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LA VIGILIA DELL'EPIFANIA
a cura di Pietro Magoni

 

Epifania a Decima

 

l detto che di solito viene utilizzato per il carnevale di Decima, con una piccola modifica si può benissimo adattare per la vigilia dell'Epifania e "suonerebbe" così: "Sia ca nèiva opur ca pióva as fa la vècia a Cisanóvo". La tradizione è talmente radicata nei decimini che, nonostante le condizioni climatiche avverse, le befane vengono costruite e bruciate al calar della sera, la vigilia dell'Epifania. Quest'anno ne è un esempio; già di prima mattina, malgrado la pioggia, i cultori di questa tradizione si sono messi all'opera ed hanno realizzato ben 11 befane, incuranti dell'avversità del tempo. Così pure gli appassionati di questo spettacolo sono accorsi in massa nella campagna di Decima per assistere al rogo e, i più piccoli, per ricevere in dono dalla "Vècia" la classica calza. Grazie all'interessamento della stampa provinciale e alla pubblicizzazione della Consulta e di Marefosca, alla manifestazione accorrono, sempre più, spettatori provenienti da diversi paesi limitrofi che dimostrano di apprezzarla notevolmente. E' doveroso un ringraziamento a tutti coloro che si adoperano per mantenere viva questa peculiare tradizione che coinvolge tanti gruppi costituiti quasi esclusivamente da giovani. Di seguito pubblichiamo la cronistoria della giornata del 5 gennaio u.s. inviataci da Pietro Magoni che ben illustra le peripezie che lui e il suo gruppo hanno dovuto affrontare per costruire la "Vècia".

5 Gennaio 2008 –ore 6.30

Drinnnn…guardo fuori dalla finestra: buio. “…ma piove… ho paura che oggi la befana…” Boh”. Scendo. La cucina è già viva e popolata da almeno un’ora. “Vai a fare la spesa e a comprare le caramelle per stasera?...”Mah…con questo tempo…
Ore 8.12, arriva Mauro: “Andiamo?”. “Dove, non vedi che piove?…” “E’ solo nebbia, dai!” …mah…
Cominciamo a costruire la nostra befana. Abbiamo un palo di legno bello lungo (forse anche troppo). Prima scaviamo un buco con la trivella, poi solleviamo il palo e glielo infiliamo dentro. Iniziamo a rivestirla di paglia. “Adesso però piove”…”E’ solo nebbia, dai!”.
Ore 10.35, arrivano rinforzi, per fortuna: Berto e Silvestro, due “befanari” con notevole esperienza. “Preparate le braccia! Noi finiamo intanto di disfare il ballone di paglia” Ecco, sì, il ballone che prende la tangente e scivola giù per l’argine fino alla strada…niente di grave. “Mi sbaglio oppure adesso piove davvero?”…”E’ solo nebbia, va là” Ore 12.48, pausa pranzo con crescente calda, salame e lambrusco. Riprendiamo. Manca solo la testa della befana…”Voi preparate gli occhiali e la bocca, con il cartone”. Siamo molto in alto, troppo. Il muletto fatica ad arrivarci “Con un collo così lungo sembra una giraffa…devi segare un pezzo del palo…”Adesso sì, va bene. “Pronti anche gli occhiali ?”… ma chi ci va lassù a sistemarli?...”Niente paura ci penso io! Attento però”…Tutto ok…scruto il cielo…no, no adesso piove davvero…”è solo nebbia, non vedi?”
Ore 15.02, la befana è finita, ed è venuta proprio bene. Dall’alto dell’argine sovrasta e domina tutta la campagna circostante. E’conscia della fine alla quale andrà incontro di lì a poco. Emana odore di frumento mescolato con il sudore e la povertà dei nostri genitori che ci hanno tramandato questa tradizione. Il vento disperde quell’ aroma fra le anse del Samoggia ricordando a tutti le nostre radici… Intanto dal cielo scendono ancora gocce… è solo nebbia, penso!
Ore 17.11, è buio pesto ormai, ma la nostra befana è illuminata da un grosso faro…Quasi quasi fa paura anche a me. Comincia ad arrivare gente…tanta…bambini soprattutto, perché sanno che qui non c’è nessun botto di petardo o roba simile. “Dai che la bruciamo! No aspetta” …arrivano ancora macchine…”Dai che vediamo come brucia! Ancora un po’ di pazienza”… I bambini sono eccitati all’idea del grande falò. Poi, finalmente, si procede con un fiammifero. La fiamma si espande molto lentamente, avvolgendo la befana dal basso verso l’alto. Lei prova a resistere e sperare in un qualcosa che non arriva. Adesso l’intero fantoccio è infuocato e manda scintille verso Est.
Ore 18.25, ormai è rimasto solo il palo del nostro rogo. Andiamo in casa. I bambini si preparano per i “vecchini”, travestendosi con vecchi abiti e truccandosi il viso. Ancora tanta eccitazione prima della partenza. Via, si parte per il nostro giro. In ogni casa cantiamo una canzone e leggiamo una “zirudèla”…Altri ricordi…quando eravamo noi a travestirci e suonare alle porte:”Siamo i vecchini”…Sembra ieri eppure adesso sono i nostri figli che continuano la tradizione.
Il nostro è uno squadrone: 12 bimbi, una chitarra e alcuni genitori…la gente per le strade incuriosita ci guarda e sorride benevola. Ore 21.11, “Andiamo alla tombola in teatro a fare i vecchini?”...io però non salgo sul palco…”Papaaa’ Ho la pipì da un’ora”…”resisti ancora un po’ figliolo”… “Allora abbiamo deciso di andare?” ...”Ma sarà pieno di gente”…”Appunto per quello”.
Dovunque andiamo, la gente ci accoglie molto bene. Verrebbe voglia di restare in ogni casa molto più tempo… Le offerte in denaro sono consistenti perché la gente sa che verranno devolute a chi ha più bisogno di noi. E per i genitori-accompagnatori? “Venite che apro una bottiglia di quello buono. Grazie ma abbiamo già bevuto. Tornate anche il prossimo anno eh ?” Ore 22.14, siamo già tutti cotti, bisogna tornare a casa…finalmente…perché cominciavo ad avere voglia del calore del camino… Ore 24.37, spengo la luce e mi corico nel letto. La vigilia dell’ epifania è ormai un ricordo bello e nitido, stampato nella mente. Prima di addormentarmi penso: “Ma oggi era nebbia o pioggia quella che scendeva dal cielo?”. Mah…

L’incasso di 380,00 € è stato interamente devoluto alla Casa della Carità di San Giovanni in Persiceto il giorno 6 gennaio direttamente dai “vecchini” che hanno allietato gli ospiti con la zirudèla e le loro canzoni.

 

Epifaniaa Decima

 

Epifaniaa Decima


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