www.marefosca.it | Aprile 2003
. : ARCHIVIO COPERTINE . : . ARCHIVIO NUMERI . : . MAREFOSCA EDIZIONI . : . DOVE SIAMO . : . CONTATTI : .

UN PAESE CHE AMO
a cura di Pagnoni Fabrizio

Ricevo e leggo Marefosca da sempre, perché in casa di mio padre e poi in casa mia ci è sempre giunto regolarmente, grazie all'attenzione che la redazione della rivista ha nei confronti degli "emigrati". Io non sono nativo di Decima, ma mio padre, mio nonno, e non so per quante generazioni passate, sono nati e vissuti in terra decimina. Da loro ho imparato ad apprezzare i pregi di questo piccolo paese, la sua gente e, in particolar modo, le feste che lo hanno caratterizzato e lo caratterizzano tutt'ora. Ho tanti ricordi, pur essendo ancora molto giovane, che se dovessi elencarli tutti non smetterei più di scrivere; mi limiterò, quindi, a parlare delle cose più belle che mi porto dentro e che desidero condividere con i lettori di Marefosca.
E' tempo di carnevale e quindi mi sembra naturale iniziare a parlare di questa manifestazione. Fin da piccolo ho sempre atteso con trepidazione ed ansia la sfilata dei carri allegorici che per me, allora come adesso, sono i più belli in assoluto. Gli altri carnevali non reggono il confronto; l'allegria, gli spilli, le zirudelle sono le caratteristiche che lo contraddistinguono. L'amore per il carnevale decimino mi è stato trasmesso da mio nonno Agostino che, fin da bambino, mi accompagnava nei vari cantieri a vedere i carri in costruzione e siccome il nonno "parteggiava" per la Macaria, anch'io, da sempre, ho un debole per questa società e "tifo" per lei. Quando Luca Forni declama la zirudella mi emoziono a tal punto che mi commuovo dalla contentezza; lo so che tutto ciò sembra esagerato ma anche adesso che scrivo, un po' mi tremano le mani ricordando i bei momenti trascorsi al carnevale di Decima.
Così pure mi è rimasto nel cuore la festa del ringraziamento, meglio conosciuta come Festone; ricordo con particolare gioia la nonna Mafalda indaffarata a preparare il pranzo "strangozzo" a base di tortellini, galline ruspanti e l'immancabile torta di riso. Per l'occasione, la domenica a mezzogiorno, venivano invitati i nostri parenti di Bologna e Ravenna ed io, ancora piccolo, non riuscivo a capire come riuscissero i miei cugini a mangiare anche tre piatti ricolmi di tortellini, senza contare tutto il resto! Il pomeriggio, tutti assieme, andavamo alla pesca, la più bella che io abbia mai visto, tanto era ricca di premi; poi la nonna mi portava alle giostre: un vero e proprio luna park dove avevo solo l'imbarazzo della scelta. Dopo il divertimento si partecipava alla processione e ciò che mi rallegrava maggiormente era il suono delle campane. Ora che anch'io faccio parte di una squadra di campanari, ho capito il motivo per cui apprezzavo tanto l'armonia dei "doppi": le campane di Decima hanno il suono bellissimo che non è confrontabile con quello dei "campanili" circostanti. La "festa", come sempre, si concludeva con i fuochi artificiali, che io regolarmente aspettavo di vedere prima di ritornarmene a Castelfranco soddisfatto e contento.
In estate passavo molte giornate ospite dei nonni decimini e non mancavo mai nel periodo in cui si svolgeva la "Fiera del libro"; oltre ai libri che mi venivano regalati dai nonni, che ancora conservo, ricordo, con nostalgia, le fragranti crescentine e le squisite granatine che io mangiavo avidamente e con gusto. Mi divertivo, inoltre, ascoltare le chiacchiere dei decimini e gli strani nomignoli - scucmài(2) - coi quali si chiamavano l'uno con l'altro.
Nomi strani, per me incomprensibili a volte, scaturiti dalla inesauribile fantasia dei decimini.
Insomma io non sono nato a Decima e non ci vivo, però mi sento, in tutto e per tutto, uguale a voi: un decimino doc, anche se "difetto dell'origine".
Mi sembra importante, infine, suggerirvi di far tesoro di tutto ciò che di bello viene fatto a Decima, forse abitandoci non riuscite, tante volte, ad apprezzare in pieno.

Note
1) Fabrizio Pagnoni è il figlio primogenito di Romano e nipote di Agostino, "al falegnàm", che per decenni ha svolto la sua attività a San Matteo della Decima. Agostino era uno specialista nella costruzione dei tini (tinàz) e dei bigonci (bigònz).
2) Scucmài: soprannome, nomignolo dato a qualcuno per difetto personale o particolarità fisica o per origine di luogo o per storpiatura del nome o del cognome o da altro... ed ha origine dall'unione dei termini "scudo" (su cui viene impresso lo stemma personale o di famiglia) e "maglia" (che calza a pennello a chi l'indossa). Questo termine, che non è riportato nei vocabolari del dialetto bolognese e nemmeno viene citato nel "Dizionario etimologico dei dialetti italiani", è di uso comune nel persicetano, a Cento, a Pieve e in alcuni altri paesi del circondario.


© 2005 - Tutti i Diritti Riservati a www.marefosca.it - Design Sara Govoni