www.marefosca.it | aprile 2006 | Impressioni sul carnevale
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IMPRESSIONI SUL CARNEVALE
a cura di Igor Pelgreffi (*)



Camminano i carri, uno dopo l'altro: giungono, sostano, mutano e se ne vanno. Uno alla volta, una liturgia pagana, arcaica. E penso: perché mai il Carnevale è così indefinibile. Ma un boato squarcia l'aria fredda di febbraio. E' un carro proprio dietro di me che ha acceso il motore e prova il suono. Ci sarà un motivo perché la musica è sempre così assordante, a Carnevale? Mille risposte, nessuna risposta. Fuori inizia il vortice di carta, un incessante sproporzione di stelle filanti che si perdono, nella fredda aria di febbraio. Ondata di cori ed eccessi che invade l'anima. Io tramonto all'indietro, verso la fanciullezza. Il profumo dei dolci, le macchie sui volti, i richiami della maestra, le grida del mondo: era la vita.

Se il Carnevale ha un senso, in fondo questo è sempre legato ad un eccedenza, ad una trasgressione. Anzi: il Carnevale è uno di quegli insoliti ambiti nei quali non si da mai una vera e propria spiegazione delle cose. Le cose del Carnevale, ammesso che esistano davvero, ammesso che non sia stato già da sempre soltanto un sogno, uno splendido e ritornante prolungamento dell'infanzia, accadono così, senza motivo, in modo assurdo. Poi svaniscono come sono venute. Forse tornano a riposare e si perdono all'orizzonte, nei vapori umbratili del persicetano.

Tutto, oggi, deve andare oltre ogni misura, come se il disordine regolato dei carri, o il gioco delle maschere, fosse concreto solo nella misura in cui supera qualunque proporzione. Si impone qui la dimensione della festa, dionisiaca, baccanale o medievale, non importa; una dimensione festosa la cui origine risale a chissà quali culti antichi, che nascevano semplicemente per ritrovarsi insieme ad esorcizzare il Dio inverno, mostro che portava terrore, e morti, e che si doveva lasciar lontano con l'illusione della grande abbondanza e dello scorrere del vino. Poi sarebbe giunta la Primavera. Illusioni arcaiche.
Nella festa nessuno è spettatore passivo, ma tutto è contaminato dalla rappresentazione.

E' pur sempre una maschera, il Carnevale. La festa della carne, della corporeità. Lo spirito può attendere, oggi è il gran giorno del corpo, della danza, della musica, della parola, che, nel loro insieme, che altro sono se non un teatro? Un teatro, dicevo, senza spettatori perché tutti sono attori. Le allegorie dei cari restano, certo, e con essa la costruzione e la cinematica esplosiva, la cura nei costumi, il trionfo plastico e pittorico. Lo spillo, of course.

I carri rappresentano e mettono in mostra tutto questo.
E va benissimo, ma che cosa sarebbe senza la magia enigmatica di questa festa? Ecco: la sproporzione urlata, lo strepito che è allegria, ma che cela un velo di tristezza, come quel bambino laggiù, perso nel colore, che non sa dove andare, trascinato dai genitori.
Carnevale è anche questo.



(*) Membro della giuria - Carnevale di Decima

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