| www.marefosca.it | aprile 2008 | Un Carnevale rinnovato | ||||||
![]() |
||||||
| . : ARCHIVIO COPERTINE . : . ARCHIVIO NUMERI . : . MAREFOSCA EDIZIONI . : . DOVE SIAMO . : . CONTATTI : . | ||||||
Un quêrt d’oura pr’ogni câr,sènza scónt e sènza târ, par fêr vèder a la zênt, al sogêt e al svulzimênt! Il proclama di Carnevale quest’anno è categorico: niente più spilli alla moviola, zirudelle interminabili. Quest’anno un quarto d’ora a testa e via! D’altra parte siamo a gennaio e le temperature sono quelle che sono, le giornate durano quello che durano. Le festività natalizie sono da poco trascorse e la Quaresima incombe (quest’anno Pasqua arriva presto). Mi sistemo in mezzo ad una ciurma di pirati, nel ponte più alto della nave e risuona già il vocione stentoreo del re dal carro dei Mambroc. Più che un carro è una vera e propria biga imperiale quella su cui è assiso Fagiolo. Il re si stupisce del miracolo di Carnevale che si rinnova ogni anno. Sa bene che di miracoloso non c’è nulla e tutto è dovuto all’olio di gomito e all’intelligenza dei carristi anche se il “notabilato” persicetano continua a fare danni. Esistono due categorie di carristi: i carristi decimini che si autofinanziano e si autocostrui-scono i capannoni con un limitato contributo comunale (con riserva di proprietà); i carristi di Palazzo che hanno finanziati i capannoni con i fondi delle tasse comunali, cioè col denaro di tutti noi (750.000 euro!). Così sono stati finanziati i capannoni della Bora. Carta canta e vilàn lêz i’han speis un Miliêrd e Mêz dal nostri tâs pr’al sô Cranvêl, mo’ a tumbêr un pêz d’canêl in gh’han propria pinsê mai stê masnada ed baracuai. E’ sempre la Casta locale a decidere e il Re può solo smascherarne le magagne a Carnevale. Come quella delle stagnanti acque del canale che attraversa il paese, dove alberga la zanzara tigre, disinfestata a pagamento. Sfogatosi, il re dichiara aperta la 120ª edizione di uno dei più bei carnevali del mondo, il Carnevale di Decima. Il carro del re si allontana con le note di “vola coriandolo”. Lo speaker con voce tenorile annuncia la performance del primo competitore: La Macaria. Società Macaria Siamo tutti stupidi, ma a qualcuno va spiegato Cerco sul libretto il testo della zirudella, ma trovo una pagina bianca. Oriano Tesini, il patron del Carnevale, vicino a me, mi dice che il testo è stato tenuto segreto fino all’ultimo. D’altra parte Luca Forni, l’autore e declamatore, sa di essere prestigioso punto di riferimento per tutti e ci tiene all’effetto sorpresa. Oppure teme gli imitatori o, ancora, traballando il governo Prodi prima della sfilata, Luca ha preferito poter commentare da par suo, la fatale caduta. Fatto sta che quando comincia la lettura c’è un clima di grande attesa. Il tema trattato è quello del sonno della ragione di fronte ai mali che quotidianamente gravano minacciosi sull’umanità intera. Nella società opulenta e sonnacchiosa , guerre, violenze, fame, inquinamento riguardano sempre gli altri. Le idee buone però ci sono e da qualche parte riposano. Occorre liberarle dal sonno della ragione. Luca parte da Adamo: Quand Adamo al gné in argói d’in mêz a un tarlóc et sói al Sgnour su di esso alitò e l’uomo visse … e pensò Dopo aver ricostruito a modo suo la vicenda della genesi, Luca passa a trattare del governo Prodi: E intant al guéren et murtadela al sé imbalzê in d’na Mastèla e l’é scapuzê, zò d’in galòpa e al và a cà con Pedv’e Sciòpa Adês cmé al rósc, al parlament al vré inaviê al smaltimènt senza fêr la differenziata et zà et dlà, d’ogni fàta col tesoretto in vèta al spâll ag gniré dal bèli eco-bâll La situazione è tale che l’uomo evoluto è ridiventato come lo scimmione primordiale. Con la differenza che allora l’uomo deveva impegnarsi tutti i giorni per sopravvivere e mettere a frutto l’intelligenza. Perché nell’attualità molti sanno fare la statistica o conoscono la meccanica quantistica, ma nessuno sa le tabelline o come si fa a fare il vino. Siamo tutti istupiditi, ma forse non lo sappiamo. A qualcuno va spiegato. Durante lo spillo dal carro si protendono fameliche bocche di serpente. Al momento dello spillo, gli spaventosi rettili si dimenano, mentre risuonano tamburi primordiali. Compare, come dal nulla, un’imponente figura di scimmione accompagnata da un canto solenne e ancestrale. Decine di figu-re scimmiesche iniziano danze e parate intorno al carro. Risuona il grido di Tarzan e lo scimmione di cartapesta si dimena al ritmo di un rock mentre, tutt’intorno, le comparse ballano aritmicamente all’unisono. Non c’è che dire, l’impatto del carro è notevole ed il pubblico assapora, gioiosamente, questa prima performance. ![]() Società “Volponi”“Cl’an sepa soul na fola” Quest’anno la politica è protagonista al Carnevale di Decima. D’altra parte, la precaria situazione degli Italiani è sotto gli occhi di tutti e la sfilata coincide con la caduta del governo Prodi. La metafora scelta dai Volponi è rappresentata da un galeone, stupendamente sagomato e dipinto, alla deriva, senza vele, in balia di grandi maschere piratesche, una ciurma ribellatasi al suo Capitan Uncino/Prodi. Le forze politiche sono più che mai dedite al saccheggio della povera nave e la guidano verso incerta destinazione. I Volponi non ci stanno, non tirano i rami in barca e puntano tutto sulle generazioni future incaricate di fare piazza pulita delle vecchie classi politiche e dirigersi nella giusta rotta. Coerentemente legge la zirudella, con piglio e padronanza del dialetto, il giovane Gianmarco Rusticelli: La pulética,…..in stî ân, l’ha purtê soul di dân, tant cl’é vèra ormai al dét ca sèin tót guintê puvrét!! Con quel c’al ciàpa n’operai in cû in féri an se g’va mai, e parfén anch i butghêr i’an gsmés tót d’andêr al mêr!! Anehe per i giovani le prospettive non sono rosee: la mobilità è all’ordine del giorno e per giunta con sedi disagiate; per non parlare, poi, della precarietà del lavoro…. Gianmarco sviluppa poi la metafora del galeone alla deriva capitanato da Uncino: L’é la ciurma amutinéda dla puletica insgumbiéda che pr’insolenza o pr’amstîr tira e cócia al timunîr! Dai un colpo, dai na botta ormai pérsa l’é la rotta! e sia da poppa che da prora anch’i pirati…i sèlten fòra!!! Lo sport nazionale ormai è dare la caccia al famoso tesoretto, l’extra-gettito fiscale, vero leit-motiv del governo Prodi. Il vero tesoro tuttavia è un altro. La cassa, per magia, è piena di giovani Peter Pan pronti a dare nuova linfa a questo Paese. Una gene-razione virtuosa ed entusiasta, pronta a sostituire le vecchie consorterie della cattiva politica e a restituirci la speranza. Durante lo spillo risuona la colonna sonora di Brave Heart. Arriva Peter Pan e fa una magia rivolto ad un possente forziere. Il commento sonoro si chiede quale possa esserne il prezioso contenuto. Ecco fuoriuscirne tanti giovani virgulti. A loro spetta intraprendere la giusta rotta. Cambia la colonna sonora. “Per te capitano, è finita la favola, ripetiamo” ammonisce il commentatore. Al ritmo del samba si agitano le grandi figure che sormontano il carro. Un carro articolato e complesso, a grande sviluppo verticale con la faccia occhialuta di Prodi assediato dalla ciurma ribelle. La stretta attualità è però già storia sotto l’impulso delle nuove forze liberate dai Volponi. Società “I Cino” “I sogni nel cassetto” L’allegoria è caratterizzata da un troneggiante losco figuro, emblema dell’umanità corrotta cui si deve l’aver bruciato i sogni di quanti, gli onesti, investono nel futuro con impegno e sacrificio. Le cronache quotidiane sono piene di politici corrotti. L’unica ancora di salvezza è la saggezza dei nostri padri co-stituenti che 60 anni fa gettarono le basi per il successivo sviluppo della nostra nazione, rendendo possibile la realizzazione di un sogno. L’auspicio dei Secondo Luppi and company è di recuperare quella spinta e quella onestà d’intenti. Legge la zirudella un caricatissimo Fabrizio Ziosi: Ma dòp che i han brusè i bosc al completo sa vólni brusêr anc i fruteto? N’ani mea capé, sté idioti ch’in svenden mea al meil coti! Ciò che è più grave è che anche la cultura sta diventando spazzatura: Cmé i naufraghi dla Ventura Sbató so un'isola in balia dla natura! Mé ai mitré in un palâz condominiêl pò a lavurêr senza cuntrât sindachêl. e con gnanc mél euro al mèis paghêr l'afét e tóti 'gli etri spèis: lûs, gâs, acqua, rósc e rât in scadènza quèla l'é dabon na gara ad sopravivènza! Bruciate le speranze ognuno di noi è alle prese con la quarta settimana del mese e lo stipendio non basta. I Cino non si abbattono e conti-nuano a coltivare il loro sogno nel cassetto. Far in modo che chi prenota un esame clinico non debba aspettar un anno e non debba ricorrere al dottor House. Far sì che i giovani possano avere la pensione un giorno perché altrimenti dovranno essere costretti a lavorare indefinitamente, supportati da una sorta di Viagra previdenziale. Sforziamoci tutti insieme di far avverare questi e altri sogni. Durante lo spillo, in un dialetto emiliano un po’ edulcorato si commentano i tentativi maldestri di spegnere un incendio de-stinato a distruggere i sogni nel cassetto. Poi l’idea vincente: un tormentone pubblicitario televisivo mostra un coniglietto che, ingoiata una caramella balsamica, emette un vero tornado. La magica pastiglietta produce un effetto di spegnimento anche sul carro dei Cino, mentre la grande maschera dalle sembianze di un ayatollah si trasforma assumendo un aspetto bonario e rassicurante. Intanto al centro del carro spuntano due bei ventagli coloratissimi e gli animatori possono finalmente dar sfogo alla propria allegria. ![]() Società: Strumnè “La sinfonia del cuore” La cronaca quotidiana ci inquieta con notizie di violenza e abusi di ogni tipo: in famiglia, tra vicini di casa, negli stadi, contro le donne ed i bambini. Senza contare il razzismo, il bullismo, le bravate dei pirati della strada, ecc. L’intolleranza, l’assenza di valori fondanti hanno imprigionato e mortificato il buon senso. Tocca a Fagiolo realizzare una delle sue performance e fondere la magia del carnevale con l’armonia della musica al fine di risvegliare la parte più nobile e profonda dell’animo umano, liberando la “sinfonia del cuore”! Due voraci grifoni occupano la parte frontale del carro. Più in alto una grande maschera appare incatenata e incappucciata in drappi neri. Legge con autorevolezza la zirudella un Angelo Bussolari in borghese, cioè senza uno dei suoi soliti travestimenti funambolici. La zirudella breve ma concepita nel più puro stile della nostra tradizione carnevalesca ( anche se riecheggia Lorenzo De’ Medici), rivolge un deciso invito a risvegliarci e a recuperare l’amore e l’armonia universale. Mô al Dio gióst che tutto veglia, l’ha purtê in dal mond la sveglia, vêrs n’urèri d’alegrî, pén d’amour e d’armonî! Durante lo spillo i voraci grifoni cominciano a dimenarsi. A terra compare Fagiolo intento a sistemare le note di una sinfonia, mentre un’aria solenne coinvolge gli astanti. Parte il tema di Brave Hearth, quest’anno molto gettonato. La grande maschera è liberata dalle catene e dai suoi drappi neri. E’ uno spumeggiante violinista che pian piano si erge altissimo mentre intona un motivo travolgente. I vivaci colori e la trascinante melodia attestano efficacemente la ritrovata armonia universale. “Fiato alle trombe Turchetti” direbbe Mike Buongiorno e, infatti, sul carro, ora, esplode una fantastica allegria punteggiata da sfavillanti cuori rossi. Il regista dell’operazione è stato ancora una volta il nostro impagabile castellano Re Fagiolo di Castella. ![]() Società: Qui dal ‘65 Sogno, speranza o…magia Ancora un carro a sfondo politico ancorato all’attualità più stringente. L’attuale governo è accusato di pensare solo a sopravvivere di figuraccia in figuraccia, per non tornare a casa. In generale, tutta la classe politica è tacciata di pensare solamente a se stessa più che ai propri amministrati. Anche l’opposizione non fa nulla per rovesciare il governo e destra e sinistra sarebbero accomunate dall’unico interesse di giungere al 30 ottobre quando tutti i neoeletti matureranno il diritto alla pensione. Chi si azzarda a denunciare questo stato di cose ( Grillo ) viene definito comico, giullare e … qualunquista. Viceversa è fondamentale che qualcuno, ogni tanto, come Beppe, ci aiuti a riattivare il cervello e a sviluppare il senso dell’indi-gnazione e della protesta comportandosi da vero “Grillo parlante”: Chi sògna, a sòn al gréll che àl v’prepàra ad un gran spéll, sé, a sòn mé, al gréll….parlante che ne dico, dico tante soul per vèder se i pinocchi i pòsen mai vrîr un pôc gli occhi, i “pinocchi” ìn parlamènt quî vutê, as dìs, da la zènt! La gustosissima e tagliente zirudella di Paolo Govoni, letta da Massimo (Macio) Benazzi, non risparmia nessun politico, infatti tutti indistintamente vengono così apostrofati: …e alòura mé, Grillo sapiènt av dég “vaffanc…un mumènt, biànc o rós o rusiulén i pulétic ién tót birichén». Parte lo spillo. Davanti al carro, l’inconfondibile testa occhialuta di Prodi a cavallo di una scopa, fiancheggiata da rachitici esponenti di partiti minori. Compaiono per la prima volta le citazioni dei due partiti: il Popolo delle libertà e il Partito democratico. Ai bordi, tanti pinocchietti pronti ad animare lo spillo. Si sviluppa una scenetta a terra: un impeccabile Alan Cotti, in completo nero e sciarpa “mastellesca”, prende a secchiate ( di coriandoli) Prodi. Riecheggia anche l’inno di Forza Italia, mentre dalla sommità del carro esce un cobra con lo stemma del “Popolo della libertà. Danzano i figuranti. Macio, a terra, con parrucca riccioluta alla Grillo, grida rauco che non se ne può più della vecchia politica; “è necessario, afferma, stendere un velo pietoso…”. A queste parole scompare il cobra per riapparire, un momento dopo, con il simbolo del “V-Day” di grilliana memoria; intanto alcuni figuranti coprono interamente il carro con un velo bianco sul quale è dipinta un’enorme “V”. Lo spillo è finito e tutti i pinocchietti ora sono a terra e mettono in scena un ballo di gruppo ben coordinato e di sicuro effetto. Uno scatenato entusiasmo anima il carro ostaggio dei nuovi protagonisti della politica. ![]() Società: I Gallinacci “Belli dentro” Il mito dell’apparire fine a se stesso, dell’egoismo narcisistico è più che mai diffuso e oggetto di amare considerazioni. Quando ci guardiamo allo specchio non sappiamo più chi siamo, le smanie consumistiche e i condizionamenti mediatici ci hanno soggiogati, rendendoci sempre più inguardabili. Dobbiamo recuperare la nostra dimensione interiore. C’è ancora tanto di buono dentro di noi e tutti possiamo definirci “belli dentro”. Il carro è una specie di creazione futurista, carica di simbolismi. Uno specchio girevole (mosso visibilmente da Andrea Beccari) rappresenta il nostro quotidiano fare i conti con il nostro apparire, il confrontare la parte esterna con la parte più riposta di noi. Dietro di me, sul palco, sento mormorii di ammirazione per questo mix di elaborazione concettuale e rappresentazione simbolica proposti dai Gallinacci. Sarebbe meglio dire dei Neo Gallinacci perché, a ben guardare, sono i figli dei Gallinacci storici ad essere giustamente orgogliosi della loro creazione, anche se i facoltosi padri, oltre ad aver contribuito finanziariamente, devono avere dispensato tanti buoni consigli. Per 40 ân avèn tgnó bòta con dl’alegrî, con dla balòta con di bî câr, fât col pnêl e dal bâl… ecezionêl! Col paser dal temp é cambiê al fâz ma a sèn sèmper fiû di galinâz con la stèsa vóia e al stès intènt ed fêr divartîr tóta la zènt! legge con sicurezza il dicitore della zirudella. Tuttavia è una amara considerazione quella che spinge oggi in piazza i giovani Gallinacci: …e purtròp in gîr as crèd che par esser un pó impurtant a sa d’ès bî, anc se ignurant! Tót quèl cònta è apparire e alla moda ben vestire, aveir na faza cl’é n’incànt, e al fisic… èter tànt! E’ tutta una gara a liftarsi, siliconarsi, trapiantarsi i capelli , mentre la chirurgia modella il corpo. “Se sei intelligente non sei nessuno, se sei brutto sei addirittura ingombrante”. Per fortuna i Gallinacci ricordano ancora i bei tempi in cui la famiglia raccolta attorno al focolare si ritrovava e tutti erano fieri di essere “belli dentro”. Durante lo spillo l’inquietante motivo di Profondo Rosso precede lo sviluppo del carro ancora avvolto in un enorme drappo, mentre sul piazzale i “vecchi” Gallinacci si pavoneggiano .guardandosi allo specchio. “Ci vuole una chia-ve!” grida dall’interno una voce. Finalmente la chiave viene trovata e cala il drappo, mentre si espande solenne e tagliente il suono di una cornamusa. Scheletri penzolanti dondolano da ogni lato mostrando, al loro interno, emblematici cuori rossi. Appaiono anche maschere teatrali “umane” a loro volta ciondolanti dall’alto ( il carro presenta una struttura a notevole sviluppo verticale). Al centro del carro, assiepati come sardine, si dimenano e ballano, come possono, decine di fi-guranti dai costumi scheletrici. L’impatto scenico è rilevante; la musica e l’allegria coinvolgono gli astanti e un applauso fragoroso accompagna lo spettacolo. Un’allegoria gotica legata da un lato al teatro (cioè alla nostra manifestazione esteriore) e dall’altro alla parte nascosta di noi. Bravi Gallinacci, vecchi e nuovi, con questo carro avete mirabilmente festeggiato i vostri 40 anni di partecipazione al carnevale di Decima! ![]() Società : I Ribelli Si può essere Re anche senza Corona…! Chiunque oggi può diventare una celebrità, anche persone vuote, totalmente prive di idealità e valo-ri. Basta far parte del circuito mediatico. Non è necessario avere particolari doti artistiche. Basta dare scandalo e la celebrità è a portata di mano. Da Tangentopoli passando per Calciopoli fino a Vallettopoli, la galleria dei personaggi consegnati alla celebrità è nutrita. Oggi però il fenomeno si è aggravato ulteriormente. Altro che Vallettopoli! Come dimostra quanto avvenuto in occasione della strage di Erba o in occasione del delitto di Garlasco o dell’omicidio di Meredith, acquistano una insana notorietà personaggi accusati dei più efferati crimini. Il carro riproduce un enorme rullino fotografico, sorta di contenitore in cui viene registrato tutto ciò che di moralmente censurabile avviene nella nostra realtà. Questo rullino è talmente saturo di fotogrammi, pieni di impudicizia, con protagonisti paparazzi e vallette scatenate, che è in procinto di esplodere. Fagiolo si erge a vessillo dell’indignazione gene-rale e si curerà di indicare quali siano le uniche immagini veramente degne di essere ammirate. Il carro è presto spiegato, risultando connotato da un lungo cilindro nero e giallo attorno al quale si affaticano figure fagiolesche Una di queste è Felice Govoni, pronto a leggere con voce stentorea la zirudella da lui stesso composta. Inizia giocando sul termine “corona” inteso sia come nome del famoso cacciatore di scoop sia con riferimento ai Savoia, al centro di alcune di-scusse vicende: Questo Corona senza corona non è l’unico protagonista: “E a quanto pare sènza pòra a gh’ira ad mèz anch un zért Mora mo brisa la zona ad Vintrulén mo un flacid fazindén cal procureva dagli artésti pió dal lètt che dal rivésti a di subdol deputê chi gniven dòp po’ sputanê… Questi personaggi hanno ben presto monopolizzato l’informazione tutta dedita al gossip e alle notizie artificialmente create, con relativi strato-sferici ingaggi. In mezzo a tanto marcio, per fortuna si apre uno squarcio: quello dell’intervento risolutivo di Fagiolo che spazza via le pellicole della vergogna e relativi brutti misfatti e fa esplodere la gioia e l’armonia nel Regno di Castella. Parte lo spillo. Le figure fagiolesche sono davanti al mastodontico rullino. Risuona la melodia di Enia. Comincia a scorrere il tempo del fatidico quarto d’ora assegnando ai carri per lo spillo. E’ tutto un affannoso rincorrersi di carristi. Fioccano esclamazioni colorite. Sembra di capire che il grande cilindro dovrebbe aprirsi sul davanti e di lato, dove si intravedono le sagome del monarca giallorosso. Nulla di quanto voluto trova il suo esito. La gente capisce le difficoltà dei Ribelli ed applaude, mentre risuona ossessivo un pezzo da discoteca. Non c’è niente da fare, lo spillo non riesce… Non resta che far uscire le maschere dall’interno del carro e farle ballare a terra. Peccato, è andata così. Anche questo appartiene alla tradizione e alla miscela di carnevale. Puoi lavorare per mesi attorno ad un progetto con le sue complessità tecniche e poi sul più bello un motore elettrico ti pianta in asso e il carro diventa una trappola. Il messaggio dei Ribelli però è giunto forte e chiaro e anche la vitalità dei carristi. Nella seconda domenica di carnevale i Ribelli hanno eseguito, sulla piazza, lo spillo… in parte. Sarebbe stato magnifico se fossero riusciti ad eseguirlo la domenica prima. Pazienza. Non sempre le ciambelle riescono col buco e, in questo caso, addirittura avevano il sapore amarognolo. ![]() Termina così la sfilata della prima domenica del carnevale di Decima; con un velo di tristezza. Una festa che doveva concludersi con uno spillo eclatante... si è smorzata, attutita, finita sottotono. Cosi è; sono cose che capitano, hanno ri-badito diversi decimini intervistati, sottolineando però il proprio dispiacere per l’accaduto. Il carnevale continua e la voglia di diverirsi e di divertire anche; già sono in cantire nuove idee per il prossimo anno e... speriamo bene! |
||||||
© 2005 - Tutti i Diritti Riservati a www.marefosca.it - Design Sara Govoni |
||||||