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CENNI STORICI SUL PRESEPIO
a cura di Maria Ottani


Chi da bambino non ha passato momenti indimenticabili, prima di Natale, a montare con cura il presepio in qualche angolo della casa, tracciando le stradine con i sassolini bianchi e formando il laghetto con la carta stagnola delle cioccolate? Chi non ha mai disegnato stelle dorate su grandi fogli azzurri o, chi se lo poteva permettere, acquistato la carta appositamente stampata a sfondo blu intenso con impresse decine di stelle di varie grandezze? Chi non ha spinto sul sentiero, poco a poco, i cammelli dei re magi nei primi lunghissimi giorni di gennaio, per farli arrivare davanti alla capanna proprio la notte dell'Epifania? Chi non ha inventato nuovi modi di formare nuvole e montagne, di costruire grotte e case, di sistemare l'erba, il muschio e la paglia del presepio di casa? Chi da adulto non ha aiutato il proprio figlio o i nipotini a costruire il presepio rivivendo il fascino, la suggestione ed i ricordi della propria infanzia?
Anche se i tempi cambiano e la festività del Natale sempre più viene associata ad aspetti meramente consumistici, la tradizione del presepio è "dura a morire", anzi in questi ultimi anni è stata valorizzata e, assieme all'albero, è diventato il "segno" principe del Natale in molte case, nonostante la globalizzazione.
Con quest'articolo ci proponiamo di tracciare una breve "Storia del presepio" con la speranza che questa tradizione abbia a consolidarsi sempre più.
Nella chiesa di Betlemme, in una stanza ancora annerita da un incendio, una stella metallica sul pavimento sta ad indicare il luogo esatto in cui nacque Gesù Cristo di Nazareth. Lì, venti secoli fa, Maria partorì in una stalla o in una grotta (una carità naturale utilizzata come ricovero degli animali) e poi depose il bambino al caldo in una greppia o mangiatoia. Secondo la tradizione, la mangiatoia (1) di Gesù venne distrutta nel II secolo dell'era cristiana per ordine di Adriano, imperatore romano, ed i resti, si dice, furono utilizzati per costruire le fondamenta di un tempietto pagano.
Fin dal II secolo d. C. l'immagine della Madonna col bambino comparve nei rozzi dipinti eseguiti dai cristiani nei loro rifugi. Uno assai suggestivo, appartiene alle catacombe di Santa Priscilla a Roma: comprende una terza figura misteriosa, forse un profeta.
In numerosi sarcofagi, inoltre, Gesù è ritratto fasciato e adagiato in una mangiatoia tra i musi protesi di un asino e di un bue.
Dall'ottavo secolo la nascita di Cristo fu tema di rappresentazione tratta dai vangeli, che divenne sempre più popolare, perdendo via via di religiosità, tanto che il papa Leone III proibì ogni tipo di rappresentazione sacra.
Nel 1223 San Francesco chiese ad Onorio III una dispensa al divieto per far rivivere la natività in una grotta situata vicino al convento di Greccio. Francesco, con l'aiuto di Giovanni Vellita, un "signorotto" del luogo, procurò la mangiatoia, la paglia e gli animali. La notte della vigilia di Natale il rintocco di una campana convocò alla grotta gli abitanti di Greccio che accorsero chi a piedi, chi a dorso di un mulo o di un cavallo inconsapevolmente simili ai pastori del presepio. La messa fu celebrata dal cardinal Ugolini, accanto alle bestie e davanti ai numerosi fedeli, mentre Francesco lesse e spiegò il vangelo.
Quella commovente rappresentazione, dipinta poi da Giotto nella chiesa di Assisi, fu la partenza della diffusione del culto della natività. Furono i frati francescani ad imitare il fondatore, nelle chiese e nei conventi aperti in Europa: autentici pionieri del presepio, prima dei domenicani e dei gesuiti.
Dalle rappresentazioni con creature viventi si passò poi a quelle con figure scolpite.
Ricordiamo, fra l'altro, la natività scolpita in rilievo su marmo da Nicola Pisano nel battistero di Pisa e la natività in rilievo che si trova nel duomo di Pisa, realizzata dal figlio Giovanni. Ma con queste espressioni il presepio rimase ancora prigioniero della materia in cui era impresso: il marmo, la tela, una volta, una parete...
Nel 1289 fu Arnolfo di Cambio a dare autonomia alle figure della sacra rappresentazione scolpendo le statue della Vergine, di S. Giuseppe e dei Magi per la basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, accanto alle reliquie della culla di Gesù. Quello di Arnolfo è considerato il primo vero presepio plastico, con figure e particolari che hanno valore autonomo nel complesso della scena.
Recentemente, però, gli studi attorno ad alcune statue lignee custodite a Bologna nella chiesa del Martirio hanno aperto la questione della primogenitura; le figure, infatti, risalgono al 1250 e vennero realizzate da un anonimo artista emiliano e colorate nel secolo successivo da Simone de' Crocifissi.
Si dice che la diffusione dell'usanza del presepio sia anche legata a questo strano episodio: nella notte di Natale del 1517, S. Gaetano di Thiene mentre celebrava Messa in Santa Maria Maggiore, ebbe una visione; apparve la Madonna con Gesù Bambino in braccio il quale sorreggeva un piccolo presepio casalingo e gli chiese di divulgare la tradizione tra il popolo, cosa che egli fece a cominciare da Napoli, città dove esercitava l'apostolato sacerdotale.
Fino alla seconda metà del '400 i presepi in legno o di terracotta, erano composti solo dai personaggi principali: il Bambino, la Madonna, San Giuseppe, i Re Magi, il bue e l'asinello. I pastori e la gente comune comparvero solo all'inizio del '500.
Nella seconda metà del XVI secolo, in Germania furono fabbricati i primi manichini di legno snodabili. Nei primi decenni del '600, soprattutto a Napoli, i manichini articolabili vennero perfezionati ed ebbero corpi di legno, parrucche di veri capelli, abiti su misura, occhi di vetro e dimensioni progressivamente ridotte, fino a raggiungere una media di settanta centimetri. Poi furono introdotti i manichini con la testa e gli arti in legno, ma con un'anima di fil di ferro e un corpo di stoppa. In seguito le teste dei manichini vennero realizzate in terracotta(2).
Dalle chiese, soprattutto a partire dalla seconda metà del '600, i presepi si riversarono nelle case(3). Si impose l'uso della terracotta prevalentemente di piccole dimensioni; in tutta l'Europa cattolica le famiglie benestanti e signorili, specialmente, si tramandavano le statuine, di generazione in generazione, integrando ogni anno il piccolo patrimonio con qualche nuovo acquisto. Così è stato anche per le famiglie meno abbienti e più povere; il piccolo e semplice presepio, costituito da pochissime statuine dozzinali in terracotta che si perdevano nel paesaggio agreste costituito esclusivamente da ciocchi di legna e da muschio fresco di campagna, veniva allestito in un angolo della cucina su un vecchio tavolo o addirittura su di un piano formato da cassette di legno ricoperte da sacchi di tela juta. La vigilia di Natale la famiglia riunita, prima di consumare il "cenone", si radunava attorno al presepio e recitava il rosario.
Un rito questo in cui si mescolavano ricchezze e miserie, devozione e folklore, tradizioni familiari e ritualità. Un rito che ancora oggi è praticato in tante famiglie come se il tempo si fosse fermato: segno, questo, inequivocabile di continuità di una tradizione che lega presente e passato "nella ciclicità dell'atto liturgico"; frammenti di una realtà storica e sociale che merita di essere analizzata e studiata più approfonditamente.

IL PRESEPIO BOLOGNESE

Come abbiamo detto l'esempio più antico di presepio italiano è quello conservato nella chiesa del Martirio di Bologna. La tradizione si consolidò nel 1600 quando molti artigiani cominciarono a realizzare piccoli presepi, non più solamente destinati ai conventi e alle chiese, che regolarmente venivano esposti per la vendita all'annuale fiera di Santa Lucia; le statuine di solito riproducevano gli usi e i costumi del nostro territorio. Oltre ai personaggi "canonici" del presepio, ai pastori e alle pecore, diventarono tipici ed indispensabili i seguenti personaggi: "Offerta", figura sia femminile che maschile che porta in dono prodotti della pastorizia; "Dormiglione", figura che dorme e non si accorge della nascita del Salvatore che simboleggia il popolo d'Israele insensibile alla chiamata; "Tradizione", figura maschile o femminile adulta che accompagna un bimbo alla grotta; "Curioso", figura che scruta nella notte; "Meraviglia", figura con le braccia alzate "in un gesto di stupore e di adorazione"; "Adorazione", che raffigura l'obbedienza al richiamo del Salvatore... ed altri ancora che la fervida immaginazione dei "presepisti" ha creato e che sono entrati a far parte della tradizione.
Fra gli artisti del '600 ricordiamo Camillo Mazza che modellò le statuine con l'argilla, mentre il figlio Giuseppe si cimentò con il legno ed il bronzo.
Del '700 sono rinomati i lavori(4) dei fratelli Angelo e Domenico Piò, abili scultori ed esperti nel modellare la cera(5), Giuseppe Curti, famoso per le sue statuine di animali, i fratelli Girolamo e Francesco Saverio Balzani, e Filippo Scandellari, il primo plasticatore a tentare la via della serialità, in cui un modello riuscito veniva ripetuto e sfruttato "ad libitum".
Nell'800 ci fu un proliferare di plasticatori dove da un lato artisti come Giacomo di Maria "continuarono a produrre statue di alta qualità destinate ad un pubblico di estimatori", mentre dall'altro si fece sempre più strada una nuova figura: "l'artista-artigiano" che si rivolgeva ad un pubblico meno raffinato disposto ad accettare anche prodotti fatti in serie.
Un esempio significativo di questi artisti fu Pietro Righi(6) il quale "operava largamente con gli stampi, arrivando a produrre pezzi unici o gruppi (presenti nelle chiese bolognesi e della provincia: una sua natività è conservata nella nostra chiesa parrocchiale) chiaramente composti di figurine stampate una per una e poi saldate fra loro". Con l'introduzione del nuovo sistema gli scultori "di grido" si dedicarono ad altro, lasciando il campo ad artisti improvvisati i cui prodotti venivano collocati sul mercato dai negozianti specializzati, oppure artigiani stagionali che provenivano dai mestieri più vari e si dedicavano "alla plastica" per incrementare i salari, "non certo per reale vocazione artistica". Così col passare del tempo venne sempre più adottata la tecnica del "multiplo" e in molti casi sfruttando "calchi antichi" con conseguenze inevitabili: appiattimento e semplificazione derivanti dall'usura del sistema di riproduzione.

Note
1) La materia primaria era l'argilla, modellata dai palestinesi per ricavarne recipienti, appoggiati su muretti, in cui far mangiare le bestie. Come per prodigio di continuità, l'argilla è sempre stata il materiale più usato per modellare i personaggi del presepio.

2) Purtroppo le statue in terracotta dei presepi, ci sono pervenute isolate e in cattivo stato di conservazione poiché erano considerate "oggetti effimeri" ai quali non si attribuiva un valore artistico alto, anche se opera di autori illustri. Le statuette erano esposte a rischio di frattura derivate da cadute, da incapacità degli allestitori o all'imballaggio poco sicuro. Il vecchio presepio, mutilato o danneggiato, veniva sostituito da uno nuovo, badando più alla sua funzione didattica che al suo valore artistico. In questo modo e con tale mentalità molte statue utilizzate nel presepio sono andate distrutte precludendoci, ora, la possibilità di effettuare studi più approfonditi sull'evoluzione di quest'arte.

3) La certezza della diffusione del presepio nelle case è convalidata dai seguenti documenti notarili; nell'inventario, redatto nel 1658, il mercante Giuseppe Bordani risulta possedere "un Angelo, un pastore, un Asino di legno, una scatola con bambino in cera col suo tamarazzino e cossini di seta agiurri"; negli inventari degli aristocratici Ferdinando Cospi e Gaspare Maria Scala, redatti sempre nella seconda metà del XVII secolo, risulta che Scala possedeva "un altarolo fornito con sue statuine di terra per il presepio" e Cospi possedeva "un Presepio di terra cotta colorito figure di mezzo braccio oltre due pastori, et Angelo con Gloria".

4) Presso il Museo Davia Bargellini è conservato un gruppo di pastori "avanzanti", firmato da Angelo Piò.

5) Un esempio tra i più significativi "presepi di cera" in ottimo stato di conservazione è senz'altro la "Sacra famiglia" di S. Vitale e Agricola (Bologna), opera di Angelo Piò.

6) Pietro Righi (1772 - 1839) nacque a Bologna dal medico Francesco Maria Righi, che morì quando il figlio aveva solo 16 anni. Suo figlio Francesco fu un valente medico e suo nipote augusto, un fisico sperimentale, celebrato in un articolo da cui sono tratte anche le notizie su Pietro Righi. Viene ricordato come non mediocre scultore dedito essenzialmente alla lavorazione delle terrecotte: ritratti, Madonne, santi dipinti da lui stesso. Sembra non abbia frequentato l'Accademia e abbia quindi imparato il mestiere da qualche altro "scultore di terrecotte", in una bottega, dove si operava seguendo blandamente i modelli stilistici e compositivi proposti dagli scultori accademici, che ancora a cavallo tra Sette e Ottocento si dedicavano alla produzione di piccole statuine per la committenza privata... Di Pietro Righi si conoscono, oltre ai presepi conservati nel museo Bargellini e in S. Caterina di Strada Maggiore, almeno altri sei "natività" pressochè uguali; tre di questi si trovano nella chiesa di S. Giovanni Battista a S. Giovanni in Persiceto, nella chiesa di Castagnolo e nella chiesa di San Matteo della Decima. Nella natività conservata nella chiesa di Decima manca l'asinello perchè è stato rotto.
Pietro Righi specializzato nella produzione di statuine era quindi un abile artigiano, che operava moltissimo anche con gli stampi per far fronte alla richiesta che con l'inoltrarsi del secolo (XIX) si fece sempre più vasta e popolare, con l'ineliminabile conseguenza di uno scadimento nella qualità dei pezzi.
Pietro Righi tuttavia operò con abile e sostenuto mestiere, e produsse non solo statuine di carattere devozionale ma anche ritratti anche se sempre in terracotta dipinta e mai di marmo o di stucco, medium invece della scultura accademica e della sua aulica committenza.
(Per la nota n. 6, le citazioni e le immagini 3 e 4 ci siamo avvalsi del libro AA.VV., Presepi e terrecotte, Nuova Alfa Editoriale, Bologna, 1991; mentre l'immagine n. 2 è stata tratta dalla pubblicazione a cura di Stefano Tumidei, Ospiti 14 Un presepe napoletano del settecento, Ferrara, 1999)


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