizione di corpi edilizi incongrui), opere di urbanizzazione (piazzetta e parcheggi pubblici), ha una dimensione modesta ma relativamente significativa nel contesto di San Matteo della Decima e sarà presumibilmente attuato mediante l'intervento di operatori e risorse privati.
6) IL PROGETTO NEL SUO COMPLESSO
Dopo l'approvazione della variante urbanistica (delibera della Giunta Provinciale n.211 del 17/5/99) la proprietà ha presentato il Programma Integrato di Intervento per il recupero dell'area.
L'ipotesi progettuale per l'intervento nel suo complesso, elaborata dall'arch. Dante Baletti per conto della "Marefosca costruzioni", si è basata sui seguenti presupposti: |
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che fosse necessario accentuare le differenze "architettoniche" tra le facciate vincolate e le nuove facciate essendo impossibile omologare le nuove facciate a quelle vincolate, sia per l'altezza in gronda che per le quantità di bucature; |
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che, per il rispetto delle distanze dai confini o dalle pareti prospicienti, legato alla possibilità di alzare le facciate, obbligava l'arretramento delle nuove facciate con conseguente realizzazione di due pareti "a vela" e che le stesse dovessero essere caratterizzate dal mantenimento delle bucature esistenti; |
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che l'edificio su strada dovesse mantenere la finitura attuale delle pareti (intonaco tinteggiato); |
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che la parte del mulino non vincolata e la restante parte del corpo di collegamento non fosse una "finta ricostruzione" del mulino vincolato ma che fosse leggibile la sua integrale ristrutturazione pur riprendendone i principali elementi formali e volumetrici; |
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che tale edificio servisse anche da collegamento tra i materiali e le forme del nuovo edificio e i materiali e le forme del mulino vincolato; |
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che i coperti di tutti gli edifici fossero poi l'elemento unificante per tutto l'intervento. |
Per quanto riguardava poi la sistemazione degli esterni si sono potuti ricucire i vari percorsi di attraversamento del comparto; si è realizzato quindi un ampio percorso pubblico che, attraverso una zona porticata, collega Via Cento con Viale Minezzi; tale percorso è stato in parte attrezzato con panchine in modo da realizzare alcuni punti di aggregazione (piazzetta-giardino).
Sugli altri lati si è realizzato un percorso pedonale che ricuce tutto l'intervento.
La suddetta ipotesi é stata presentata alla Commissione Edilizia, che ha espresso un parere preventivo favorevole in data 9 giugno 1999. Inoltre, la realizzazione dell'intervento nel suo complesso è stata anticipata con l'autorizzazione rilasciata dal Consiglio Comunale in deroga al PRG (del. C.C. 116 del 30/9/99) per la demolizione dell'edificio in angolo tra via Minezzi e viale della Stazione, intervento prefigurato dal progetto oggetto di parere favorevole.
In data 20/9/99 é stata presentata la domanda di approvazione del Programma Integrato di Intervento relativo al comparto; la concessione edilizia è stata rilasciata, contestualmente all'approvazione del Programma in data 20 gennaio 2000, ed ha avuto tre successive varianti, l'ultima delle quali approvata il 27 dicembre 2001.
L'intervento approvato interpreta in maniera corretta le categorie di tutela assegnate ai diversi edifici, comporta la destinazione a residenza dell'80% della superficie realizzata (le rimanenti destinazioni sono esercizio pubblico, commercio e direzionale), ipotizza la realizzazione di 8.300 mc di volumetria edificata in luogo dei 9.000 preesistenti e realizza un efficace ed interessante percorso di collegamento tra via Cento e la retrostante zona di via della Stazione/via Minezzi.
Quest'ultimo risultato della trasformazione è di particolare interesse per l'Amministrazione Comunale in quanto costituisce un ingresso futuro alla grande zona di riqualificazione urbana costituita dall'area della vecchia ferrovia e dell'attuale campo sportivo, situata proprio dietro all'intervento realizzato.
Il progetto approvato ha una facciata su via Cento che ripropone le dimensioni e le partiture di quella preesistente, finita ad intonaco con coloritura rosso mattone; l'elemento ripropone quindi la continuità dell'edificio sulla strada, caratterizzante l'impianto storico di Decima, pur essendo costituito anche da una campata vuota, che indica l'accesso al nuovo percorso pubblico.
Il percorso prosegue poi, in parte porticato, sotto al nuovo fabbricato tinteggiato in colore (giallo) contrastante con quello della facciata su via Cento, a sottolineare il nuovo inserimento, e contenente finiture che riprendono i modi di quelle utilizzate nel vecchio mulino (architravi in mattone, cornici marcapiano). La parte retrostante comprende invece l'edificio restaurato, con le superfici lasciate in mattone faccia vista, con l'inserimento di una pensilina in ferro e vetro, che ridisegna in linguaggio contemporaneo strutture di servizio tipiche dell'antico uso del fabbricato. Nell'ultimo corpo edilizio, quello prospiciente via Minezzi, la vecchia palazzina uffici, l'intervento si è limitato ad un corretto restauro del corpo edilizio, dei materiali e della tipologia preesistente.
7) VOLUMI, FORME E MATERIALI
Il Complesso Edilizio si svolge su un piano interrato, realizzato interamente in cemento armato, e da quattro piani fuori terra, realizzati prevalentemente in muratura autoportante. L'estradosso della struttura di copertura del piano interrato non interessato dal fabbricato è caratterizzato da aiuole e percorsi pedonali. Una rampa di servizio realizzata a ridosso della piazzetta permette il collegamento meccanizzato con il piano interrato.
Il collegamento verticale tra il piano interrato e i piani fuori terra è assicurato da capaci ascensori e rampe di scale. La struttura di copertura a falde del fabbricato, concepita e realizzata interamente in legno, la pensilina in ferro studiata e realizzata in contropendenza e i portici ad arco ribassati, conferiscono al complesso edilizio il legame architettonico con il passato.
La particolare forma del fabbricato e la razionalizzazione dei materiali e colori impiegati nella realizzazione dei prospetti denota in via preliminare le tipologie edilizie. I prospetti della casa singola di tipo padronale, sono stati realizzati in mattoni vecchi mentre i prospetti delle unità abitative di tipo condominiali sono intonacati e tinteggiati. Colori diversi identificano le tipologie edilizie di progetto.
8) LA FASE REALIZZATIVA
La fase realizzativa del Complesso Edilizio è stata caratterizzata da opere di demolizione, opere di recupero conservativo e opere di costruzione. Il recupero conservativo è stato eseguito su pareti e solai di particolare interesse architettonico quali murature in facciavista, portali, voltini ecc.
Le opere ex novo sono state realizzate con le tecniche più evolute di ingegneria civile. Per la realizzazione del piano interrato si è ricorsi alla realizzazione di diaframmi e opere di sottomurazione atte a sostenere parti di edifici non assoggettati alla demolizione. La continuità tra la platea di fondazione e le pareti in c.a. è stata assicurata mediante l'impiego di waterstop. Una guaina impermeabilizzante estesa a tutta la superficie interrata garantisce l'assenza di infitrazioni dal terreno. Un impianto di sollevamento assicura il deflusso delle acque piovane convogliate da canalette e griglie in corrispondenza della rampa di accesso alle autorimesse. L'isolamento acustico e termico è stato realizzato rispettivamente nelle pareti di confine degli alloggi e nella struttura di copertura. Le tinteggiature esterne sono state eseguite con prodotti ai silicati. Particolare attenzione è stata prestata all'impiantistica. Ogni alloggio è dotato di impianto di condizionamento e riscaldamento a pavimento.
9) L'INSEDIAMENTO RESIDENZIALE E LE ATTIVITA' COMMERCIALI
Attualmente l'insediamento presenta diverse iniziative terziarie quali: una tabaccheria, un negozio di abbigliamento, un centro acconciature, un'agenzia assicurativa e la Sede della Marefosca Costruzioni.
La parte residenziale dell'intervento, che è la predominante, è adibita a civile abitazione con appartamenti di varie tipologie.
10) CONSIDERAZIONI FINALI
L'Amministrazione Comunale individua come elementi di successo della iniziativa sia il conseguimento degli obiettivi di riqualificazione prefissati che le modalità di interazione pubblico-privato, che hanno favorevolmente inciso sia sulla qualità dell'intervento realizzato che sui tempi dell'operazione di riqualificazione.
L'intervento di recupero del vecchio molino costituisce un interessante avvio per un più forte processo di rinnovamento del centro di Decima, processo che si attiverà ancora con ulteriore forza al momento della riorganizzazione del traffico di attraversamento della frazione, una volta completato l'asse di circonvallazione orientale, che, liberando il centro dall'attraversamento del traffico pesante, consentirà di riscoprire un più equilibrato rapporto tra gli edifici situati ai due lati della strada, la strada stessa, e il canale. Il grosso intervento di riqualificazione dell'area ex ferroviaria (di cui l'Amministrazione sta predisponendo uno studio di fattibilità, per avviare nuove modalità di confronto con possibili attuatori), unito agli interventi di nuova edificazione previsti a ridosso del centro e ai singoli interventi di recupero, potrà realizzare una nuova centralità nella frazione, capace di offrire ai vecchi e ai nuovi residenti una interessante opportunità di godere della qualità urbana della propria città.
SCHEDA RIASSUNTIVA
- Progetto architettonico esecutivo e direzione generale dei lavori: Arch. Dante Baletti
- Progetto e direzione lavori delle opere architettoniche: Arch. Dante Baletti
- Progetto e direzione lavori strutturali: Arch. Emanuele Cosmi
- Progetto degli impianti meccanici: p.i. Gilberto Nicoli
- Progetto dell'impianto elettrico ed illuminamento: p.i. Diego Matsechek
- Progetto antincendio: p.i. Gilberto Nicoli
- Coordinatore per la progettazione e per l'esecuzione dei lavori: Ing. Lorenzo Pellegatti
Nota - L’articolo è stato pubblicato nella rivista “Ingegneri architetti costruttori” (n. 650, giugno 2003) - Mensile di tecnica e informazione dell’associazioni ingegneri e collegio costruttori di Bologna, con il titolo: “Piano integrato per il recupero del comparto 134 di S. Matteo della Decima”
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