www.marefosca.it | aprile 2008 | Le rane di Marcello Magoni
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LE RANE DI MARCELLO MAGONI
a cura di Maurizio Garuti


È giovane, si è diplomato all’Accademia, è bravo. È anche figlio d’arte. Suo padre Maurizio era un progettista dotato di un talento artistico non comune. Aveva una stretta di mano che ti spezzava le dita: eppure, con quella stessa mano esageratamente massiccia e forte, sapeva distillare finezze di disegno che mai avresti sospettato.
“Papà era il più bravo di tutti; quando rivedo una sua tavola, la trovo di una tecnica perfino imbarazzante,” dice di lui Marcello, collocando sé stesso su uno scalino più basso, insieme a fratelli e sorelle: i giovani Magoni sono quattro, tutti passati per scuole d’arte, e tutti impegnati professionalmente nel campo artistico.
Marcello il suo percorso se lo sta aprendo con la scultura. Predilige questa forma espressiva e così argomenta la sua scelta: “Perché dovrei cimentarmi con la pittura? La scultura contiene in sé tutte le qualità fisiche ed estetiche del reale.”
Alcuni suoi lavori, che il pubblico locale conosce (magari ignorandone la paternità), sembrano confermare questa idea di scultura, intesa come un mix esuberante di fisicità e di colore. Porta infatti la sua firma l’elefante rosa che per qualche settimana si è librato sulla facciata del municipio di San Giovanni in concomitanza con la mostra di Andrea Rivola. Suo è anche il mostro preistorico (triceratopo, per l’esattezza) che troneggiava sull’arengario dell’ex Casa del Fascio, nella stessa piazza di San Giovanni, in occasione della rassegna sui “Persicetauri”.
La mostra delle “Rane”, terrecotte dipinte, è la sua prima personale, allestita nella sala di Marefosca. L’ha preparata in circa due mesi, producendo in proprio praticamente tutto: sculture, allestimento, pubblicità. Sua anche la suggestiva colonna sonora con il gracidio notturno delle rane: l’ha registrata nottetempo dalla finestra della sua casa, nella campagna a nord di Persiceto. Marefosca gli ha messo a disposizione il locale e lui ha fatto il resto, con un investimento che guarda al futuro.
Perché le rane? “Perché amo la molteplicità dei significati,” dice. E cita i giocattoli della sua infanzia, non ancora lontana nel tempo, che facevano della trasformazione la loro qualità più attraente e fantastica. La cerniera che si trova sul dorso dei suoi giganteschi ranocchi, vuole ammiccare proprio ai mutamenti di pelle, alle aperture di sipario, a svelamenti da scoprire. Ancora: la rana è un anfibio, la sua natura è per definizione duplice. È una creatura di confine fra l’acqua e la terra. “Vive nel fango, e il fango è il materiale con cui io l’ho plasmata,” dice ancora. I contadini, spiega, la tenevano in grande rispetto e raccomandavano ai ragazzi di non maltrattare neppure i rospi, perché quel loro andiri-vieni sulla linea di confine significava anche un transito fra la vita e la morte. “Ci poteva essere anche tuo avo nelle forme di un rospo.”
Se gli fai notare che un grande rospo di terracotta non è l’oggetto ideale da mettersi in salotto, non si scompone. L’importante è farsi conoscere, avere un’idea, altre idee sono in cantiere. E qualche commessa comunque è già venuta.
Quanto costano i suoi lavori? Marcello si stringe nelle spalle. Fare il prezzo è più difficile che fare la scultura. Ma ha idee precise: “Calcolo quante ore ho dovuto lavorarci.”
Alla domanda impertinente sulla sua tariffa oraria, si stringe nelle spalle: “Non so... Posso equiparare la mia perizia a quella di un idraulico? Forse sì, calcolando che sono dovuto andare a scuola per dodici anni, e che la mia formazione è costata un tot...” Come un idraulico, allora?
“Sì, ma sto un po’ più basso perchè l’arte può sembrare meno essenziale dell’acqua nei rubinetti...”
Auguri a Marcello. È bravo, ha talento e crede nel suo lavoro. Che la tenacia lo assista.

 

Sculture Marcello Magoni

 

Sculture Marcello Magoni


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