DECIMA NELL'800-900
AA.VV.
Nell'anno scolastico 2003-2004, noi alunni di 3ªA - 3ªB - 3ªC della scuola media "Mezzacasa" di S.Matteo della Decima, con le nostre insegnanti Prof. Cavazza, Gandolfi, Nista abbiamo effettuato una visita ai luoghi ed agli edifici ottocenteschi di S.Matteo della Decima per scoprirne la storia. Muniti di carta e penna, nel freddo pungente di febbraio, abbiamo raggiunto la guida Prof. Rossella Ariuli che attendeva davanti alla chiesa. Prima di tutto abbiamo osservato con attenzione la facciata ottocentesca, progettata dal decimino Paolo Forni nel 1882. La prima segnalazione della presenza di una chiesa, sita in via Levratica, in mezzo alla campagna e dedicata ai santi Filippo e Giacomo, risale a tempi molto remoti, mentre nel 1569 si ha notizia di una chiesa fatta costruire da Don Giacomo Ferrari vicino alla casa della Decima (chiamata così perché i contadini portavano un decimo del loro raccolto al Vescovo), perché quella di via Levratica era piccola e rovinata.
La chiesa fu consacrata solo nel 1575 e venne chiamata "Cisa Nova" perché fu l'ultima ad essere costruita nel territorio persicetano. Nel 1841 la chiesa fu rifatta in conseguenza dell'aumento della popolazione, sotto la supervisione dell'architetto Gamberini, fu ampliata con l'aggiunta di due navate minori laterali, l'innalzamento del tetto e l'aumento di profondità dell'abside.
Davanti alla chiesa, nell'Ottocento, scorreva un canale navigabile, che partiva da Castelfranco, passava per S.Giovanni, attraversava Decima ed arrivava fino a Cento. Nel 1813 la strada principale venne ghiaiata e chiuso il canale.
Dopo questa spiegazione, molto interessante, ormai congelati, siamo entrati molto volentieri in chiesa. Essa era completamente vuota e avvolta in un silenzio che induceva a pensare, a riflettere e ad ascoltare le spiegazioni della guida.
La prima pittura osservata è un olio su tela del 1891 di Sante Nucci, raffigura S.Luigi Gonzaga che lasciò le sue ricchezze e i suoi titoli per diventare sacerdote; morì di peste 400 anni fa ed ora è venerato come protettore degli studenti. Nel quadro si nota un teschio appoggiato su di un tavolo: esso rappresenta la morte, che S.Luigi ha vinto grazie alle sue opere caritatevoli.
Il quadro successivo (olio su tela) fu fatto dipingere dopo il 1630 dagli scampati alla peste, in onore di S.Sebastiano e S.Rocco, protettori dei malati di peste e della Partecipanza.
Il terzo dipinto (il Transito), ritrae S.Giuseppe con Gesù, Maria e gli angeli; è un olio su tela del 1888 di Sante Nucci. Della stessa tecnica è anche quello del XVII sec. che raffigura solo donne martiri con in mano l'oggetto che le rappresenta: Sant'Agnese, Santa Lucia, Santa Apollonia, Santa Liberata, Santa Filomena, Santa Cecilia, Sant'Agata, la Madonna e il Figlio, probabilmente voluto dalle donne di Decima. A destra dell'altare troviamo: un organo del 1851 proveniente dalla chiesa di S.Francesco di S.Giovanni in Persiceto, prodotto dalla ditta Tronci di Pistoia. Al centro, dietro all'altare, una pittura di Lorenzo Pranzini che raffigura S.Matteo mentre scrive il Vangelo assistito da un angelo; a sinistra, un quadro che ritrae tre santi: Sant'Antonio da Padova, Sant'Antonio Abate, protettore degli animali e infine il protettore contro gli incendi S.Vincenzo.
Tra le statue di rilievo (in cartapesta) incontrate durante il percorso: S.Antonio da Padova, proveniente da un laboratorio di Parigi alla fine dell'Ottocento, poi comprata a Bologna, che raffigura il santo con in braccio Gesù Bambino; Sant'Anna con la Vergine bambina e la Madonna del Rosario. Le ultime due sono state modellate dagli studenti dell'istituto bolognese per sordomuti, attualmente chiuso e hanno entrambe una base in legno, adatta al trasporto in processione.
Un'altra immagine, costruita in terracotta è "la Madonna del Chiesolino" del 1782, ideata da un frate francescano di Cento, Angelo Baranzoni, prima collocata su un pilastrino, all'incrocio di via Cento e via S.Cristoforo, poi prelevata e colorata nel 1820 quando venne costruito "il Chiesolino", dove restò fino a qualche decennio fa. Alle colonne sono appesi 14 dipinti (olio su rame) della Via Crucis, di Lorenzo Pranzini, del Settecento. Del 1700 è anche l'altare posto in fondo al presbiterio, tutto decorato in argento.
Fuori dalla chiesa abbiamo rivolto lo sguardo al campanile, pure del Settecento; è stato ricostruito più volte nell'Ottocento e nel Novecento a causa dei fulmini, con il contributo delle famiglie decimine desiderose di conservare il simbolo e il fulcro del paese.
Proseguendo, un centinaio di metri più avanti, vicino alla farmacia, sorge la casa settecentesca in cui visse per quattro anni il pittore Giovanni Poggeschi (nato nel 1905, morto nel 1972). In questo luogo dipinse parecchi quadri. La sua tecnica era semplice, fresca e ritraeva scenari di vita quotidiana. Oltre alla passione per la pittura, egli aveva anche quella della fotografia. Nel 1936 abbandonò la pittura ed entrò in seminario. Ricominciò a dipingere nel 1950. Dopo questa interruzione, possiamo notare un differente uso del colore, più cupo e scuro; anche le figure sono più tristi, contornate di nero. Spesso nei quadri erano presenti brevi poesie. Un altro pittore locale è Cesare Canelli, prozio di uno di noi; tra le sue opere abbiamo visto la decorazione del Vespasiano e due murales. E' un autodidatta, appassionato di pittura, che dipinge con una vernice al quarzo. I suoi dipinti sono legati ai ricordi della sua infanzia in campagna.
Ci siamo poi incamminati verso il benzinaio, per avere una visuale migliore del Chiesolino, costruito in epoca neoclassica su progetto dell'Ungarelli. Ha i tratti di un tempio greco. Particolarità dell'edificio sono tre acroteri, decorazioni poste sul "tempio greco", che ora però non ci sono più e le colonne in stile ionico.
Nel 1886 l'Italia cercò di potenziare il sistema ferroviario in tutto il territorio, così decise di creare un collegamento tra Modena e Ferrara passando per Decima; nel 1911 venne inaugurata la stazione ferroviaria nella nostra cittadina. Il biglietto per andare da Decima a Cento costava 30 centesimi, mentre per andare a Persiceto costava 45 centesimi. Durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi distrussero però parte dei binari che raggiungevano Persiceto, in seguito la rete ferroviaria della zona venne chiusa e sostituita dalle corriere.
Dove ora ha sede "Marefosca costruzioni", fino al 1979 è stato in funzione il mulino Pivetti, costruito all'inizio del Novecento poi restaurato nel 2002 e reso sede di uffici e negozi. Rientrati in classe, con le insegnanti abbiamo rivissuto il fascino del passato, attraverso uno sguardo alle antiche cartoline del paese, pubblicate nel volume "Saluti e Baci" a cura di Floriano Govoni.Noi giovani ragazzi non conoscevamo del tutto la storia del nostro paese; grazie a questa uscita abbiamo apprezzato e avuto modo di scoprire aspetti di Decima che non avevamo considerato nella giusta luce. Non immaginavamo che il pittore Poggeschi avesse trascorso a Decima quattro anni della sua vita e la storia della Chiesa è stata per molti di noi nuova. In quattordici anni di vita non ci eravamo particolarmente interessati ad ampliare e approfondire la cultura sul nostro paese, ora pensiamo che sia stato un errore, perché rappresentiamo il futuro e dobbiamo costruirlo conoscendo il passato, le nostre radici, conservando intatto, con premura e sensibilità, un patrimonio che appartiene a ciascuno di noi.
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