| www.marefosca.it | aprile 2007 | Avanti coi carri | ||||||
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Pensando all’11 febbraio uno si prefigura un cielo plumbeo, una temperatura sottozero, cappottini e berretti di pelo … Invece no! Sole, aria tiepida, cinguettii di uccelli. Sembra primavera ed invece è inverno profondo. I luoghi comuni sulle stagioni non sono più tali. Qui è successo davvero qualcosa. Niente è più come ai tempi andati, quanto meno dal punto di vista climatico. Meno male che c’è il Carnevale! Col suo ripetitivo canovaccio infonde sicurezza ed entusiasmo, ridona l’identità minacciata dal famigerato aggeggio elettronico domestico davanti al quale ci rincitrulliamo ogni giorno di più. E ci ricorda i tempi andati… I mostri sacri del carnevale nostrano, assai pubblicizzato sul Resto del Carlino alla vigilia , sono al loro posto. Franco Beccari impugna il microfono con la consueta padronanza e con voce sicura si occupa del commento. Di fianco a lui il Patron, l’anima stessa della manifestazione, Oriano Tesini. Poi i maghi della fotografia: tanti occhi elettroni-ci, puntati sulla sfilata. Infine i giurati, senior e junior. La giuria ufficiale è composta da due insegnanti dell’Accademia d’arte e da un grafico. La pattuglietta dei giurati junior, falcidiata dall’influenza, è composta soltanto da due elementi, Alberto Ghiddi e Alessandro Poluzzi. Entrambi, taccuini alla mano, si accingono a scrutare i carri con piglio professionale. La teoria dei carri si srotola una prima volta senza fermarsi. E’ solo un giro di rodaggio. Già da una prima occhiata emerge un dato: il movimento carnevalesco ispirato a Fagiolino ha messo le ali già da qualche anno … e non lo ferma più nessuno! Anche Decima ha una sua Cinecittà: i capannoni di Carnevale! ( e via Nuova è Sunset Boulevard). Sfila il gruppo bandistico persicetano ( finalmente una banda nostrana e non di qualche comune modenese o ferrarese). Re Fagiolo di CastellaC’è anche il carro dei Mambroc (il carro persona-le del Re) ma non si vede Lui, Re Fagiolo di Castella. Si sente però il suo vocione provenire dalle profondità del carro. Si lamenta per l’assenza di adeguato sottofondo musicale. Il carro ha una impronta naturalistica con temi floreali e predominanza del verde. Finalmente, preceduto dal motivetto “la vita è bella, è bella perché io sono un re …”, appare Re Fagiolo, issato sulla cima di un trono antropomorfo. Inutile ricordare che il sovrano di Castella è impersonato da Valerio Bencivenni. Ormai tra i due c’è vera simbiosi e l’autonomismo decimino vede in Valerio/Re Fagiolo una sorta di simbolo di una potenzialità decimina nuova, più piena e gratificante rispetto alla cruda realtà. Nel suo discorso (ispirato da Graziano Leonardi), il Re non delude le attese. Con perfetta intona-zione e studiate pause, Fagiolo esordisce con una invettiva nei confronti del Governo. Le tasse di Prodi avrebbero assorbito ogni risorsa dei sudditi di Castella. Poi se la prende con il comitato reo di non avere reperito spazi per reali-zzare il carro di Mambroc: An sòn brisa, mé ché in vèta, la regeina Elisabèta cl'é dal pòpol mantenuta soul "per grazia ricevuta" Senza il sostegno del comitato e con il magro forziere di Castella, si va poco lontano. Sorprende che tutte le società abbiano trovato riparo nei capannoni tranne la pattuglia reale: “Ma porco giuda,Cumitè …” tuona, barbuto e paonazzo, l’incavolato sovrano: Ma sêt cuntêr o un dìt parchè È vanzê a l'acqua al câr dal Re? Ricompostosi, il re conclude tuttavia con una nota di ottimismo, inneggiando all’armonia e alla colorata atmosfera del Carnevale. Società Qui dal 65 - Soggetto: “Déjà –vu” Atmosfera ammantata di nostalgia per il sodalizio fondato nel 1982 da ragazzi (allora) giovanissimi. Oggi compie 25 anni ed è tempo di festeggiare un pro-getto che si è irrobustito nel tempo ed una realtà significativa del nostro Carnevale. La seconda metà degli anni ’60, la beat generation, l’India mitizzata sono al centro dell’operazione nostalgia. Anche oggi, come allora, tutto sembra essere inadeguato, ingiusto, sbagliato, la saggezza perduta. Anche oggi, come allora la tentazione potrebbe essere rifugiarsi nel lontano paese orientale, per rigenerare anima e corpo sulle rive del Gange. Probabilmente l’India di oggi, ormai omologata alle leggi del commercio mondiale, riserverebbe sensazioni assai diverse da quelle di allora. La saggezza vera, rifiutata da tutti. Si è rifugiata all’interno di una grande anfora di coccio, una specie di orcio sacro, in attesa di essere riscoperta. Il carro segue questo schema proponendo il sopracitato orcio come elemento dominante. Tutt’intorno atmosfere indiane. Legge “Macio” Benazzi la zirudella scritta da Paolo Govoni che di beat gene-ration e suggestioni indiane se ne intende, avendo vissuto quegli anni da vero protagonista. Nell’attualità ...anc ìn India un quêl prezîs, tót ìn arvéna, al cà, i castêl, di sarpént re et tót i mêl, anc là, sêria la sapiènza l'îra andèda un pô ìn licènza, conservèda sòta cànfora dènter a una grande anfora. Questa anfora Fagiolo l’ha portata nella Musotta da dove oggi è pervenuta sulla piazza per liberarci da tutti i mali, dalla Levratica ai Facchini Véret dònca, orcio sacro, mòstra il tuo simulacro, ca se stròmna da nó ìn giro la putènza d'un fachîro e la sapiènza d'un santòn la crûva tót cumpàgna un tlòn con l'immensa fèid et Gandhi e la sô vèra pês ci mandi. Come sottofondo musicale un banjo stile vecchio West. Un Massimo Benazzi, profetico, agita le braccia, rivolto verso la grande anfora. Improvvisamente questa si apre ed appare un santone indiano ( più fachiro che santone!) con tanto di turbante e gli occhi allampanati. Siamo in pieno clima metà anni sessanta e i figli dei fiori colorano la realtà. Anche le maschere sul carro ripetono questo cliché indiano e i turbanti si sprecano, così come gli shari femminili. Grazie alla magica anfora Re Fagiolo può elargire nuova saggezza al suo regno di Carnevale. Le comparse sul carro si scatenano in danze orientali; è un tripudio di colori, mentre diversi fi-guranti scendono dal carro e improvvisano un simpatico e misurato balletto con lancio di un numero copioso di palloni. ![]() Società: I Cino - Soggetto: “L’altra metà del cielo“ Annunciato dalla splendida ed eterea voce di Filippa Giordano che intona il tema di “Mulan” si profila il carro dei Cino, annuale apoteosi dell’estro creativo di Secondo Luppi, Fabrizio Ziosi, Francesco Palavanchi and company. Ed è proprio l’istrionico Fabrizio ad impugnare il microfono, “schiacciato” dal peso di un vistoso cappello a cilindro. Il tema trattato è antico e moderno al tempo stesso: la parità uomo-donna. C’è ancora da fare su questo piano, anche nella democratica e futuribile società in cui viviamo. L’uomo (nel senso del genere maschile) è ancora arroccato nel suo castello di pregiudizi (coerentemente con questa impostazione un maniero merlato è parte preponde-rante della sagoma del carro) pronto ad approfittare della debolezza delle donne. C’è bisogno, anche in questo caso, di costruire ponti, suonare una musica condivisa, trovare una nuova primavera nei rapporti uomo-donna. Strette assieme attorno al castello tante figurine femminili in una combinazione cromatica giallo-azzurro. Ascoltano attente la lettura della “zirudela” composta e declamata da Fabrizio Ziosi, pronte a scatenarsi al momento dello spillo. Sulle loro teste, dalle feritoie del castello, si protendono minacciose teste di serpente a simbolizzare l’istintualità latente insita nel genere maschile pronta a riversarsi sulle donne. Fabrizio ripercorre tutta la travagliata vicenda dei rapporti fra i due generi, dalla preistoria fino alla attua-lità. Spassosi alcuni passaggi come ad esempio il seguente I cavernicoli, tót al savî i ciapéven al dôn pri cavî! ...Stófì d'esar spatnedi e isgumbiedi i zarchén ed catêr rimedi. e a fo propri da cal mumènt chi han inventê la permanènt! O ancora: Al dôn in zert sît furastîr cmé di fantasma i vàn in gîr. Squacêr al veil, par un ambrous al pôl èser dimondi rischious Perché sota a tótì cal fudrètt ag pré èser ón cmé Platinett! Ora da noi imperversano le veline. E’ il loro momento: “Mo’ ad vèil in han poc ados!” Si tratta dell’ennesima mortificazione della dignità femminile. La pubblicità di qualunque prodotto richiede l’abbinamento ad un corpo di donna generosamente scoperto: par fêr n'areclâm a un cuparton, a n'arparèla i han da livêr só la stanèla ! Gli uomini devono riscrivere lo spartito musicale dei loro rapporti con le donne. Con questa speranza in un nuovo armo-nico equilibrio ha inizio la trasformazione del carro. Ondeggiano ritmicamente il capo le fi-guranti di cui sopra sul tema strappalacrime di Riccardo Cocciante. Mentre la donna di cartapesta, sul fronte del carro, viene liberata dalle catene, dal castello fuoriesce una sorridente e solare figura femminile sormontata da un arcobaleno. Gli spettri del passato sono fugati. La musica cambia. Il ritmo ora è particolarmente coinvolgente. I giovani che animano il carro, guidati dalla “studiata” regia di Patty, eletrizzano il pubblico con un’animazione fuori dal comune. Una nuova armonia ha cancellato i pregiudizi e le paure; finalmente, almeno nell’ambito carnevalesco, la donna acquista la giusta dimensione nell’ambito della società... ![]() Società Volponi - Soggetto: “ …E allora musica maestro! Franco cede il microfono a Oriano e si materia-lizza sotto le due teste di drago che connotano il carro dei Volponi. Livio Rimondi, Andrea Palavanchi, Claudio Pederzani e co. rappresentano certo un sodalizio entusiasta e collaudato. Ripropongono il tema dello sconvolgimento degli equilibri naturali. Non si tratta più soltanto del teorico tema di un convegno di scienziati lontani da noi ma di un fenomeno palpabile. Basta guardarsi intorno: la nostra campagna è immersa nel silenzio; niente più rane, uccelli, pesci, lucertole, tartarughe. I fossi emanano un tanfo maleo-dorante e così via. Sul carro un drappo cela fi-gure dal capo inguainato in una bandana nera. Sopra di loro un rosso parallelepipedo contiene chissà quali sorprese. Sul davanti si protendono mostruose sembianze draghiformi. I Volponi ricostruiscono la trama di questa rottura di equilibri rimarcando che per un lunghissimo lasso di tempo (più di due milioni di anni) l’uomo ha saputo vivere in armonia col creato. Fino allo sviluppo industriale e scientifico. Qui sono cominciati i guai. Il moderno demone della scienza e tecnologia usata in modo insensato ha sconvolto il mondo, rovinando ”lo spartito di un concerto armonioso”. L’uso massiccio e incontrollato di combustibili fossili negli ultimi cento anni ha causato l’effetto serra, stravolgendo le stagioni, sciogliendo i ghiacciai, innalzando il li-vello del mare. Quale futuro per le nuove generazioni in questo contesto sgraziato e disarmonico? Bisogna trovare un maestro d’orchestra che sappia indicare una nuova melodia. Niente paura, a Carnevale si può fare. Anche perché Al cunséli di Vulpón, l'ha més in mót i sû zarvlón par tratêr mei l'argumènt, vest'et Kioto al falimènt! In dl'aria a crès i bdûcc in dal Basòn an gh'é pió ranûcc, ...In vèta al ca' e só i camén an voula pió i limalén e sa guardê un po' tra i canvâz a gh'é soul di limalâz. Il futuro può essere solo nella musica come fonte di nuova armonia e di energia in grado di muovere tutte le cose. Forza Artésta!!,…. At dèn al via! souna che 'na sinfonia! Ondeggiano le teste di drago spargendo fumo dappertutto. Hard rock a manetta. Si squarcia il rosso parallelepipedo: ne fuoriesce una grande maschera. Impugna un violino. Si diffonde nell’aria un armonioso e coinvolgente brano del pregiato strumento a corde. Intanto note musicali appese a bianchi palloncini si alzano nell’aria. L’armonia è stata infine ritrovata! Così pure sul carro lo stuolo dei Volponi si adegua al nuovo corso sprigionando un’allegria davvero inusitata. ![]() Società: I Gallinacci - Soggetto: “Pesca il Jolly” Il tema trattato dai mitici Gallinacci si inserisce in un filone consolidato, quello della denuncia sociale. E’ un fatto che in Italia, principalmente a causa del sempre più elevato carico fiscale che grava sulle famiglie, molti faticano ad arrivare a fine mese. Quello delle tasse è un vero maremoto incontenibile che minaccia inesorabilmente la gloriosa “Azienda Italia”. Gli Italiani governano ormai una piccola zattera che, solitaria, si fa largo tra i marosi in cerca di qualcosa che consenta loro di tirare avanti racimolando gli spiccioli necessari. I Gallinacci non ci stanno e sfidano coraggiosamente la sorte fiduciosi di pescare un Jolly di Carnevale che li porti fuori dai guai, verso una quieta bonaccia che registri la fine di tutte le ambasce economiche. Il carro è assai ricco e complesso. Sul retro un frontone dorico simbolizza gli antichi fasti della italica stirpe. Sul davanti una imponente massa d’acqua schiumante incombe sul “signor Rossi” aggrappato alla sua precaria zattera sballottata dalle onde. La spassosa zirudella di Manuel Benazzi bene interpreta il momento storico – sociale del paese: An'gh'é né sinestra né dèstra, par nò l'é sèmper la stèsa mnèstra, chè l'é un continuo salâs tót i dé a gh'é dal novi tâs... Acsé an s'pôl brisa continuêr Ag vôl un quecdón cal s'dàga da fêr, cal véra agl'acquv e sfidi al mêr e po' cal s'méta anch a peschêr, magari un bel jolly, un psulòn però d'ôr, brisa d'utòn!! Un porcellino/salvadanaio motorizzato Piaggio scorazza attorno al carro. Facce note di politici (belle le maschere e ben interpretate le figure di Prodi e Berlusconi) e di capi di governo reclamano tasse con petulante insistenza. Continuano insaziabilmente a carpire soldi dalle tasche degli Italiani. Un provetto pescatore dei Gallinacci pesca con maestria nel mare in burrasca facendo emergere una grande quantità di pesci multicolori. Il più grande, che rappresenta il jolly, svetta stupendo dalla postazione più alta e, irradiato dal sole crepuscolare, viene valorizzata la bella pittura di color giallo-oro, in sintonia con le sfavillanti parrucche dei figuranti. Ora il carro è tutto un fermento, l’allegria impazza, mentre il pubblico apprezza la performance dei Gallinacci, in antitesi con il giudizio della giuria... ![]() Società “Macaria” - Soggetto: “La repubblica delle veline” Stefano Forni, Franco Govoni e co. disvelano una realtà ormai sotto gli occhi di tutti: l’Italia sta andando indietro su tutti i fronti. Da un lato si sta perdendo il senso della propria dignità nazionale, dall’altro si fa spazio un dilagante cattivo gusto, scorrettezza, opportunismo, superficialità, incultura. Gli Italiani si danno ormai orizzonti limitati, appaiono ripiegati su se stessi e alla ricerca di un benessere contingente ed illusorio. Che ne è dell’orgoglioso popolo di poeti, santi e navigatori? L’ultima vera Italia con la I maiuscola , per certi aspetti, è quella degli anni 60/ 70. Nell’attualità la cara penisola appare pronta ad abdicare a tutto, prigioniera delle tante illusorie lusinghe offerte dal contesto presente votato al successo facile e vuoto di contenuti. Un soggetto veramente esplosivo affidato al più potente interprete dello spirito del nostro Carnevale: Luca Forni (oggi avvolto in un tabarro molto “country”). La combinazione di queste due forze produce una zirudela memorabile. Luca Forni è una sorta di “ Arma Letale ” capace di suscitare una contagiosa e incontenibile ilarità carnevalesca, una sorta di leggerezza d’animo possibile solo a Carnevale grazie a Luca e ai suoi emuli. Un popolo di “ ex d’incosa” ci definisce Luca con una immagine icastica e scioccante. Ex poeti, ex navigatori e soprattutto ex santi. Nell’attualità un popolo di veline, letterine, grandi fratelli, calciatori e così via: Adês l'è al pòpol dal Veline dei tornisti e letterine delle pupe e dei secchioni e… mi consenta … dei coglioni. L’ignoranza dilaga lungo lo stivale, ridotto ormai ad una “ciabatta”. Che dire poi dei reality a getto continuo ? Prima o poi la discutibile trasmissione finirà anche nei luoghi più venerati: pôc g'amànca che adês i fàn il Grande fratello in Vaticàn con i fedeli sul sagrato… Mons. Massimo: sei stato nominato! E’ anche l’Italia di Tangentopoli, Calciopoli e anche di Vallettopoli. E’ ormai ora di voltar pagina, di spegnere la televisione, di andare a teatro, a un concerto, di leggere un libro e così via. Siamo o non siamo i pronipoti di Michelangelo, San Francesco, Leonardo e compagnia ? L’arte, la spiritualità, la cultura fanno parte del nostro DNA nazionale, ma abbiamo la memoria corta. E poi, in fondo, non siamo ancora i migliori del mondo almeno in una cosa e il cielo non è forse azzurro fino a Berlino? Il carro è formato da un castello, una datata si-gnora che esibisce generosamente le sue grazie e le gambe con calzettoni tricolori. Pentolini e pentoloni affiancano il maniero unitamente a faccine di personaggi che la TV ha reso famosi. Si aggirano nelle adiacenze del carro un sosia di Dante Alighieri che impugna la Divina Commedia e di Leonardo con la Gioconda in mano. “C’era una volta il West” di Morricone accompagna l’ingresso di nere figure con copricapi viola. Ora è il momento del verdiano “ Va pensiero” e poi della “Marcia Trionfale” dall’Aida. Dal castello esce la sagoma barbuta di una gloria nazionale, il tenorissimo Luciano Pavarotti. Ormai il carro pullula di Pulcinella festanti, mentre le egizie trombe verdiane impazzano. L’italica gente ha ritrovato il suo orgoglio! ![]() Società : I Ribelli - Soggetto: “Una boccata d’ossigeno” Calciopoli, con i suoi aspetti tragicomici, è il tema prescelto dai Ribelli. La lente deformata del Carnevale e la verve di Amedeo Calzati e soci moltiplicano i motivi di ilarità. La gialla piovra calcistica avvolge il carro coi suoi tentacoli famelici. Indossa un paio di occhiali moggeschi. Sotto il mostro marino si stende un nero drappo. Meno male che la vittoria ai mondiali ha dato una boccata di ossigeno ! Si staglia al centro del carro, microfono saldamente impugnato, la autorevole figura di Felice Govoni. Un vero professionista della parola, un “Pippo Baudo” nostrano, assai avvezzo ad altri ragguardevoli palcoscenici. La performance vocale di Felice è preannunciata dal classico trillo telefonico alla Moggi. Il famoso manager ha evidentemente preso un granchio. Qualcuno deve avergli spacciato il cellulare dei Ribelli per quello, segretissimo, di Fagiolo. E così dall’altra parte dell’etere si ritrova Felice che, riconosciutolo, conclude la conversazione dicendo: “Dâg un tài, al nòster cranvêl l'é pulémét mo zo, chi n'interzèten anc questa chè” Dopo aver riattaccato, lo sdegnato Felice si lancia in una articolata reprimenda contro la piovra calcistica con il suo corollario di arbitri, dirigenti, moviole e movioloni, giocatori che ha rischiato di mandare in rovina la Lega Calcio. “Con Galliani, Carraro e Lotito anc al Bulògna in B han spedito”. ...“E tra procês, penalitê e un gran burdêl ecco chi ariven i mundiêl”. Tutti conoscono il lieto fine della spedizione in terra tedesca e ricordano le forti emozioni della finale. Felice prende fiato prima di pronunciare le ultime strofe: “Dai mo’ donca Italia intira tira fora cla bandira…” Poi esplode letteralmente in un finale tenorile: “Sicuramente ora non lo nego campioni del mondo…non so se mi spiego”. Si diffonde nella piazza una delle famose intercettazioni telefoniche con la voce di Moggi. E’ tutto un fiorire di ammiccamenti e risatine: “..tutto apposto, dappertutto!..” Poi la voce cambia, diventa singhiozzante: “…mi è morta l’anima…penserò solo a difendermi”. Ora si volta pagina. Tiene banco Gianna Nannini con la bella colonna sonora delle “Notti Magiche” dei Mondiali del ’90. Segue la telecronaca del gol di Grosso e poi il grido liberatorio di Berlino 2006: CAMPIONI DEL MONDOO!! Cadono i drappi neri, si aprono i tentacoli della piovra e compare una stupenda figura di subacqueo di cartapesta, con tanto di maschera e boccaglio, che nuota allegramente in un mare non più inquinato. Si sprecano i palloni multico-lori. Parte un girotondo azzurro attorno al carro. Bandiere tricolori sventolano e la coppa viene alzata la cielo. La folla è in visibilio ed è tutto un oh! oh! oh! di apprezzamento per i giovani, di questa società, che sono riusciti ad animare piacevolmente la piazza. ![]() Società Strumnè - Soggetto: “Una grande aspirazione” Tempi duri per i nostri polmoni minacciati da micidiali cocktail di polveri sottili. Vien da dire, echeggiando la Bibbia, “polvere respirerai e polvere tornerai”. D’altra parte la pòlver sutila l’é semper pió féna, la pasa anch ed sòta a na mascaréna. Non c’è niente da fare, a poco servono i blocchi del traffico, le targhe alterne etc. Sistematicamente viene sfondata la soglia consentita per il numero di giorni indicato dalle direttive U.E. Il carro riproduce la sagoma di un grosso camion, più che mai sotto accusa di questi tempi. Attorno una corte di figure in rosso con mascherina antismog. Ogni volta che il mezzo esprime il suo ruggito sembra un mostro meccanico con fauci digrignanti. Fumo denso, intanto, si spande dappertutto. L’unica soluzione è trovare un propellente alternativo ai carburanti fossili. Ché a s'afomica propri tót a dventa spèch anch al parsót. recita il bravo lettore della zirudela. Doppo na lunga meditaziòn aven catê la soluziòn, ag vré na grande aspirazione mo chi ciamèn donca all'azione? Chi se non il poliedrico sovrano di Castella, il quale provvede a risolvere il problema mediante una tanica con una miscela miracolosa... Na nuvitê par stê grand camiòn na nuvitê par tóta la naziòn. Ecco il liquido del carnevale: il coriandolo che non fa male cal pôl rènder la zitê pió bèla "aria pura in dla Castela" Il tema di “Mission impossibile” impazza. Compare un distributore mobile accompagnato da figure fagiolesche. Eroga una nuova miscela. Carnival Power è il suo nome. Ora il tema è quello solenne di “Così parlò Zarathustra”. Si spalanca il cassone del camion ed esce una grande maschera azzurra che trae il suo moto dal nuovo propellente. Dispone inoltre di un potente congegno aspirante. Per la precisione aspira la verve e la trasforma in una nuova forma di propellente ecologico. Metano, gas, auto elettrica, auto a pedali non sono più il solo rimedio. Ora c’è la nuova fonte di energia rinnovabile promossa dagli Strumnè e brillantemente realizzata da Fagiolo! I figuranti, a qusto punto, vestiti di rosso-Ferrari con parrucche rosa e giallo canarino, inneggiano al miracolo. La festa è di prammatica e la gioia è incontenibile per aver debellato ogni motivo di inquinamento. Comincia una nuova era e... addio polveri! La giuria ufficiale lascia la postazione scortata da Oriano mentre i giurati junior inginocchiati compilano le ultime schede, sfruttando il pavimento come tavolo. Io sospingo una piccola e fedele Hermione Granger giù dal palco verso casa, mentre la sera “mi cade addosso”. ![]() RESPONSO DELLA GIURIA La giuria ha espresso il seguente giudizio complessivo sul carnevale di Decima: Una bella domenica di sole fra i colori che esprimono allegria, ma anche sberleffi, ironia come si conviene ad un carnevale. Musica, gente, sorrisi. Per un giorno si dimentica lo stress quotidiano. Questo grazie all’impegno disinteressato di tanti appassionati di tutte le età che contribuiscono a continuare questa antica e sempre nuova manife-stazione. Si segnala per l’allegria la società “I Cìno” e per i co-stumi la società “Gallinacci”. ------------------------------------------ Società “Ribelli” – Una boccata d’ossigeno Coreografia adeguata e in tema una piccola e vivace story. Trasformazione semplice e di effetto. Carro contratto con poca possibilità nei movimenti. Ottimo il movimento del sub-barca. Architettura originale che si stacca dalle altre. Ottimi movimenti, ma un po’ statico nella prima fase. Con punti 161 su 180 si classifica al 1º posto. ------------------------------------------ Società “Macaria” - La repubblica delle veline Tema di effetto dissacrante e universale. Coreografia ben realizzata. Ottima la scenografia; movimenti ben sincronizzati.e ben coordinati con la musica di fondo. Ottima l’architettura, discreta la meccanica nel suo complesso. Con punti 151 si classifica al 2º posto. ------------------------------------------ Società “Quî dal ‘65” – Déjà-vu Soggetto un po’ troppo buonista e velleitario. Carro simmetrico, equilibrato, ottima scenografia. Migliorabile nella parte più alta dell’animazione. Ottima architettura con movimenti sinuosi e fluidi. Con punti 148 si classifica al 3º posto. ------------------------------------------ Società “I Cìno” – L’altra metà del cielo Trasformazione efficace e ben realizzata ma un po’ prevedibile. Carro ben animato, compatto. Ottima scenografia. Coinvolgente emotivamente, colorato, allegro. Interessante l’aspetto costruttivo collegato alla meccanica delle figure. Con punti 147 si classifica al 4º posto. ------------------------------------------ Società “Strumnê” – Una grande aspirazione Trasformazione vivace, allegorica. Accattivante. Pittoricamente migliorabile un po’ in tutte le parti, Ottima sonorità. Architettura discreta ma un po’ scontata. Movimenti buoni ma non originali. Con punti 145 si classifica al 5º posto. ------------------------------------------ Società “Volponi” – ...E allora musica maestro! Trasformazione un po’ macchinosa ma efficace e di grande effetto. Carro molto scenico e ricco. Originale nei particolari con materiali di recupero. Discreto l’aspetto costruttivo. Movimento delle figure a tratti non molto fluido. Soggetto impegnativo e di difficile evidenza. Con punti 141 si classifica al 6º posto. ------------------------------------------ Società “Gallinacci” – Pesca il jolly! Tema attuale ma svolgimento un po’ illusorio e a tratti qualunquista. Ottima realizzazione. Ben definiti i particolari. Equilibrato, compatto, ben sonorizzato, allegro. Buona l’architettura, ma il carro nel suo complesso è risultato un po’ statico Con punti 136 si classifica al 7º posto. ------------------------------------------ GIOVANE GIURIA POPOLARE Dopo l’esperienza degli scorsi anni, l’Associazione Carnevalesca ha permesso, anche in questa edizione, la presenza di una giuria popolare costituita da ragazzi decimini. Pertanto, di seguito, riportiamo la classifica dei giovani giurati (Alberto Ghiddi, Alessandro Poluzzi): 1º - Gallinacci (punti 331); 2º - Macaria (323); 3º - Volponi (320), 4º - Quî dal ‘65 (317); 5º - Strumnê (312); 6º - I Cìno (301); 7º - Ribelli (293). |
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