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APPUNTI DI TOPONOMASTICA: LA MARSIGLIA
a cura di Libero Poluzzi

Alcuni toponomi di cui più volte, nel passato, abbiamo avuto modo di occuparci, probabilmente non hanno avuto la giusta attenzione e fra questi annoveriamo "La Marsiglia". Torniamo quindi ad occuparci di questa estensione territoriale importante sia per la formazione alluvionale del suolo, sia per la notorietà dei suoi possessori.

L'AMBIENTE
Questo luogo sta al centro di quel grande appezzamento che gli antichi documenti ci hanno tramandato con la denominazione di "Marefosca". Esso faceva parte di quelle aree appartenenti agli allodi vescovili di Bologna, di cui la Comunità Persicetana (Partecipanza) aveva ricevuto l'uso enfiteutico dal 1170 fino al 1537, anno in cui i persicetani dovettero rinunciare al suo possesso a causa dei forti indebitamenti; i privilegi passarono ad uno dei maggiori creditori e cioè al conte Marcantonio Marsili. Quando nel 1537 i Marsili entrarono in possesso di questa estesa area, dovettero provvedere ad una parziale opera di bonificazione poichè quei terreni erano ancora in parte coperti da acquitrini e boscaglie, nonostante fossero in buona parte terminate le opere Bentivogliesche di bonifica del Cavamento della Palata, e le opere Estensi che prevedevano l'escavazione del canale di S. Giovanni il cui corso era stato deviato a partire dalla località "Mora" verso Cento.
Al termine di queste opere i lavori di appoderamento furono agevolati dalle condizioni ambientali favorevoli anche perchè il dissesto geologico, provocato nel passato dal corso dei fiumi Reno e Samoggia, aveva predisposto la formazione di un ambiente la cui altimetria era costituita da un gradiente molto marcato da est verso ovest fra i 20 m sul livello del mare della dorsale conoide del Reno vecchio e della Samoggia vecchia, fino a raggiungere i 17 m sulla linea che accompagna il corso del canale per Cento.
Il dislivello altimetrico ha favorito la possibilità di sgrondo delle acque, con scarico prevalente nel canale. Tuttavia l'area della Marsiglia, pur avendo una buona condizione altimetrica, ha subito danni molto gravi a causa delle rotte in sinistra dell'argine del Reno.
Vogliamo a questo proposito ricordare le date in cui si verificarono gravi alluvioni che allagarono il Bagnetto e parte della Marsiglia: 24 maggio 1559, 25 novembre 1642, 6 dicembre 1648, 18 novembre 1812, 14 settembre 1842.
Le rotte renane e pure quelle del Samoggia interessarono il Bagnetto nel periodo successivo alla costruzione "dell'argine traversante o traversagno" costruito a sud della città di Cento per la propria difesa alluvionale già dalla metà del XVII secolo; tali opere furono salutari per la città di Cento, ma estremamente rovinose per tutta l'area di Bagnetto ed anche della Marsiglia. Inoltre ripercussioni molto gravi le ebbero soprattutto le aree della Lama, quelle terre cioè poste fra il corso del vecchio e del nuovo Reno.

IL TOPONIMO
Abbiamo detto che la comunità persicetana dovette cedere i possessi dei suoi migliori terreni enfiteutici a causa di gravi condizioni economiche: per tali ragioni anche il territorio oggetto di questa nostra indagine fu ceduto ad altro proprietario ed infatti la denominazione "Marsiglia" deriva dal nome del nuovo possessore, il conte Marcantonio Marsili. Egli ne divenne proprietario con atto del notaio Morandi datato 10 maggio 1537. Secondo le indicazioni di quell'atto la superficie dell'appezzamento acquistato era di 1.041 biolche, cioè circa 1.500 tornature bolognesi, ma valutando l'attuale dimensione della Marsiglia ci sembra che la superficie dovesse essere inferiore.

IL CASATO
Il casato dei Marsili era fra i più noti della nobiltà bolognese. Ebbero diritto allo "scanno" senatoriale nel governo della città di Bologna. Erano noti nell'ambiente persicetano poichè erano già detentori di terreni e mulini nell'area meridionale persicetana, oltre che possessori di un noto polazzo detto appunto dei Marsili, identificabile con l'attuale Palazzo Comunale di Persiceto.
I Marsili erano imparentati con le maggiori e più altolocate famiglie dell'aristocrazia padana; infatti il conte Marcantonio, acquirente di questo tenimento, era figlio di Agostino Marsili e di Agostina Marescotti, aveva sposato Lucrezia Bevilacqua e un loro figlio, Cesare, ebbe per moglie Margherita Pepoli. Furono imparentati con i Ranuzzi, gli Ercolani, i Manzoli, i Foschini (da cui discendono), gli Orsi, i Buratti, i Duglioli e ancora con vari altri casati anche della nobiltà romana, quali i Colonna ed i Barberini.
Nel corso dei tempi, con l'espansione dei membri del casato, ebbero origine diversi "rami", alcuni dei quali avevano fuso il nome del proprio casato con quello della consorte, quando quest'ultima proveniva da una stirpe portatrice di una dote molto ricca.
Fu attraverso questi matrimoni che si formarono i rami dei "Marsili - Rossi", dei "Marsili - Rossi - Lombardi", dei "Marsili - Duglioli", ecc.

GLI ESTIMI DEL 1610
Il frazionamento del casato comportò anche di conseguenza un indebolimento patrimoniale, tanto che in un documento risalente all'anno 1610 e redatto dal perito agrimensore Alfonso Nelli (1) risulta che, a quel tempo, un diretto discendente di Marcantonio e precisamente Pompeo di Enea di Marcantonio Marsili, era titolare di circa due terzi della superficie della tenuta Marsiglia, mentre l'altro terzo apparteneva ad un parente ossia monsignor Matteo Buratti, che successivamente aveva conferito la sua parte in gestione ad alcune congregazioni ecclesiastiche.
Il conte Pompeo possedeva i terreni posti a ponente della tenuta ed adiacenti al canale di S. Giovanni, mentre a mons. Buratti apparteneva l'area a levante della tenuta e adiacente ai vecchi alvei abbandonati del Reno e del Samoggia.
La terra di appartenenza al Conte Pompeo era, all'inizio del '600, data in affitto a tale Gianfranco Guerini; il conte si era invece tenuto per sè una piccola area adiacente a quel noto "palazzo che si disse della Marsiglia"
Tale area, affidata ad un fattore, nei documenti del Nelli viene descritta come avente una superficie di 18 biolche e 165 tavole, cioè aveva un'estensione di circa 28 tornature (quasi quattro ettari). Il Nelli ci indica che essa è "arativa, prativa, arborata, vitata, moreata, e fruttifera, con casamenti per i patroni, per lavoratori, galinara, (con pollai ndr) colombara, teggia, stalla, pozzo, forno e i suoi soprastanti, con orto, giardino - Due case per brazzenti e suoi soprastanti. E' posto nella comunità di San Giovanni in Persiceto, nel quartiere di San Matteo della Decima in loco detto la Marsiglia".
Non abbiamo trovato alcuna descrizione del "palazzo", tuttavia esso era di buona fattura architettonica, con grandi sale e servizi atti ad ospitare sia i titolari sia gli ospiti che venivano a villeggiare. Per oltre un secolo non fu più frequentato dai vari possessori e divenne dimora di operai e braccianti addetti ai lavori agricoli nell'ambito della tenuta.
Purtroppo, poi, durante la seconda metà del XX secolo, gli allora proprietari Dallari, con una determinazione che stupisce e sconcerta, provvidero all'abbattimento di tutti gli edifici che si trovavano su quelle aree da essa acquistate. In tale infelice e riprovevole circostanza fu abbattuto anche il palazzo della Marsiglia e le due case che furono per tanti secoli dimora delle famiglie Borghesani e Serra. Questi edifici erano stati costruiti nella seconda metà del '500 ed erano ancora agibili ed abitabili all'atto della demolizione.
Nessuna fra le grandi tenute del territorio decimino ebbe a subire una così profonda metamorfosi, che in breve tempo determinò sia lo smembramento parziale dell'unità aziendale che, in seguito, una sempre più accentuata frantumazione di questa tenuta.
Come già abbiamo accennato, in un primo tempo l'alienazione strutturale della tenuta avvenne fra stirpi fra loro imparentate ma successivamente, già a partire dall'inizio del XVII secolo, si verificharono varie cessioni patrimoniali verso terzi estranei alla cerchia parentale.
Dai documenti dell'Archivio di Stato di Bologna "Estimi del Contado" relativi al periodo post-medioevale (2) si ottengono poche informazioni in quanto le proprietà del tempo, appartenenti alla nobiltà ed al clero, erano esentate dal pagamento delle imposte e tassazioni di ogni genere; tuttavia è stato possibile conoscere alcuni dati importanti che ci consentono di avere conferma che, all'inizio del '600, sia i Marsili che i Buratti detenevano proprietà nella Marsiglia. Da questi documenti apprendiamo che alla metà del '600 certo Sebastiano Fabbri aveva il "possesso" di 115 biolche di terreno (170 tornature circa) poste nella parte settentrionale della Marsiglia in confine con il centese, in quell'area corrispondente ai poderi lavorati nel passato dai sigg. Orlando Bosi, Desiderio Cristofori, Elio Malaguti, ecc. Tale superficie è censita coi termini indicativi di possessione e loco: per possessione si intendeva un podere avente casa, teggia, stalla, pozzo, forno, ecc; mentre il loco o sito, era una proprietà senza edifici. Un altro appezzamento, posto invece nella parte meridionale della Marsiglia ed esteso per circa 125 biolche (185 tornature) fra la via Pioppe ed il palazzo Marsili, era stato acquistato dal sig. Procolo Ringhieri, un cui ascendente Annibale di Pietro Paolo, aveva sposato Isotta Marsili. Con tale acquisizione si era ridotto il possesso degli originari proprietari, cioè dei Marsili. Il possesso dei Buratti si era mantenuto invece intatto ed era composto da quattro possessioni e due lochi, per un'estensione di circa 500 tornature.


GLI ESTIMI DEL 1725

Consultando gli estimi relativi all'anno 1725, notiamo che la stirpe originaria che due secoli prima aveva acquisito il possesso della tenuta, cioè i conti Marsili, non erano più presenti nel luogo. Si erano verificate pertanto alcune importanti varianti: il palazzo della Marsiglia con una discreta superficie "sottostante" di circa 250 tornature era diventato proprietà dei sigg. Orsi, parenti indiretti dei Marsili grazie ad un matrimonio di un Orsi con una Foschini.
Un'altra area trasversale a tutta la Marsiglia, comprensiva del podere della "Casa della Decima", situato presso via Nuova ed estesa fino alla via Samoggia Vecchia, era gestita direttamente dalla proprietà allodiale cioè dalla Mensa Arcivescovile di Bologna. Quest'area era di circa 170 tornature ed era amministrata da un "fattore".
Il terreno che fu dei sigg. Fabbri, posto su confine centese, era passato in gestione alle Rev. Madri di S. Margherita di Bologna. Un'ulteriore entità terriera era stata acquistata dal casato dei Pagnoni di Decima, i quali disponevano di tre piccole possessioni ed un loco, per complessive 100 tornature di terreno. I Pagnoni erano noti, particolarmente agli inizi del '700, per la loro fama di imprenditori agricoli; per merito particolare di Agostino ebbero in affitto dai sigg. Aldrovandi la tenuta Fontana ed anche la Giovannina. Essi risiedettero nel loco presso la chiesa di Decima ed alla "Casa Bella" della Marsiglia. I possessi dei sigg. Buratti furono praticamente azzerati per trasformazioni ereditarie avvenute nell'ambito del parentado. Una parte dei possessi furono ceduti ai sigg. Orsi, mentre la maggior parte fu passata al famoso lascito dei Duglioli, che ebbero come diretti gestori i Rev. Padri di S. Agostino.
Il vecchio possesso dei Ringhieri non aveva, a questo tempo, subito alcuna variazione.


GLI ESTIMI DEL 1775

Alla fine del XVIII secolo perdurano i possessi delle Rev. Madri di S. Margherita di Bologna che alla descritta possessione aggiungono un loco nella parte nord-orientale della Marsiglia. Sono invece completamente spariti i possessi sia degli Orsi che dei Buratti, tutti assorbiti dalla gestione dei Rev. Padri di S. Domenico. Permangono immutati i possessi della Mensa Arcivescovile. Il possesso che apparteneva ai sigg. Ringhieri era stato acquistato dal sig. Sebastiano Menarini. I possessi dei Pagnoni si erano ampliati raggiungendo la superficie complessiva di 120 tornature ed erano suddivisi in quattro piccole possessioni, poste sull'area orientale della Marsiglia.

ANAGRAFE NAPOLEONICA DEL 1813 - Censimento dell'anno 1811
Da alcuni rilevamenti risalenti alla seconda decade del XIX secolo, si può ricostruire la proprietà fondiaria esistente nella tenuta "Marsiglia" in quel tempo (3). Consultando gli estimi del passato, avevamo già osservato quanto fosse consistente il patrimonio ecclesiastico detenuto dai Rev. Padri di S. Domenico e dalle Rev. Madri di S. Margherita, le cui congregazioni erano amministrate da chi gestiva il "lascito Duglioli" che faceva parte dell'antica proprietà Marsili.
Nel 1813 esse non esistevano più, avendo subito una variazione nella denominazione; infatti erano state sostituite da una nuova organizzazione ecclesiastica comunque sempre amministrata dalla vecchia ed antica proprietà del "lascito Duglioli". Si tratta della "Congregazione di Carità di Bologna", talvolta anche indicata con la denominazione di "Opera Pia di Bologna".
E' importante segnalare che fra la fine del '700 e l'inizio dell'800, la vecchia amministrazione dei Rev. Padri di S. Domenico era stata gestita per un breve periodo dalla nobil casa dei sigg. Malvezzi: all'affacciarsi del nuovo secolo e con la successiva variante della denominazione, la nuova Congregazione di Carità affidava il proprio patrimonio agrario della Marsiglia ai nobili bolognesi Pasi, il cui casato aveva, a partire dal 1797, assunto la proprietà della tenuta "Fontana". Gran parte della Marsiglia apparteneva a questa organizzazione diretta dai Pasi, ad eccezione dell'area occupata dalla Chiesa di Decima, che apparteneva all'enfiteusi della Mensa Arcivescovile, così come i luoghi contrassegnati tipograficamente con i numeri civici 2, 3, 4, 5, 6 (luogo questo storicamente noto come "Casa della Decima") e come la "Cà alta" sita in via Samoggia Vecchia all'antico numero civico 22. Questi ultimi due poderi agricoli erano affidati a mezzadri, mentre la loro amministrazione era demandata al sig. Luigi Malagoli, personalità di spicco fra i maggiorenti decimini.
Appartenevano poi ai Pagnoni i già descritti quattro poderi con sovrastanti fabbricati corrispondenti ai numeri civici primordiali (cioè della prima numerazione) 7 e 8 (Cà bella) e 9 - 10 (antica casa dei Pagnoni sul canale) ed ai n. 77 - 78 - 80 situati presso l'abitato di Decima Borgata. Anche i sigg. Menarini conservavano il loro grande podere con edifici rurali al n. 74.
I due poderi che furono in possesso delle Rev. Madri di S. Margherita erano stati acquistati dal sig. Giuseppe Bassi(4) e il fabbricato sovrastante ad essi portava i n. civici 20 e 21.
Pertanto le possessioni, con relativo sovrastante edificio, appartenenti alla Congregazione di Carità avevano le seguenti numerazioni civiche: dal n. 11 al n. 26, ad esclusione dei n. 20, 21 e 22.
Nel 1813 resiedeva, al n. 14, il fattore Luigi Serra; al n. 15 era situato il palazzo Marsili nel quale risiedeva l'affittuario Gaspare Pasi con il figlio Girolomo e la moglie Marianna. Nel medesimo palazzo abitava la famiglia del bracciante Domenico Borghesani, nato nel 1773,la madre Annunziata (n. nel 1759), la moglie Maria (n. nel 1777) ed i figli: Vincenzo (n. nel 1798), Angelo (n. nel 1805) e Luigi (n. nel 1807). Ai n. 16 e 17 risiedevano famiglie di braccianti in due case annesse al palazzo. Al n. 18 vi era la casa detta "Cà rossa", mentre al n. 19 esisteva una casa sul podere detto "La punta" presso la località Morando. Fra questi due edifici si trovava un altro fabbricato senza numero civico e avente la funzione di "fornace". Ai n. 23 e 24 corrispondeva una casa posta in altura dovuta alle esondazioni del Reno - Samoggia antico, abitata da un mezzadro e da tre famiglie di braccianti. Ai n. 25 e 26 era situata la casa posta sul crocevia fra la via Pioppe e Samoggia Vecchia, abitata da una famiglia mezzadrile e da una di braccianti.

I PATRIMONI FONDIARI ALLA FINE DEL XIX SECOLO (1880)
Nel corso del XIX secolo si sono verificate notevoli trasformazioni che hanno interessato sia l'assetto delle proprietà fondiarie che le strutture edilizie. I beni che un tempo erano gestiti direttamente dalla Mensa Arcivescovile presso la Casa della Decima e la "Casa alta" di via Samoggia Vecchia, erano nel 1880 in possesso enfiteutico dell'ing. Alessandro Maccaferri di Bologna, il quale aveva scelto come proprio agente agricolo il sig. Carlo Roncati fu Giuseppe, residente nella "Casa della Decima". Quest'ultima era contrassegnata dai nuovi numeri civici 2 e 3, mentre il fabbricato detto "Casa alta" portava il numero civico 23(5).
Il casato dei Pagnoni aveva subito una profonda crisi che causò l'annientamento del loro cospicuo patrimonio, ridotto intorno al 1880 a sole tre tornature di terreno e alla casa intestata a Pietro Pagnoni di Giacomo, contrassegnata con il numero civico 12. Parte degli ex beni dei Pagnoni, erano stati acquistati dalla famiglia Malagoli, originari di Cento ma da molti decenni residente a Decima(6); particolarmente dolorosa era stata per i Pagnoni la cessione della "Casa bella", contraddistinta con i numeri civici da 4 a 11. Inoltre erano stati costretti a privarsi della casa che possedevano nella Borgata ai numeri 29 e 30 e che era stata venduta al sig. Cesare Martinelli di Giuseppe.
Il sig. Bassi era ancora proprietario dei poderi e della casa situata al n. 22; i sigg. Menarini, invece, avevano ceduto la loro possessione al nobile marchese Davia, il quale aveva suddiviso la proprietà in due appoderamenti; aveva ristrutturato il fabbricato di via Pioppe (casa Tesini ora scomparsa) contrassegnato con il n. 28 ed aveva edificato una seconda casa posta dietro all'attuale cimitero di Decima, alla quale fu attribuito il n. 28/a. Questa casa, ora scomparsa, fu abitata dal sig. Enrico Fortini.
Il marchese Davia acquistò anche una ulteriore possessione posta nelle vicinanze delle sue proprietà: si trattava di un piccolo podere con sovrastante casetta avente il n. 13 e che apparteneva alla Congregazione della Carità.
Era totalmente scomparsa la proprietà della Congregazione della Carità, acquisita nella sua quasi totalità, in un primo tempo, da Giuseppe Gallerani fu Antonio, al quale poi subentrò il fratello Camillo.
Gli appoderamenti ed i sovrastanti edifici avevano la seguente numerazione: 14, 15 e 15/a, 16 e 16/a, 17, 18, 19 e 19/a, 20, 21, 23, 24, 25, 26, 27, 27/a e 27/b. Questi ultimi due numeri sono relativi alle nuove costruzioni che i Gallerani avevano edificato per conferire agli appoderamenti una migliore strutturazione.


LA
NUOVA CONDIZIONE FONDIARIA DEL XX SECOLO

Ai primi del '900 era scomparsa la proprietà dei Maccaferri relativa alla "Casa della Decima" e alla "Casa alta" di via Samoggia; alla fam. Maccaferri subentrarono i F.lli Poggeschi i cui fabbricati erano situati ai numeri civici 28, 29, 30 di via Cento ed al n. 42 di via Samoggia Vecchia(7). I sigg. Malagoli avevano venduto la proprietà della "Casa bella" sita ai n. 31 e 32, alla sig.ra Fannj Marinelli erede di Zanaide Marinelli. Poi alla Marinelli subentrò, presto, il sig. Umberto Facchini. I Pagnoni conservavano la loro casa al n. 33, circondata da una ridotta area terriera. Anche i sigg. Bassi avevano ceduto la loro proprietà confinante con il centese al sig. Giuseppe Vaccari di Cento, che dopo poco tempo la vendette al sig. Raffaele Bosi. L'edificio portava il n. 41.
La proprietà del marchese Davia era stata ceduta al rag. cav. Clemente Roncati che divenne il nuovo proprietario degli edifici portanti i numeri civici 34, 47 e 48. Un appezzamento di terreno sul quale sorgevano varie abitazioni un tempo appartenute ai sigg. Pagnoni e situate nell'agglomerato della "Borgata di Decima" ora, all'inizio del '900 appartenevano al sig. Diotallevio Meletti di Gio-Battista. Questi edifici, compresi fra i numeri civici 4 e 10, oltre che abitazione della fam. Meletti, furono sedi di un fabbro, di un colono, dell'ortolano Davide Serra, di un orologiaio, del medico dott. Veratti, del farmacista Felice Pensieri e della stazione dei carabinieri(8).
I beni che nel secolo XIX appartenevano ai fratelli Antonio e Camillo Gallerani, all'inizio del secolo XX rimanevano ancora proprietà di Camillo per poi passare all'erede Luigi ed alle Opere Pie.
Nella seconda metà del '900 si verificò una radicale trasformazione della Marsiglia: scomparve infatti la grande proprietà dei Gallerani, frazionata in varie piccole proprietà attraverso un macchinoso processo liquidatorio(9). Furono acquirenti di queste terre i fratelli Bertelli, i fratelli Armando e Francesco Gallerani, i sigg. Dallari, il sig. Gaetano Taddia di Vincenzo proveniente da Renazzo. Il maggior acquirente fu Dallari il quale, assommando i nuovi acquisti ai tre poderi che la moglie Clotilde eveva ereditato dal padre Clemente Roncati, costituì un'azienda agricola di notevole importanza. Essa tuttavia ebbe una breve esistenza, in quanto queste terre furono ben presto cedute a vari acquirenti fra i quali: il Consorzio dei Partecipanti di San Giovanni in Persiceto, il sig. Benito Bosi, il sig. S. Malaguti, il Comune di S. G. Persiceto che utilizzò il terreno acquistato per opere di urbanizzazione e per servizi pubblici. Anche il sig. Umberto Facchini pose in vendita l'intera superficie: fra gli acquirenti della sua proprietà ricordiamo il sig. Florindo Cristofori, il sig. Biondi e il sig. Malaguti. I sigg. Poggeschi cedettero una parte del podere "Casino" al sig. Gavioli e la rimanente ad altri fra i quali l'Amministrazione comunale. I poderi "Ca' alta nuova" andò al sig. Desiderio Cristofori ed il podere "Ca' alta vecchia" ai fratelli Malaguti.
In data recente si sono poi verificate variazioni che non segnaliamo in quanto non fanno parte della ricostruzione storica delle proprietà fondiarie della Marsiglia, ma rientrano negli avvenimenti dei nostri giorni.

I CIPPI O MARMI DELLA MARSIGLIA
L'area della Marsiglia è nota anche per la presenza di "cippi" indicanti limiti confinari e che rappresentano testimonianze di memorie storiche. Già in passato abbiamo fatto riferimento al marmo che esisteva sul lato di levante della via Samoggia Vecchia e precisamente posto a circa 600 m a nord dell'incrocio con via Pioppe.
Tale indicatore portava la seguente scritta: "Marsiglia, in questo luogo si congiungevano la Samoggia al Reno" Tale indicazione storica ci proviene da una carta topografica e dalla sua descrizione, redatta nel settembre del 1774 dal perito agrimensore Gian Giacomo Dotti nel corso di un'ispezione promossa dal legato pontificio di Bologna per conoscere e descrivere le strade, gli stradelli, i sentieri, i ponti, i corsi d'acqua del contado bolognese.
Non ci consta esistano altre descrizioni storiche più precise relative a questo congiungimento fluviale, che oggi possiamo comprovare attraverso la lettura interpretativa delle foto aeree(10).
Il vecchio corso del Reno, che scorreva a ponente della città di Cento lambendo la Marsiglia, apparve in questo luogo in seguito ad una rotta "in sinistra" avvenuta nei pressi della cosidetta "Volta Reno" probabilmente attorno all'anno 1180; a causa di questa rotta, il Reno abbandonò il vecchio corso di Argile, Pieve est, Poggetto, ecc.
Il nuovo corso di Bagnetto - Marsiglia si consolidò fra il 1180 ed il 1451, anno in cui il corso del fiume venne ancora modificato a causa di una rotta "in destra". Questa nuova rotta, che si disse di Bagnetto - Bisana, portò il Reno a scorrere dove scorre attualmente, cioè fra la Pieve e Cento. A ciò ne consegue che, molto probabilmente, la collocazione (posizionamento) del "marmo" fa riferimento al periodo compreso fra il 1180 ed il 1451, mentre la scritta riportata su di esso si ritiene risalga al XVII secolo.
Non sappiamo se il "marmo" sia tuttora sepolto sul luogo o se invece è stato asportato. Tuttavia la Marsiglia, come del resto vari altri luoghi, sono ricchi di reperti marmorei indicanti luoghi importanti quali i limiti confinari. Attualmente sulla linea del confine fra la Marsiglia ed il centese sono ancora evidenti alcuni piccoli cippi che indicano i confini fra il Comune di Cento e il Comune di San Giovanni in Persiceto. Il Dotti, nella sua relazione all'autorità di Legazione, descriveva nel 1774 la presenza, poco lontano dal palazzo dell'Ariosto, di un cippo che portava su un lato la scritta "Ducato estense" mentre sull'altro, rivolto verso sud, la scritta "Stato della Chiesa". Secondo l'Orsini l'area di Bagnetto e della Marsiglia erano ricchi di cippi marmorei dislocati sui confini che delimitavano gli stati antichi e che ancor oggi separano Province e Comuni.

Note
1) Archivio di Stato di Bologna - Fondo periti agriensori mappa del perito Alfonso Nelli redatta nell'agosto 1610, Bobina 214, Vol. 59, Tomo 60.
2) Archivio di Stato di Bologna - Fondo: Estimi del Contado. Estimi del 1590, 1607, 1655. Serie II, Busta n. 100.
3) Archivio di Stato di Bologna. Anagrafe Napoleonica: segnatura, Dipartimento del Reno, n. 996, anni 1806-1814; segnatura n. 341, anno 1808. Dagli atti di stato civile è stato possibile raccogliere i dati degli abitanti del territorio, la loro professione, la loro residenza ed indirizzo e si è potuto così risalire alla proprietà degli immobili.
4) Il sig. Bassi, nello stesso periodo, acquistò anche l'appezzamento "Manzina" di proprietà del sig. Pasi, titolare della tenuta Fontana. I Bassi poterono acquistare il citato podere della Marsiglia mediante l'intercessione del Pasi.
5) A partire dal 1º gennaio 1284 era stata attuata una nuova numerazione civica delle case.
6) I Malagodi erano presenti sul nostro territorio; avevano goduto di buoni previlegi, dedicandosi ad attività commerciali. Alcuni membri di questo casato avevano rivestito la carica di Massaro di Decima negli anni 1758, 1777, 1784 e 1789.
7) Con l'inizio del 1884 si era attuata una nuova numerazione civica delle case.
8) Probabilmente i beni terrieri dei Meletti provenivano dall'apporto dato alla famiglia dalla sig.ra Claudia Roncati moglie di Giovanbattista Meletti.
9) Alcuni poderi appartenenti ai sigg. Gallerani furono devoluti all'Opera Pia dei Vergognosi.
10) Il Comune di Persiceto, presso l'ufficio tecnico, possiede una raccolta fotografica del suolo nostrano visto dall'aereo. Le foto sono suddivise in appositi raccoglitori e per epoche che vanno dagli anni 30/40 ai nostri giorni. Esse permettono di osservare, oltre alla condizione morfologica del terreno, le modifiche avvenute al nostro suolo attraverso il tempo.


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