| www.marefosca.it | aprile 2006 | Il passagigo del fronte | ||||||
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E' il 21 aprile 1945. Il tracciato della statale che attraversa il centro di S.Matteo della Decima è martoriato dai cingoli delle autoblindo dietro alle quali si snoda la colonna dei soldati germanici appiedati. Alcuni siedono pigiati su improvvisati carretti o trascinano quadrupedi recalcitranti lungo la strada della ritirata verso Ferrara e verso il Po. Dalle case affacciate sul centro, le famiglie di Decima vivono la vigilia del passaggio del fronte con trepidazione, alternando momenti di presenza tra le mura domestiche a permanenza nei rifugi di fortuna approntati nei campi adiacenti la statale. Si tratta di scavi nel terreno di circa due-tre metri sovrastati da coperture di tronchi d'albero fascine e terriccio, unica protezione dagli insistenti attacchi aerei che investono la statale e la ferrovia Veneta nel tratto Ferrara-Modena col suo snodo verso Persiceto. La casa della famiglia Fava è al centro di questo flusso ininterrotto di scoraggiati militari della Wermacht. Dal negozio di rivendita di stoffe della signora Ines è possibile cogliere i particolari di quei volti provati e udire il vociare sommesso dell'ordinata teoria di uomini in grigioverde. Nella stessa casa, al primo piano, affacciato sul cortile retrostante, vive Antonio Pettazzoni, stimato sarto, con la moglie Marcella Risi e i due figli: Gaetano di circa 7 anni e Giuseppina di circa 10 anni. Antonio ha creato nell'appartamento il suo rinomato laboratorio di sartoria da uomo frequentato da apprendisti e lavoranti e a cui si rivolgono molte famiglie del paese. Come già sottolineato il percorso della statale si snoda tra i campi. Nella zona del centro abitato infatti non esistono, in quest'epoca, vie parallele e intersezioni latera-li degne di questo nome, eccetto quelle di via S.Rocco, via Nuova e poche altre. Quel giorno, nel pomeriggio, Rina Leonardi, 13 anni, è incaricata dalla mamma Agnese Serrazanetti, di ritirare da Antonio Pettazzoni un paio di pantaloni per uno dei suoi sette fratelli. Dal numero 10 di via Calcina Vecchia, dove abita (nella attuale casa del fioraio Ido Lama) deve percorrere i campi fino alla ferrovia, attraversarla presso il passaggio a livello adiacente la casa di Adelfo Serra, raggiungere la zona corrispondente all'attuale via S. Sebastiano e infilarsi nel cortile della casa dei Fava. Durante questo percorso, inseguita dalle accorate raccomandazioni della madre, Rina sfiora vari rifugi, l'ultimo quello della famiglia Marchesini che abita nel caseggiato adiacente la sua destinazione finale. Appena entrata nel laboratorio e ricevuta la consegna del pacco dal bravo sarto, l'attenzione di tutti (sono presenti anche i famigliari di Antonio Pettazzoni) è improvvisamente attratta dall'inconfondibile sibilo di aerei in picchiata. Un attacco aereo ha preso di mira un convoglio tedesco di cui fa parte anche una grossa autoblindo. Presto decidono di riparare nello scan-tinato della casa dei Fava. Fuori, intanto, impazzano le raffiche delle mitraglie e spezzoni si spargono dappertutto. Ad un certo punto, il rumore dell'aereo si fa assordante e i colpi di mitraglia-trice vicinissimi. L'autoblindo si è sfilata dalla colonna e ha cercato scampo nel cortile laterale della casa dei Fava. La sua sorte tuttavia è segnata: l'aereo alleato in picchiata sa di avere in pugno una ghiotta preda e fa fuoco con tutti i suoi armamenti. Il risultato è tremendamente devastante: una paurosa deflagrazione manda in pezzi il blindato e fa detonare la sua santabarbara, provocando un vasto incendio. L'esplosione ha coinvolto anche la casa il cui tetto è letteralmente volato in cielo in mille frammenti infuocati, scoperchiando l'edificio. Lo scheletro dell'autoblindo, ormai diviso in due tronconi, di cui uno proiettato sulla strada, continua ad essere divorato dalle fiamme che si sono pro-pagate all'abitazione dei Fava avvolta da fumo nero. La proiezione verso l'alto dei frantumi del tetto viene osservata anche a grande distanza così come l'alta colonna di fumo nero consente quasi subito di individuare il caseggiato interessato dall'evento. Intanto, nell'edificio, gli occupanti sono ancora in vita nonostante l'esplosione, sia i membri della famiglia Fava, che si trovavano ancora al piano supe-riore, sia il gruppo nello scantinato formato da Rina e dai componenti della famiglia Pettazzoni. Tutti cercano di reagire al terrore per quanto accaduto e alla paura di un ulteriore scoppio. L'autoblindo infatti continua a scop-piettare sinistramente. I componenti della famiglia Fava e cioè il padre Anselmo (52 anni) e i figli Gabriele (6 anni), Giorgio (4 anni), Enzo (9 anni), Osanna (12 anni) e Maria Luisa (22 anni) si calano dalla finestra e raggiungono una grossa buca che il capofamiglia aveva provveduto a scavare nel cortile. Solo Ines (46 anni), la madre, rimane al piano superiore. Nello scantinato il gruppo dei Pettazzoni è combattuto sul da farsi in quei concitati momenti. Rina grida: "Io vado!" Le risponde Antonio (Tòni) Pettazzoni: "Sei matta!" Ma la ragazzina si è già slanciata nel cortile allontanandosi in una nuvola di schegge. Non si sa come raggiunga il rifugio dei Marchesini dove decide di fermarsi. Qui, oltre ai Marchesini, incontra le famiglie Cerchiari e Vecchi che abitano nei paraggi. Di lì a poco si aggiungeranno anche i soldati tedeschi dell'equipaggio dell'autoblindo da loro provvidenzialmente abbandonata pochi attimi prima dello scoppio. Aiuteranno la sig.ra Ines Fava a sottrarre all'incendio della casa una parte dei beni. Il gruppo dei Fava, intanto, non sentendosi sicuro nella sua buca, si slancia verso i campi (anche perché forse non trova posto nel rifugio dei Marchesini), e attraversa i binari più o meno in corrispondenza della casa attualmente abitata dai sig.ri Roncaglia. L'attacco aereo non è ancora cessato e i resti dell'autoblindo continuano a bruciare furiosamente. I Fava decidono di proseguire la loro corsa nei campi, parallelamente alla via S.Rocco, fino a un fosso divisorio di scolo, di modesta profondità, circa all'altezza della casa della sig.ra Amabile Cesari in Bonasoni dove si fermano e restano rannicchiati. Qui vengono raggiunti dall'ennesimo scoppio di bomba d'aereo che si frantuma in micidiali spezzoni. Trovano subito la morte Anselmo e Maria Luisa, mentre rimangono feriti Osanna, Giorgio, Enzo e Gabriele (quest'ultimo in modo molto grave). Enzo Fava, dopo aver visto suo padre spirare davanti a lui, lascia il fosso, barcollante per le ferite e viene soccorso da Massimo Bonasoni (figlio della sig.ra Amabile). Successivamente, raggiunto dalla madre che lo interroga sull'accaduto presso la casa dei Cesari/Bonasoni, non riesce a dire nulla, paralizzato dal terrore. Gabriele morirà alcune ore dopo tra le braccia della madre, che darà lo stesso nome al figlio che attendeva. Dal canto suo, Rina verrà raggiunta presso il rifugio dei Marchesini, incredibilmente rimasto senza conseguenze, da Licinio Monti, suo coinquilino al "Palazzone" di via Calcina. Monti, testimone della preoccupazione della mamma Agnese alla vista della colonna di fumo nero, aveva, sfidando il pericolo, ripercorso i campi fino alla casa dei Fava alla ricerca della coraggiosa ragazzina, per riportarla a casa. Devo anche a lui, oltre che ad una sorte indulgente, se la guerra quel giorno non si è presa anche mia madre. NOTE Durante il passaggio del "Fronte" a San Matteo della Decima morirono per "cannoneggiamento" le seguenti persone: 21 aprile 1945 *Borghesani Antonio di anni 73, del fu Evaristo e della fu Rosa Chiarini, coniugato con Rosa Minezzi, abitante in via Nuova (deceduto alle ore 15); *Cocchi Cesare di anni 48, di Gaetano e della fu Elidia Borsari, celibe, abitante in via S. Cristoforo (deceduto alle ore 15,30); *Fava Maria Luisa di anni 21, di Anselmo e della Ines Capponcelli, nubile, abitante in via Cento (deceduta alle ore 16,30); *Fava Gabriele di anni 6, di Anselmo e della Ines Capponcelli, celibe, abitante in via Cento (deceduto alle ore 20); *Fava Anselmo di anni 52, del fu Giuseppe e della fu Rosa Malaguti, coniugato con Ines Capponcelli, abitante in via Cento (deceduto alle ore 16,30). 22 aprile 1945 *Mirandola Tomaso di anni 79, del fu Luigi e della fu Maria Bonetti, vedovo, abitante in via Calcina Vecchia (deceduto alle ore 16); *Bussolari Vincenzo di anni 71, del fu Angelo e della fu Maria Tabarroni, coniugato con Maria Fantuzzi, abitante in via Morti (deceduto alle ore 15,30); *Bonasoni Gino di anni 19, di Francesco e della Amabile Cesari, celibe, abitante in via S. Rocco (deceduto alle ore 15,40); *Cotti Armida di anni 22, di Ernesto e della Valentina Canterani, nubile, abitante in via Sparadella (deceduto alle ore 15,20); *Piccinini Anselmo di anni 51, del fu Secondo e della Angiolina Cerchiari, coniugato con Teresa Piccinini, abitante in via Calcina Nuova (deceduto alle ore 17); *Benatti Angiolina di anni 47, del fu Gaetano e della Enrica Calmieri, coniugata con Antonio Cerchiari, abitante in via Calcina Nuova (deceduta alle ore 17). 23 aprile 1945 Gambini Romano di anni 10, di Angelo e della Adelaide Orsoni, celibe, abitante in via Mulinazzo (deceduto alle ore 15). Saltari Maria di anni 44, coniugata con Ivo Solera, abitante in via Samperi, 2, deceduta all'ospedale di Persiceto in seguito a "ferite gravi da schegge di bomba".
*Bussolari Marino di anni 27, del fu Ivo e della Alfonsa Pagnoni, coniugato con Santina Manfredi, abitante in via S. Rocco; *Capponcelli Mauro di anni 22, di Ettore e della Clotilde Montanari, celibe, abitante in via Nuova. Per tutte queste persone i funerali si svolsero, a San Matteo della Decima, il 24 aprile 1945. Riportiamo, di seguito, il testo del "luttino" di Anselmo, Maria Luisa e Gabriele, di-stribuito durante il funerale: Quanti sentono tenerezza/per le sventure umane/preghino Pace e Riposo /per/Anselmo Fava/di anni 52/e pei figlioletti suoi/Maria Luisa/di anni 21/e/Gabriele/di anni 6/che straziante sorte insieme strappava/al tramonto del 21 aprile 1945/all'affetto di tenera casa/per aggiungerli alla schiera ahi! troppo grande/delle vittime innocenti della guerra! "O babbo, fratellini, a noi strappati quando il cuore nostro maggiore sentiva il bisogno del vostro, pregate dal Cielo conforto a noi a mamma, rimasta qua in terra a piangere sulle vostre tombe, ahi! troppo immaturamente dischiuse, fino al giorno in cui ricomporremo un'altra volta la nostra famigliuola lassù in Cielo!" Il 26 aprile 1945 nella chiesa arcipretale di San Matteo della Decima furono celebrate "Solenni preci propiziatorie del popolo di S. Matteo della Decima alla pietà dell'Eterno per i comparrocchiani dilettissimi (...) che nei duri combattimenti svoltisi nei giorni 21 e 22 aprile 1945 in S. Matteo della Decima fecero a Dio sacrificio della propria vita perchè a tutti fosse affrettata l'alba serena della pace!" Per l'occasione fu emesso un "ricordino" con il seguente testo: "Non sarà vano il sacrificio vostro/né inutilre il pianto per voi sparso/o vittime innocenti/dal turbine della guerra/accanto a noi raccolte/per essere a Dio offerte/puro olocausto/perchè le sorti tristi della Patria/in meglio fosser cangiate/e perchè l'insana parola dell'odio/cedesse/alla soava dell'amore e della carità. Pace a voi nel Signore/e nel ricordo no-stro, gloria!" Nell'elenco dei parrocchiani, oltre a quelli elencati precedentemente, compare anche Bianchi Elonora di anni 65, gravemente ferita per le conseguenze di "scoppio di granata, azione di guerra"; morirà a Bologna il 5 maggio 1945. La sig.ra Bianchi si era sposata a Bologna il 6 maggio 1943 con Aristide Tartari, nato il 3 ottobre 1873, vedovo, di professione oste; nella stessa data si era trasferita da Bologna a Decima ed abitava, con il marito, in via Cento 160. Riportiamo, di seguito, il testo del "luttino" di Romano Gambini, distribuito durante il funerale: "Il turbine della guerra/che tutto travolge e sommerge/passò accanto anche a te/Romano Gambini/e ticolse/tenero fiorellino sbocciato appena alla vita/per portarti/là dove il sereno è perpetuo/la pace e la gioia senza confini. Dal cielo ora felice sii conforto/alla mamma che lasciasti nel pianto/al babbo ignaro ancora della triste tua sorte/ai tuoi cari tutti che deliziavi/con la soavità della tua innocenza/e al cuore di tutti sussurra spesso/le dolci parole della fede/ci rivedremo in cielo. Ave anima soavissima/gli angeli veglino il tuo sonno". |
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