| www.marefosca.it | aprile 2008 | Un Canale da far rivivere | ||||||
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Il “canale di S. Giovanni”, che attraversa anche l’abitato di San Matteo della Decima, costituisce da decenni un grosso problema. La soluzione prospettata da tantissimi decimini è il “tombamento” del tratto che attraversa il nostro centro abitato; con detto intervento si ritiene di risolvere il problema una volta per tutte. “Occhio non vede, cuore non duole” recita un antico proverbio che si può benissimo utilizzare nel nostro caso; infatti una volta “tombato il canale” non ci sarà più la possibilità di vederne il degrado… nel centro abitato! Ma il problema permane perché se non si provvede: • alla pulizia delle sponde, necessaria per un regolare scorrimento del flusso, • all’immissione di una quantità d’acqua ottimale che ne permetta un regolare utilizzo; • alla depurazione che garantisca la salubrità delle acque che vengono utilizzate per irrigare le culture, il “nostro” canale sarà sempre una cloaca, aperta o chiusa… che sia. Nella trascorsa edizione del carnevale Re Fagiolo di Castella ha denunciato, realisticamente, questo problema nel discorso della corona, affermando che il canale è una fogna, infe-stata da topi lunghi una spanna, da bisce, da mi-liardi di zanzare e l’acqua stagnante contiene ogni sorta di “sbaldaria”. Il problema è sentito ed è all’ordine del giorno; anche il Carlino Bologna, in un articolo apparso recentemente, ha dato voce a questo malcontento che accomuna tutti. Marefosca, quindi, si rende disponibile a pubblicare gli interventi di tutti coloro che desiderano esprimersi sull’argomento. Andrea Morisi, Assessore con delega alla sostenibilità ambientale, mobilità e viabilità del comune di Persiceto, ha inviato la proposta che di seguito pubblichiamo; è un primo contributo che poniamo all’attenzione di tutti i lettori con la speranza che ne seguano altri e che in tempi ragionevoli si concordi la soluzione e si proceda con interventi operativi concreti. C’era una volta… Il Canale San Giovanni attraversa da sempre il territorio comunale di San Giovanni in Persiceto nel senso della sua lunghezza: da sud, a partire dai bacini di Tivoli, a nord, passando per il centro storico di Persiceto (le ormai scomparse “fosse”) e per l’abitato di San Matteo della Decima. Questo Canale è stato per centinaia e centinaia di anni l’essenza stessa della vita per le genti del luogo. Ci si spostava lungo il suo corso e si faceva commercio utilizzando apposite imbarcazioni lunghe e strette (i “burchielli”) trainate da buoi che si muovevano sulle sponde, lungo quelle che erano, di fatto, le strade dell’antico passato. In questo modo si trasportavano castagne e cera che provenivano dall’Appennino, ma anche la canapa che si produceva diffusamente in questa pianura, addirittura giungendo fino al territorio veneziano. In passato si è giunti ad esibire una concessione all’uso delle acque del Canale San Giovanni rilasciata nientemeno che dall’Imperatore Lotario III nel 1133 agli “Uomini del Castello di Persiceto” per ringraziarli di aver ospitato l’Imperatrice. Con ogni probabilità si trattava di un falso, ma la ricchezza e la potenza che derivavano dal poter possedere un canale erano sufficienti per giustificare una tal contraffazione. Nell’atrio di accesso del palazzo comunale esiste peraltro ancora, ben esposta in evidenza (nel caso qualcuno avesse avuto dei dubbi), una targa lapidea che riporta l’episodio della presunta dona-zione imperiale... Dal Canale San Giovanni si traevano poi altri elementi di sussistenza: dal pesce da mangiare alle erbe palustri da utilizzare come strame o come alimento per il bestiame. Per non parlare degli innumerevoli mulini che sorgevano lungo la sua asta. A lungo le acque del Canale San Giovanni hanno continuato a rappresentare un punto di riferimento per la vita del paese: per lavare i panni, per lavarsi, per allevare il pesce... Poi in età moderna, quasi tutto a un tratto, il Canale, agli occhi dei Cittadini, ha perso di importanza fino a non servire più a nulla, se non a ricevere gli scarichi delle fognature. Anzi, quando eventi meteorologici di particolare entità lo riempivano di acque minacciose, il Canale è addirittura divenuto un oggetto di preoccupazione! Ma per la maggior parte della popolazione il Canale è semplicemente scomparso, non riveste alcun elemento di interesse, lo si attraversa o lo si affianca senza nemmeno più coglierne l’esistenza. E se qualcosa non riveste più interesse ed attenzione rimane ben presto in balia del degrado. Le acque sono sporche, le sponde poco curate, vi si raccolgono rifiuti. Ciò non succede solo per il Canale San Giovanni e per San Giovanni in Persiceto. Purtroppo la grande cura e l’attenzione quotidiana per il reticolo idrografico sono andate via via scemando ovunque negli ultimi decenni, sacrificati sull’altare di un malinteso progresso tecnologico e di una abdicazione della coscienza civile e amministrativa nei confronti di pretese esigenze economiche. A questo stato di cose intendiamo finalmente reagire per cercare di riportare al centro dell’attenzione l’esistenza dei canali anche quando non sono in piena, far rivivere il loro ruolo ambientale, riattivarne le funzioni perse. Intendiamo far rivivere il Canale San Giovanni, come corso d’acqua significativo per le proprie peculiarità, ma anche come sperimentazione da estendere possibilmente agli altri canali del reticolo idrografico. La riqualificazione ambientale dei canali Forse è più semplice ipotizzare una riqualificazione di un canale nei tratti in cui attraversa il territorio rurale. E’ sicuramente un problema complesso riuscire a riattribuire ad un corso d’acqua le sue funzioni di corridoio ecologico e di habitat per specie animali e vegetali, ridise-gnarne il ruolo paesaggistico, dedicarsi al miglioramento delle sue acque. In proposito esistono problematiche connesse con il mantenimento delle sue funzioni idrauliche e dell’interfaccia con i campi coltivati che vanno affrontate in modo compatibile. Ma, non senza fatica e grazie all’utilizzo di concetti nuovi come quello delle “reti ecologiche” e delle “fasce tampone”, nonché la saltuaria disponibilità di finanziamenti mirati, molte resistenze culturali e difficoltà pratiche possono dirsi attualmente superate. Oggi, fortunatamente, non si verificano più gene-ralizzate levate di scudi quando si parla di sfalcio alternato delle sponde, di reintroduzione e gestione di specie vegetali legnose in particolari condizioni, di tutela di specie di particolare si-gnificato conservazionistico o, più in generale, di tecniche di ingegneria naturalistica, di ricorso alla fitodepurazione... Ben diverso è rimasto, invece, il discorso per i tratti di canale che attraversano centri abitati. Ecco allora che, in questi casi, l’alternativa alla generica e semplicistica opzione di tombamento permane, ancora oggi, assai osteggiata. Tombare un tratto di canale, anche qualora questo sia in condizioni di degrado, è un po’ come nascondere la polvere sotto il tappeto, cioè rappresenta una, illusoria, non-soluzione. Come sempre le soluzioni drastiche, le scorciatoie, non costituiscono un orizzonte affidabile per chi abbia realmente a cuore la soluzione del pro-blema. Già esistono esempi di realtà che stanno pagando un tributo in termini di diffusi allagamenti ad ogni acquazzone un po’ fuori della norma, dopo aver provveduto con demagogica faciloneria al tombamento di interi tratti di canale. Il canale, anche nel centro abitato, deve rappresentare una condizione di arricchimento, un valo-re, un elemento di identità e riconoscibilità. Prendiamo una bella immagine di un canale di medie dimensioni che attraversa il centro di Delft, splendida cittadina olandese. Sul canale si affacciano case, passano strade, lo attraversano ponti, si muovono persone a piedi ed in bicicletta. Nelle sue acque è presente vegetazione naturale, sulle sponde crescono alberi. Insomma il canale costituisce un elemento vitale della citta-dina stessa. Ne rappresenta, anzi, un punto di attrazione, ne valorizza l’unicità o, quantomeno, l’originalità. Ne arricchisce i contenuti estetici e paesaggistici. “Beh…” si dirà “... ma siamo in Olanda!”. In proposito verrebbe da dire che non si capisce davvero perché certe condizioni possano esistere in Olanda e non a San Matteo della Decima, per esempio... Ma si può soprassedere e considerare allora che il Comune di Prato (Italia...) ha ottenuto nel 2002 un finanziamento Cipe (il PLSS 2002 “Area pratese”) di 220 mila euro per il recupero storico e funzionale dei canali del parco mediceo delle Cascine di Tavola. Il costo del progetto ammonta nel suo complesso a 500.000 Euro. Lungo i Navigli milanesi (Italia…) sono stati investiti 75 milioni di Euro nel recupero dei canali, nella realizzazione di infrastrutture per il tempo libero (circuito di piste ciclabili) e nella piantumazione di aree boschive. Nel 2003-2005 la Provincia di Modena ed il Consorzio di bonifica Parmigiana Moglia Secchia hanno provveduto alla riqualificazione idraulico-ambientale del Fosso Cavo Lama, del Canale Migliarina, del Canale Fossetta Morti e del Canale Budrione in Comune di Carpi (Italia...) per complessivi 355.000 €. I canali che attraversano il centro di Bologna (Italia…) sono oggi più o meno nascosti, ma da alcuni anni si registra per essi un rinnovato inte-resse… tanto che sono stati ripristinati gli affacci sul Canale delle Moline, si sono tracciati percorsi ciclabili lungo il Navile, si è reso in parte vi-sitabile l’Aposa. Addirittura si parla di scoprire nuovamente il Canale di Reno nel centro storico... Un progetto concreto La proposta che ci anima è conseguenza delle considerazioni riportate precedentemente. Il Canale San Giovanni deve ritornare al centro dell’interesse della popolazione. Perché ciò sia possibile, occorre assolvere ad alcuni fondamentali requisiti: • qualità dell’acqua: nel Canale San Giovanni occorre fare sì che la qualità dell’acqua possa migliorare sensibilmente nel breve periodo; • quantità d’acqua: occorre garantire una portata significativa, possibilmente costante nel corso dell’anno; • aspetti ambientali: il Canale San Giovanni deve recuperare il più possibile le sue potenziali funzioni ecologiche, le sue dotazioni floristiche e faunistiche e la sua funzionalità come ecosistema oltre a costituire un corridoio ecologico nell’ambito della più ampia rete ecologica comunale; • aspetti storico-testimoniali: la storia del Canale San Giovanni deve ritornare ad essere leggibile fisicamente lungo la sua asta, mediante appositi interventi sia strutturali che didattico-divulgativi. Anche tutte le attività correlate sul piano testimoniale (allevamenti ittici, polle risorgive, mulini, bagni pubblici, lavatoi, ecc.) devono essere riportati a patrimonio collettivo; • aspetti paesaggistici: la vista del Canale San Giovanni deve portare a considerazioni di valore estetico, gradevole, accettabile; • fruibilità: è fondamentale restituire un accesso fisico al Canale ed una sua fruizione diretta, valo-rizzando o ricreando strutture e possibilità di avvicinamento all’acqua e di percorribilità delle sponde. Questi requisiti sono divenuti gli obiettivi di un concreto progetto di riqualificazione del Canale San Giovanni in corso di redazione da parte dell’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale del Comune di San Giovanni in Persiceto. Il progetto, redatto dall’Ufficio Ambiente del Comune, è stato inserito in un piano più vasto di riqualificazione del reticolo idrografico del territorio dell’Associazione Intercomunale “Terred’Acqua” promosso anche dal Consorzio di Bonifica Reno-Palata, dal Centro Agricoltura e Ambiente e dalla Sezione Provinciale di ARPA e contiene alcuni aspetti salienti che vanno a fornire risposte coerenti con i requisiti sopra evidenziati. Innanzitutto il sistema “Canale San Giovanni” viene affrontato a livello complessivo, per l’intero tracciato che riguarda il territorio comunale. Alle sue origini, in località Tivoli, il Canale riceve le acque di alcune polle risorgive naturali, ma, soprattutto, dai reflui del depuratore civile del Comune di Castelfranco Emilia. Obiettivo iniziale del progetto di riqualificazione è sicuramente conseguire un miglioramento nella qualità dell’acqua recapitata dal depuratore di Castelfranco. Per migliorarne in ogni caso le caratteristiche qualitative si prevede, poi, di utilizzare parte dei bacini di Tivoli, recentemente acquisiti dal Comune di San Giovanni in Persiceto e attrezzati come Sito di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000, per eseguire un lagunaggio delle acque in funzione di una loro fitodepurazione. La riduzione del loro carico di nutrienti e l’accumulo delle acque nelle vasche stesse consentirà un duplice effetto di fitodepurazione e di omogeneizzazione dei deflussi. Lungo il successivo tratto dell’asta del Canale San Giovanni si provvederà a verificare che non insistano scarichi civili e produttivi che peggiorino la qualità delle acque e a evidenziare i punti di interesse storico e testimoniale, come le vasche per l’allevamento del pesce rosso ed i mulini di Tivoli e della Paglia. Scendendo lungo la sua asta, il Canale sarà assoggettato anche ad una verifica per la possibile realizzazione di tutti gli interventi di riqualificazione ambientale possibile (sia sul piano strutturale che sul piano gestionale), con la piantumazione di fasce tampone arboreo-arbu-stive per intercettare i nutrienti derivanti dalle concimazioni agricole circostanti e fornire, al contempo, habitat congeniale alla flora e alla fauna selvatiche. Una particolare attenzione verrà posta alle condizioni del Canale San Giovanni nel lungo tratta che fiancheggia gli impianti sportivi e, poi, la Via Castagnolo. Giunti al Ponte della Braglia verrà evidenziata la presenza dei vecchi bagni pubblici (oggetto di una ristrutturazione prevista dal Comune nel Piano triennale delle opere nel 2010) per poi individuare una riqualificazione dei due rami che derivano dallo sdoppiamento del corso del Canale lungo il tratto di Via Castagnolo che porta sui viali di circonvallazione di Persiceto. In questo tratto sono già stati avviati interventi tesi alla eliminazione degli scarichi non a norma legati a vecchi edifici che si affacciano sul Canale. Il centro storico di Persiceto, ove il Canale San Giovanni corre sotterraneo attorno al Borgo Rotondo con le antiche “Fosse”, sarà fatto oggetto di una indagine mirata alla verifica dell’esistenza di scarichi civili non allacciati alla pubblica fognatura per evitare che la qualità delle acque possa subire un nuovo peggioramento. A valle di Persiceto, giunti all’altezza dell’ex-zuccherificio, le cui vasche di decantazione delle acque reflue della lavorazione della barbabietola da zucchero ospiteranno un importante impianto di fitodepurazione delle acque del nuovo depuratore del capoluogo (attualmente in costruzione e il cui funzionamento è previsto a regime per il 2010), il Canale San Giovanni potrà ricevere costantemente circa 5000 metri cubi al giorno di acque di buona qualità, provenienti, appunto, dal nuovo depuratore e dalla successiva fitodepurazione. Ciò consentirà il duplice vantaggio di poter assicurare un significativo deflusso ed una buona qualità delle acque che vengono veicolate all’interno del Canale. Prima dell’ingresso in San Matteo della Decima, il Canale San Giovanni si trova affiancato ad Ovest da aree poste tra la Via Cento e il vecchio rilevato della ex-ferrovia Veneta la cui altimetria (inferiore di 1 – 2 metri rispetto al Canale) permetterebbe di destinarle ad aree esondabili in grado di costituire una sorta di cassa di espansione “naturale” che permetterebbe di mettere in sicurezza l’abitato di Decima in caso di eventi eccezionali. Non a caso in un recente passato tali zone erano occupate da risaie e queste venivano alimentate da canali e chiuse tuttora esistenti ed eventualmente recuperabili per un nuovo uso. Il recupero del canale San Giovanni nel centro di San Matteo della Decima A fronte di una impropria richiesta di tombamento dell’attuale tratto di Canale San Giovanni che corre nel centro di Decima (che verrebbe a costare la insostenibile cifra di almeno un mi-lione di Euro), l’ipotesi di intervento che propone l’Amministrazione Comunale comporta non solo il mantenimento del Canale scoperto, ma una sua maggiore evidenziazione, percezione e fruizione. Viene ritenuto infatti preferibile (come già è accaduto per altre situazioni italiane e straniere che abbiamo richiamato in precedenza) procedere con una riqualificazione che ne miglio-rerebbe in modo considerevole l’aspetto, la funzionalità e la fruibilità. L’idea di progetto è quella di recuperare una banca interna al Canale in destra idraulica, quindi lungo la sponda fiancheggiante la Via Sicilia. La larghezza di questa (pari a 7,5 metri) a cui sommare la fascia di terreno interclusa (che varia da 1 a 2,5 metri) consentirebbe di individuare la banca citata, ampliando al contempo la sezione del canale e permettendo un avvicinamento, con un opportuno percorso pavimentato, all’acqua (che si è già detto verrebbe migliorata sia in termini di qualità che di quantità con gli interventi precedentemente enunciati). Lungo questo percorso potrà trovare spazio una pista ciclabile nonché aree attrezzate per la sosta. Il risezionamento necessario per la definizione della banca consentirebbe di riportare le quote esistenti alla necessaria funzionalità sia per le esigenze idrauliche sia per quelle fruitive. Un intervento di questo tipo vuole andare nella direzione di una resa finale dell’intervento paragonabile alla foto del canale di Delft precedentemente commentata. Ciò significherebbe non solo migliorare il Canale in sé ma rendere il centro di Decima più attraente ed originale con evidenti ricadute di varia natura, dalla vivibilità all’attrazione commerciale, per toccare i due estremi di un unico ragionamento. Anche nel tratto di Canale a valle della Chiesa di Decima si sono ipotizzati interventi analoghi, con l’aggiunta che, all’altezza del Chiesolino, si sta anche ipotizzando la possibilità di deviare il corso del Canale verso Est per lasciare uno spazio sufficiente alla creazione di una piccola piazzetta che valorizzi il Chiesolino stesso e renda più vivibile l’area, nonché il miglioramento dell’incrocio tra la Strada Provinciale e la Via San Cristoforo, oggi non proprio agevole, magari con la eliminazione del semaforo e la realizzazione di una piccola rotonda. A che punto siamo? Oggi il progetto precedentemente descritto in maniera sommaria è nella fase preliminare di verifica della effettiva fattibilità. Ovviamente, una volta completate, a breve, le verifiche necessarie, verrà aperto un momento di confronto partecipativo con la Cittadinanza, in particolare con quella di San Matteo della Decima. Nel frattempo, per non perdere tempo, si stanno cercando finanziamenti su scala almeno regionale. L’obiettivo è quello di poter intervenire almeno per stralci successivi, a partire dalla riqualificazione del Canale San Giovanni nel centro di San Matteo della Decima, che viene ritenuto al momento prioritario. Anche se l’obiettivo ultimo rimane quello di intervenire concretamente sull’intera asta del Canale San Giovanni, perché possa riemergere nella considerazione della gente e nell’esplicitazione delle funzioni che gli sono proprie, tornando a vivere dopo decenni di oblio. |
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