www.marefosca.it | Aprile 2003
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GIOIELLI DELLA CAMPAGNA
a cura di AAVV

"Un'alternativa: la cocomera fresca in una notte d'estate afosa", parola di Cesare Zavattini: scrittore, giornalista, pittore, fumettista, autore radio-televisivo, sceneggiatore cinematografico ed esponente autorevole del neorealismo; un intellettuale poliedrico, vivace, intransigente e testimone disincantato del secolo scorso. Certo che per convincerci a gustare una fetta di cocomero, noi della Pianura Padana, non abbiamo bisogno del supporto di una frase di Zavattini. Specialmente noi decimini che il prodotto lo coltiviamo nelle nostre campagne. E che prodotto! Il migliore, in senso assoluto, su tutti, tanto che il cocomero tipico e il melone tipico di San Matteo della Decima sono stati inseriti, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari definiti tradizionali e per i quali è stato concesso la deroga per la loro produzione (1). Per valorizzare e diffondere questi prodotti peculiari del nostro territorio, l'Associazione carnevalesca "Re Fagiolo di Castella", dal 4 al 13 luglio 2003, organizza la "10ª Sagra del cocomero e del melone", presso il Parco Sacenti a San Matteo della Decima.
Durante i mesi estivi, oltre che alla sagra, è possibile acquistare i cocomeri ed i meloni presso le baracchine, allestite appositamente, oppure presso i vari produttori di San Matteo della Decima. La qualità e la bontà sono assicurate. Provare per credere!
Ma come, questo prodotto, è arrivato fino a noi? Tracciamone una breve storia.
"Il cocomero, conosciuto anche come anguria, è il frutto di una pianta originaria della valle del Nilo. Era coltivata già dagli antichi egizi e fu introdotta nel mondo greco-romano circa 2000 anni fa. Fu coltivata esclusivamente nella Pianura Padana dalla fine dell'ottocento dando ottimi risultati di qualità e quantità particolarmente nella "bassa" fra Modena, Ferrara e Bologna. E' il frutto dell'estate, contiene acqua in percentuale fra il 92 e il 95% e una buona quantità di zuccheri. E' dissetante e rinfrescante, svolge una buona azione diuretica. Le varietà si differenziano, oltre che per la forma del frutto (sferico od ovale) anche per il colore e la striatura della superficie. Hanno periodi di maturazione diversi, così come il colore della polpa e lo spessore della buccia. Nella provincia di Bologna la zona di maggior produzione è nelle terre della Partecipanza intorno a S. Matteo della Decima. Le tante varietà hanno nomi esotici: Asahai, Miyako, Crimson Sweet, Royal Flash, Obla, Walkiria, Vanity ... ed è in progetto da anni la costituzione di un marchio Dop (Denominazione di origine controllata) o Igp (Indicazione geografica protetta). La coltivazione richiedeva, fino a pochi anni fa, una rotazione decennale dei terreni, mentre oggi, con le nuove varietà e con l'innesto delle piantine sulla zucca è possibile ripetere vari anni la coltura nello stesso terreno. Si pianta sotto piccoli tunnel a metà marzo, per iniziare la raccolta a metà giugno. La pianta, sarmentosa, matura successivamente vari frutti per 40/50 giorni con passaggi di raccolta ogni 4/5 giorni a secondo dell'andamento stagionale. Un ettaro di cocomeraia può produrre dai 500 agli 800 quintali di cocomeri.

Nota
1) Ne “Il Resto del Carlino” del 29 ottobre 2002 è stato pubblicato l’articolo “Dilaga la passione per i cibi rari” e fra “I gioielli delle campagne bolognesi”, nei prodotti tradizionali, vengono citati anche i cocomeri ed i meloni di San Matteo della Decima, unitamente alla ciliegia di Vignola, alla cipolla di Medicina, al tortellino di Bologna e agli zuccherini di montagna.

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RICETTE CONSIGLIATE - Confettura di cocomero
Per i buongustai suggeriamo di utilizzare questa confettura per fare ottime crostate o semplicemente degustandola spalmata su fette di pane; inoltre è apprezzata per accompagnare il lesso di manzo, formaggi e crescentine calde.
Ingredienti: un kg circa di scorza di cocomero; 500g di zucchero; un limone; un po’ di brandy.
Eliminate lo strato esterno della scorza di cocomero (dovrete ottenere circa 700g di scorza pulita), tagliatela a piccoli dadini, mettetela in una casseruola con lo zucchero, il succo di limone e qualche scorzetta di limone. Fate cuocere a fuoco basso, mescolando, fin quando lo zucchero si sarà sciolto, poi alzate la fiamma e continuate la cottura, sempre mescolando. Togliete la confettura dal fuoco ancora un po’ liquida, perchè raffreddandosi tende ad indurire. Alla fine aggiungete un cucchiaio di brandy. Per conservarla versatela in vasetti di vetro. Servitela a temperatura ambiente.
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Soufflè freddo al melone con salsa di amarene

Ingredienti: 500g di polpa di melone; 2 albumi; 90g. di zucchero; 100g di panna montata; 300g di amarene; 10g di gelatina in fogli; un pizzico di sale.
Tempo di cottura: 10 minuti.
Prendete uno stampo da soufflè e un foglio di alluminio, lungo un po’ più del diametro dello stampo, ripiegatelo a metà nel senso della lunghezza; fatelo girare intorno ai bordi dello stampo fissandolo con due punti metallici: il foglio dovrà superare i bordi di circa 5 cm. Fate bollire lo zucchero con mezzo decilitro d’acqua fino ad ottenere uno sciroppo abbastanza denso da velare il cucchiaio.
Montate a neve gli albumi, con un pizzico di sale, poi, continuando a montare, versate, a filo, lo sciroppo finchè il composto non si sarà raffreddato.
Frullate la polpa di melone. Ammorbidite la gelatina per pochi minuti in acqua fredda, scolatela, strizzatela e scioglietela in un pentolino a fuoco basso, quindi versatela, attraverso un colino, sulla polpa del melone frullato. Incorporate delicatamente prima il composto di albumi, poi la panna mescolando dal basso verso l’alto per non smontarla. Trasferite il composto ottenuto nello stampo e mettetelo in frigorifero per 4 ore. Frullate le amarene sciroppate. Servite il soufflè con uno strato di salsa di amarene.
Invitiamo i lettori di Marefosca a segnalare alla redazione ricette, GIA’ SPERIMENTATE, a base di cocomero e/o melone. Le ricette pervenute saranno pubblicate sulla rivista.


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