www.marefosca.it | Aprile 2005
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INCENDIO DI VILLA FONTANA
a cura di Cocchi Marco

Alle ore 6,25 del 3 febbraio 2004 la sala operativa del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bologna riceveva la segnalazione di un incendio di una grossa abitazione o palazzo nelle campagne del comune di Persiceto, presso via Levratica. L'operatore allertava immediatamente il distaccamento volontario di Persiceto e quello di Cento inviandoli sul posto. L'ipotesi che si trattasse del Palazzo Fontana venne confermata quando, arrivati in zona,   i nostri pompieri intravvidero attraverso la foschia e il buio il classico bagliore arancio delle fiamme, in alto sul piano di campagna.

Giunti all'altezza del ristorante Piccola Venezia si inoltrarono col loro automezzo sul fondo fangoso e ghiacciato del viale alberato che conduce allo spiazzo a ovest dell'antico complesso edilizio.

Il primo sopralluogo rivelò un incendio limitato ad una porzione angolare del tetto, ma che si stava propagando lentamente alla parte ancora integra, con grande pericolo di crollo e di estensione alle parti interne del palazzo disabitato, già compromesse dal prolungato abbandono. Il fuoco aveva avuto probabilmente origine da un camino al piano terra, ma a causa dello stato di degrado della canna fumaria le faville avevano trovato una via per aggredire le travi del tetto, appiccando la fiamma. Nessuna persona era rimasta coinvolta.

Per mezzo di autoscale e autobotti si riusciva in breve tempo a controllare le fiamme, sia dall'alto che dall'interno, arrestandone la propagazione. Le manichette che salivano le scale antiche portavano l'acqua lungo gli ampi corridoi, tra rottami e immondizia, fino alle finestre interne dalle quali era possibile arrivare ad uno dei fronti del fuoco. Altre manichette salivano invece la scala aerea giunta da Cento per bagnare il tetto dall'alto.

Poi, quando il sole ormai sorto illuminava il teatro delle operazioni e con l'arrivo di un'altra autoscala dal Comando di Bologna e di una autobotte da Medicina, si saliva sul tetto danneggiato e con un lungo e paziente lavoro, non privo di rischi, si isolava e rimuoveva la parte di tetto bruciata, segando i travetti e togliendo il coperto.

Una ulteriore opera di bonifica si rendeva poi necessaria ai piani inferiori per asportare i materiali infiammati e le braci cadute all'interno sui graticci e sulle grandi travi di legno che reggono i solai.

Dopo una mezza giornata di lavoro l'incendio era spento e il pericolo di maggiori danni scongiurato. Ma il varco nel tetto permetterà a vento e pioggia di aggredire l'interno del palazzo, accelerandone il dissesto e annunciando nuovi futuri sinistri.

Via Levratica deriva probabilmente il suo nome da "Liberaticus", forse un antico proprietario terriero di età Romana. Da segnalare la presenza di Palazzo Fontana fatto edificare nella seconda metà del '500 dalla famiglia Marescotti e passato prima agli Aldrovandi e poi ai Duchi d'Orlèans. Vi sono nati i fratelli Gandolfi noti pittori. Lasciando via Levratica, ci si immette in via Tassinara, il cui nome deriva probabilmente dalla presenza nelle epoche passate del tasso, albero sempreverde

Bibliografia essenziale
Ariuli Rossella, Note d'arte e d'arredo del palazzo Fontana, in Marefosca n. 45 (2/97)
Poluzzi Libero, Gli onori feudali - Le comandate e le regalie in uso alla "Fontana", metà sec. XIII, in Marefosca n. 47 (1/98)
Poluzzi Libero, La vecchia fabbraria della Cassina, in Marefosca   n. 56 (1/01)
AA.VV., Le mostre dei Gandolfi, in Marefosca n. 59 (1/02)
Gozzi Fausto (a cura di), Ubaldo, Gaetano e Mauro Gandolfi. Le incisioni, San Matteo della Decima, 2002
Ferioli Maria Laura, Una guida fondamentale, in Marefosca n. 60 (2/02)

Percorrendo la strada che da Persiceto porta a Cento, poco prima di Decima, accanto alla trattoria "Piccola Venezia", ha inizio sulla destra un lungo viale alberato che porta direttamente al Palazzo Fontana: un antico e grandioso complesso monumentale nel più completo abbandono.

Questa villa, unita alle terre circostanti, era nel seicento proprietà dei conti e senatori Aldrovandi di Bologna, poi degli Aldrovandi Marescotti.

Come scrivono alcuni autori e confermano gli studiosi di storia locale Libero Poluzzi e Floriano Govoni, nel complesso nacquero i celebri pittori settecenteschi Ubaldo e Gaetano Gandolfi, figli del fattore dei citati signori.

La denominazione "Fontana" o "La Fontana" deriverebbe da una fonte o pozzo situato nelle vicinanze, ricco di un'acqua speciale, dotata di particolari capacità terapeutiche. Fino a pochi decenni fa esisteva un lungo viale alberato di pioppi cipressini che portava, venendo da Sud, all'artistico voltone d'accesso alla corte, allora completamente integro. Oggi le sue condizioni sono assai precarie. Entrando da qui nel vasto quadrilatero, delimitato ai lati da costruzioni di servizio, appare sullo sfondo il grandioso palazzo, unito sulla sinistra all'oratorio di S. Bartolomeo Apostolo, completamente spogliato dei suoi pregevoli arredi da ripetuti furti sacrileghi.

Alle spalle, unito al palazzo, si eleva l'esile campanile, che un tempo chiamava alla Messa domenicale i lavoratori della vasta tenuta. Sul retro del palazzo, dalla parte opposta dell'oratorio, sorge una interessante torre angolare rotonda, con base a scarpata e inizio di corona merlata alla sommità. Poco oltre, procedendo verso Nord, esisteva una ghiacciaia o conserva, purtroppo demolita nei primi anni '80.

Il palazzo, con classica loggia passante, possiede al piano nobile ampie sale con soffitti decorati a cassettoni, ancora in gran parte recuperabili, nonostante l'avanzato degrado. Lungo il corso dei secoli, le proprietà sono via via mutate, come attesta Libero Poluzzi. Agli Aldrovandi Marescotti sono subentrati gli Zucchini/Pasi di Bologna, quindi i Grimaldi di Genova, fino al 1832; poi Raffele De Ferrari e, dal 1870, la vedova Brignole Sale. Successivamente troviamo gli Orleans, i Montpensier, i Talon, i Bonora, fino all'attuale Società Fontana s.n.c. Un complesso di queste proporzioni, di indubbia importanza sul piano storico artistico, non deve scomparire.

Ci auguriamo che le autorità preposte interrompano la deplorevole inerzia e favoriscano interventi concreti onde salvare, con urgenza, il complesso monumentale dall'attuale stato di abbandono. (Da Umberto Beseghi, Castelli e ville bolognesi, Bologna)


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