www.marefosca.it | aprile 2008 | L'uovo di Colombo
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L'UOVO DI COLOMBO
a cura di Andrea Morisi


Emergenza piccioni, per il centro di San Matteo della Decima e... non solo. Andrea Morisi, Assessore con delega alla sostenibilità ambientale, mobilità e viabilità, venuto a conoscenza del problema, con cognizione di causa, ha inviato a Marefosca il lungo articolo che di seguito pubblichiamo.
Riteniamo che la puntuale informazione relativa alle modalità di intervento, sia nel centro storico che in campagna, possa essere di grande utilità per tutti coloro che sono interessati al problema. Ci rendiamo disponibili, inoltre, a pubblicare eventuali contributi provenienti dai lettori.

Certo che i tempi cambiano…
Una piazza piena di piccioni (come poteva essere Piazza Maggiore a Bologna o Piazza San Marco a Venezia) evocava una attrattiva formidabile per un bambino, nella piena accondiscendenza dei genitori che, anzi, comperavano pacchettini di granaglie proprio affinchè il bimbo potesse somministrarle ai piccioni, rimanendo, di norma, letteralmente sommerso da quei volatili tubanti… Forse sarà un fatto generazionale che oggi non si ripete più, ma penso che la maggior parte degli attuali adulti abbia qualche foto da bambino con i piccioni sulla testa e sulle spalle! Oggi il contatto, anche fortuito, con un piccione viene subito interpretato come passibile di contagio di numerose e terribili malattie e, quindi, accuratamente evitato.
A dir la verità oggigiorno la zoofobia riguarda molti animali e c’è davvero da chiedersi che cosa ci stia accadendo, ma per il piccione vige una attenzione particolare.
Il timore di rischi igienico-sanitari è da ritenersi assolutamente giustificabile, ma ciò che è incomprensibile, almeno ai miei occhi, è la automatica trasformazione del “rischio” in “sicurezza” sulla trasmissione di malattie e, soprattutto, la paradossale e contemporanea noncuranza rispetto a problemi (ben più incisivi in termini di malattie e impatti sulla salute!) che gravano sui medesimi luoghi frequentati dai piccioni, come, drammaticamente, l’inquinamento dell’aria, ma che non vengono percepiti nella dovuta scala di gravità.
Non esiste paragone tra la sensibilità della cittadinanza nei confronti della presenza dei piccioni rispetto alle polveri sottili nel centro abitato!!!
Come sarei contento se i nostri problemi fossero i piccioni e non l’inquinamento…
Detto e constatato tutto ciò, però, non intendo certo negare che la concentrazione di numeri eccessivi di questi animali può costituire una fonte di inconvenienti. E che questi sono, possibilmente, da evitare.
E qui viene un altro aspetto che va sancito con chiarezza: chi è responsabile e chi deve intervenire nella gestione delle popolazioni di piccione?
Ovviamente, in caso di riscontrato problema di natura igienico-sanitaria è il Comune che deve intervenire (il Sindaco è la “prima autorità sanitaria” per definizione…).
Non so se in piazza a Decima siano state rilevate dagli organi competenti le condizioni igienico-sanitarie che giustifichino atti precisi da parte del Comune. In ogni caso, una volta riscontrata l’esistenza di segnalazioni da parte dei Cittadini, il Comune di Persiceto è già intervenuto per conoscere la situazione.
Sono stati eseguiti due sopralluoghi uno in data 11/02/08 (pomeriggio) e 13/02/08 (mattina). Al fine di procedere ad una stima numerica attendibile, il conteggio è stato ripetuto due volte, per escludere il conteggio multiplo degli stessi esemplari che, naturalmente, si spostano da un posatoio ad un altro diverse volte nell’arco della giornata.

Il fenomeno (con le dimensioni attuali) è da ritenersi piuttosto recente e risulta concentrato in particolare su alcuni edifici del centro di Decima:
• Scuole Elementari Gandolfi: sul tetto sono stati conteggiati all’incirca 400 colombi sia nel primo che nel secondo controllo;
• complesso costituito dalla Chiesa parrocchiale, dall’annessa Canonica e dall’Asilo: 200 colombi circa nel primo conteggio e 250 nel secondo (di cui una cinquantina nella piazza antistante); - edificio sito in via Togliatti 19: un centinaio di colombi (secondo conteggio circa 30 individui);
• edificio di Via Cento 215: un centinaio di colombi in entrambi i conteggi;
• altri edifici lungo via Cento, tra via Cimitero Vecchio e via Togliatti, piazza F.lli Cervi: una trentina di colombi nel primo conteggio e una cinquantina nel secondo;
• centro Civico: una trentina di colombi in entrambi i conteggi;
• casello ex-Ferrovia Veneta: alcune decine di colombi all’interno dello stabile in entrambi i conteggi;
• strade laterali via Minezzi, via S. Sebastiano: una cinquantina di colombi sparsi tra gli edifici conteggiati nei due sopralluoghi;
• altri piccoli nuclei di due o tre individui sparsi in altre vie della frazione.

Dai dati attuali e stando nel sicuro si può quindi verosimilmente parlare di almeno un migliaio di uccelli.
Il nucleo principale di colombi conteggiato nell’abitato della frazione di San Matteo della Decima soggiorna sui tetti degli edifici. Il fatto che a terra non si notino consistenti quantitativi di escrementi fa appunto presupporre che si tratti di un insediamento piuttosto recente, almeno per quanto riguarda la maggior parte degli individui. A questo dato si aggiunge che non sono stati riscontrati siti di nidificazione consistenti, eccezion fatta per il casello dell’ex-Ferrovia Veneta.
Inoltre non sono state rinvenute in sito importanti fonti trofiche che possano giustificare un popolamento così numeroso come dovuto ad un ri-chiamo alimentare. In relazione a ciò si è anche provveduto a verificare l’area dei silos della Partecipanza in Via Calcina Nuova ove sono stati osservati circa duecento individui di tortora dal collare (Streptopelia decaocto), ma non sono stati riscontrati colombi. Sarà comunque opportuno verificare che le derrate custodite e movimentate nei silos non possano costituire una fonte trofica anche per i colombi.
Va sottolineato poi che durante la stagione invernale i colombi sono maggiormente gregari e rimangono più a lungo sui posatoi diurni utilizzati.
I posatoi preferiti sono costituiti dai tetti, seguiti dai sottotetti e dai cornicioni. Nella stagione invernale è quindi molto più facile osservare grossi assembramenti di colombi sui tetti degli edifici, che in larga parte si dovrebbero andare a disperdere con l’inizio della stagione riproduttiva.
Quanto sopra riportato può essere spiegato come una presenza temporanea della popolazione di colombi presso il centro di San Matteo della Decima legata a favorevoli condizioni ambientali circostanti. In questo caso la maggior parte degli individui si dovrebbe disperdere non appena inizia la stagione riproduttiva (indicativamente in marzo-aprile).
I fattori che possano avere indotto una concentrazione di tanti individui nel centro di San Matteo della Decima possono essere molteplici.

In proposito si possono ipotizzare diverse possibilità:
• ristrutturazione di fabbricati ospitanti nuclei consistenti di piccione nei Comuni limitrofi o anche in case coloniche sparse nelle campagne circostanti;
• disturbo ripetuto della popolazione in uno o più siti al fine di ottenere lo spostamento degli animali;
• facile e abbondante reperibilità di cibo nelle vicinanze.
Sul piano igienico-sanitario attualmente si ritiene opportuno intervenire presso la Scuola Elementare dove sono stati rinvenuti quantitativi di escrementi che, per via del tipo di destinazione dello stabile, giustificherebbero già la necessità di intervenire.

 

Piciconi

 

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Misure di intervento

Seppure non siano stati riscontrati quantitativi di escrementi tali da far presupporre particolari problematiche di tipo igienico-sanitario, si ritiene opportuno prendere in considerazione di intervenire presso le Scuole Elementari. I problemi derivano soprattutto dalla posa dei colombi sulle grondaie della scuola e sui davanzali di sei finestre cieche della facciata sud. E a tal propo-sito occorrerà intervenire a cura del Comune con la posa di dissuasori fisici (aghi).
Per quanto riguarda la Chiesa parrocchiale e la Canonica, l’abbondanza di nicchie, anfratti e cornicioni rende questi edifici tra quelli preferiti dai colombi. Seppure siano state recentemente posizionate alcune reti a chiusura del sottotetto posto in cima alla scala della Canonica e a protezione di alcune nicchie del Campanile, tali interventi risultano attualmente insufficienti. Anche in questo caso risulterà opportuno che la proprietà preveda specifiche misure protettive degli edifici e dissuasive per la presenza del colombo.
Sui tetti del complesso di edifici recentemente ristrutturati posti in via Cento 172, è stato riscontrato un dissuasore acustico. Tale dissuasore, che si rammenta ha la funzione di spaventare i colombi mediante l’emissione di versi di Rapaci nonchè di grida di animali predati, viene attivato ad un intervallo di un minuto circa tra un richia-mo e l’altro. Considerando che tale sistema risulta inefficace nel tempo a causa di un adattamento dei colombi che ben presto non collegano più il verso con la presenza del predatore, sarebbe opportuno dilatare il tempo di emissione dei versi, portandolo ad un intervallo di circa dieci minuti. Oltre a questa correzione, al fine di mantenere il più possibile una efficacia dello strumento, sarebbe opportuno prevedere periodi di spegnimento dello stesso onde evitare l’assuefazione dei colombi ai versi emessi. Sarebbe inoltre buona cosa alternare il verso con altre forme di dissuasione (sagome di rapaci, strisce di carta stagnola, ecc.) per determinare un effettivo disturbo.
Gli animali sostano sugli edifici citati ma non vi nidificano. In tal senso risulta invece utilizzato il vecchio casello dell’ex-Ferrovia Veneta, non molto distante.
L’idea che ci stiamo facendo è che i piccioni presenti attualmente in piazza a Decima non siano nati lì, ma che derivino in massima parte da animali che provengono da altri luoghi. Certo è che, come per tutte le specie, la presenza di habitat adatto, di cibo e di luoghi adatti alla riproduzione sono la ricetta per l’innesco della bomba demografica.
Per queste ragioni ciò che il Comune intende fare, dopo aver concluso la raccolta dei dati conoscitivi del problema, è intervenire sugli elementi ecosistemici del problema.
L’”uovo di colombo” (mi si perdoni la facile allusione) consiste infatti nell’affrontare i problemi ecologici sul piano corretto, vale a dire quello dell’ecologia: i piccioni non devono trovarsi nelle condizioni ideali per moltiplicarsi e ciò significa impedire loro di appoggiarsi e rifugiarsi in nicchie, cornicioni, capitelli, abbaini, ma anche limitare la loro possibilità di fare il nido, nonché di rinvenire cibo abbondante nelle vicinanze.
Costituirebbe poi un valido aiuto la presenza di predatori dei piccioni, ma proprio in questi giorni, come tutti gli anni del resto, la criminale disseminazione di esche avvelenate contribuisce a tenere basso il numero dei predatori selvatici...

Per ogni edificio attualmente frequentato dai piccioni il Comune sta comunque predisponendo una stima degli interventi da mettere in atto nel senso sopra richiamato: posa di dissuasori fisici (e non solo) per la sosta, chiusura di nicchie, pertugi e abbaini.
Per quanto riguarda la possibilità di reperire cibo, bisognerà invece fare bene attenzione ad evitare la presenza di luoghi idonei in tal senso nelle vicinanze.
Modalità, caratteristiche e titolarità degli interventi saranno poi da prevedere caso per caso.
Per completezza va ricordato infine che il piccione (Columba livia) per la legislazione italiana appartiene alla fauna selvatica e, in quanto tale, costituisce patrimonio indisponibile dello Stato.
Ogni proprietario di uno stabile (quindi non solo il Comune, che interverrà per i propri edifici e, in caso di rischio igienico-sanitario, anche in altre situazioni) è opportuno che tenga bene in considerazione il ruolo che può giocare nella mitigazione delle problematiche che sono legate all’eccessiva presenza di piccioni.
Di seguito si riportano alcuni utili consigli in proposito.

IL RUOLO DEL CITTADINO NEL CONTROLLO DEL NUMERO DI COLOMBI
Se da un lato l’Amministrazione pubblica è tenuta ad intervenire qualora si verifichino condizioni igienico-sanitarie critiche legate al soprannumero di colombi nei centri urbani, anche il Cittadino gioca un ruolo fondamentale nella risoluzione dei problemi dovuti alla presenza eccessiva di colombi.
Di seguito sono riassunte semplici azioni che possono contribuire in maniera significativa al controllo del numero di colombi.

I motivi della proliferazione dei colombi nei centri urbani o da ricondurre fondamentalmente a tre cause:
• Disponibilità di luoghi di nidificazione e di punti di stazionamento adatti.
• Disponibilità di cibo nei centri urbani e nelle immediate vicinanze.
• Diminuzione dei predatori naturali.

Disponibilità di luoghi di nidificazione e di punti di stazionamento.

Vista l’elevata prolificità dei colombi, la disponibilità di nicchie, anfratti e luoghi dove questi volatili possono costruire il nido rappresenta un fattore che merita particolare attenzione: vanno tenuti sotto controllo tutti i potenziali siti adatti. Questi andrebbero preventivamente chiusi con reti o con l’apposizione di dissuasori meccanici ad ago. Anche i punti dove i volatili possono stazionare indisturbati, come i cornicioni e i davanzali, dovrebbero essere protetti con dissuasori ad ago od elettrostatici, vale a dire con la posa di un cavo elettrico a bassa tensione. La riduzione dei siti di nidificazione attuata in collaborazione con la cittadinanza costituisce l’azione di maggiore rilievo che può dare una vera svolta alla risoluzione del problema. In tal senso è altrettanto fondamentale provvedere alla sistemazione edilizia e alla ristrutturazione di vecchi edifici, alla chiusura di abbaini e cavità che diano accesso a sottotetti, ecc.

Disponibilità di cibo nei centri urbani e nelle immediate vicinanze
La disponibilità di cibo è un altro fattore di estremo rilievo da considerare per limitare le popolazioni di colombo urbane. E’ quindi importante evitare la somministrazione di cibo e controllare le attività che possono costituire importanti fonti alimentari per questa specie (silos di stoccaggio di granaglie, mulini, ecc.).

Diminuzione dei predatori naturali
La diminuzione di predatori naturali del colombo, quali i rapaci (in particolare dell’allocco e del falco pellegrino) è un altro dei fattori che incide sulla proliferazione del colombo. I motivi che hanno determinato il calo di queste specie sono molteplici, i principali consistono nella semplificazione dell’agroecosistema circostante i centri urbani e dei centri urbani stessi: la riduzione degli spazi a verde e la loro inadeguatezza, la diminuzione dei vecchi alberi ricchi di cavità, la persecuzione diretta, l’uso di bocconi avvelenati, possono essere identificati tra le cause principali che hanno inciso negativamente nei confronti dei rapaci. Appare quindi importante mantenere il più possibile il verde residuo, ed eventualmente incrementarlo, conservare le vecchie alberature, posizionare ripari artificiali per rapaci, isolare e superare le pratiche di lotta a questi importanti predatori naturali.

Per arrivare quindi ad un effettivo controllo della popolazione di colombo nei centri urbani è importante la collaborazione dei cittadini nel seguire le indicazione sotto riportate:
• Non alimentare i colombi con pane o residui di cibo: oltre a facilitare un ovvio aumento della popolazione, l’alimentazione artificiale squilibrata (con cibo inadatto) può causare un indebolimento di questi animali con conseguente peggioramento delle loro condizioni di salute e un aggravamento della loro suscettibilità a malattie.
• Controllare nella propria abitazione l’eventuale presenza di nidi o di luoghi di riposo notturno dei colombi e organizzare una valida strategia per ridurli in modo appropriato (reti, dissuasori ad ago ed elettrostatici, chiusura di abbaini, ecc.).

A questo proposito piccoli suggerimenti pratici sono:
• chiudere all’esterno con reti o griglie gli abbaini e le finestre del sottotetto e assicurarsi che non vi siano ulteriori vie di entrata (ciò vale indistintamente per le case occupate da colombi e per quelle libere);
• evitare accuratamente la presenza di cornicioni, nicchie, sporti, lesene, grondaie, cavi. Ringhiere che si prestino alla sosta dei colombi e, nel caso, posizionare appositi dissuasori.
• controllare la presenza di guano e segnalare all’URP del Comune le situazioni particolarmente gravi;
• posizionare nidi artificiali per i rapaci notturni sugli alberi del giardino (per eventuali informazioni contattare il Centro Agricoltura Ambiente “G.Nicoli” allo 051 6871051).

 

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IL COLOMBO DI CAMPAGNA
La presenza di colombi nelle campagne è direttamente correlata al numero di individui presenti nei centri urbani. I colombi, infatti, preferiscono stazionare sugli edifici e compiere durante il giorno voli di foraggiamento nelle campagne circostanti alla ricerca cibo. Diviene quindi importante impedire ai colombi di reperire facili fonti di cibo, fattore che, come detto sopra, incide sul controllo della popolazione di colombo urbano.
In primavera i colombi preferiscono le colture allo stadio di giovani plantule; in estate si recano in prevalenza su coltivazioni di girasole e soia, mentre in autunno prediligono i semi del grano appena seminato e le giovani piante appena germogliate.
In molti casi il periodo di alimentazione dei colombi sulle colture si risolve in pochi giorni. Ciò consente di ottenere una notevole efficacia degli interventi di prevenzione e difesa, ovviamente se questi vengono attivati con il dovuto tempismo. Anche la variazione dei metodi e dei momenti in cui effettuare gli interventi è spesso determinante nell’ottenimento degli obiettivi prefissati.

Di seguito vengono descritti alcuni sistemi che consentono di ottenere buoni risultati nella difesa delle colture.
• Palloni in gomma colorati di circa 40 cm di diametro su cui sono disegnati grandi occhi identificati dagli animali come appartenenti ad un rapace.
• Scaccino costituito da un’elica che sbatte ad intermittenza contro una bottiglia di plastica producendo un rumore che infastidisce i volatili. Il meccanismo viene azionato da una batteria. Ne sono necessari 3-4 ad ettaro.
• Nastri in plastica bianca riflettente e avvolti a spirale, sostenuti da paletti posti a 60-80 cm sopra le coltivazioni. L’ondeggiare dei nastri crea un disturbo visivo e la loro vibrazione provoca un rumore che spaventa i colombi. Per un ettaro sono necessari circa 1000 m di nastro.
• Fantoccio a forma di rapace collocato su di un’asta che emette grida regolabili tramite una centralina elettrica. I volatili identificano nel rapace un loro predatore naturale e quindi vengono spaventati dai versi e dalla sagoma.
• Razzo sagomato a farfalla in plastica con disegni di occhi di rapace sulle ali. Produce scoppi che spaventano i colombi e si muove lungo un’asta ogni 2-3 minuti. Per informazioni sull’utilizzo e il reperimento di questi dissuasori è possibile rivolgersi al Centro Agricoltura e Ambiente “G.Nicoli”, telefonando al numero 051 6871051, che fornirà gratuitamente tutta l’assistenza necessaria.


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