UN CARNEVALE IN ASCESA
a cura di Fabio Poluzzi
Sarà lo stimolo legato alla concorrenza degli opulenti carnevali vicini, uno di stampo "capitalistico-massmediologico" (quello di Cento), l'altro di stampo "statalista" (quello di Persiceto); sarà che il nostro carnevale si è dato una solida struttura logistica (la fabbrica del carnevale in fondo al paese, con l'andirivieni incessante dei sodali); sarà che il nerbo dei sodalizi carnevaleschi è costituito ormai da una generazione di quarantenni (gente dalle "mani buone") che ha affinato tecniche costruttive ed espedienti comunicazionali; sarà che, anche sul piano finanziario, la dirigenza carnevalesca, soprattutto quella attuale, ha saputo darsi un assetto più solido incentrato sui proventi della "Sagra del cocomero e del melone". Ciò che conta è che il nostro carnevale è cresciuto, appare più attrezzato, più "muscoloso", più adulto.
Il dato è di immediata percezione e non solo per le aumentate ciclopiche dimensioni dei carri, ma anche per altri fattori. Ad esempio: il corredo tecnologico che muove le relazioni carnevalesche; la sicurezza e l'amalgama che esprimono i carristi; l'efficacia scenica e coreografica; l'abilità di tipo registico che fanno di ogni carro una ideale simbiosi tra movimento delle maschere di cartapesta e animazione dei figuranti. Quest'ultimo elemento, soprattutto, è cresciuto negli anni ed è diventato complemento qualificante (e molto apprezzato) dello spillo.
Ormai si aspetta non solo l'inevitabile trasformazione dei simulacri di cartapesta, ma anche il divertente impatto scenico delle animazioni. E tutti noi sappiamo quanto il decimino sia "animato da palcoscenico".
Addirittura, in qualche caso, le animazioni dei figuranti accompagnano anche la lettura delle zirudelle (come nel caso, quest'anno, dei Volponi).
Insomma, un carnevale in ascesa e in piena evoluzione creativa.
Vediamo allora cosa hanno prodotto quelle luci accese di notte in fondo al paese, quelle tute sporche di vernice, quelle mani impregnate di colla e cartapesta, quegli occhi stanchi di lavoro notturno, quegli interni slanci creativi.
Certo, sul piano tecnologico, la complessità dei carri attuali non è nemmeno paragonabile a quella dei decenni passati. Dopo tutto siamo nel ventunesimo secolo e i gruppi elettrogeni, celati sotto le sagome dei carri, o più spesso collocati all'esterno e trainati, ci danno dentro di brutto, fornendo tutta l'energia necessaria!
Senza quella appendice scoppiettante, il carro non sarebbe lo stesso!
Dobbiamo infatti immaginare i carri come involucri di cartapesta sagomata e colorata ad arte, sotto i quali si muove un intreccio di bracci meccanici, pulegge, leve, volani.
Un piccolo esercito invisibile in tuta, col cacciavite tra i denti, vigila su ogni minimo inceppamento, pronto ad intervenire. Piccoli drammi si consumano talvolta nel labirinto di cavi e bulloni, quando lo spillo stenta a partire. La gente fuori intuisce qualcosa, ma normalmente non si rappresenta quale sia la posta in gioco in quei febbrili momenti.
Mesi di spremitura di meningi, di discussioni, di progetti prima caldeggiati e poi abbandonati, di problemi tecnici apparsi insolubili e poi superati.
Tutto in funzione dello spillo, quando, come per miracolo, il carro si anima, si scuote, si trasforma, si apre, si allunga, ruota, suscitando stupore.
Sbagliare lo spillo significa buttare tutti gli sforzi fatti a mare. Il rischio che ciò accada è ormai minimo tanto elevato è il grado di affiatamento raggiunto dai "team" che gestiscono l'apparato tecnico e scenico del carnevale.
I sodalizi carnevaleschi sono ormai dei concentrati di abilità complementari, di comuni motivazioni e rapporti umani consolidati nel tempo.
Non a caso, questi stessi sodalizi sono protagonisti di quasi tutte le manifestazioni nell'arco dell'anno.
Immerso in questi pensieri, mi sento tirare per la giacca in fondo alla stretta passerella, proprio sotto la giuria, da mia figlia, oggi in versione "Cappuccetto Rosso" col musetto orlato di riccioli castano chiaro e tanto di cestino di vimini al braccio. Elisabetta è in compagnia di quattro giovanissimi fans del Carnevale, tipi da 4ª elementare, ma con le idee chiare: maneggiano un taccuino con schede e tabelle valutative dei carri, intenti ad emulare la giuria, quella vera, pochi decimetri sopra le loro teste. Sono gli inseparabili Alessandro, Alberto, Enrico e Aldo da qualche anno ospiti fissi della tribunetta. Una macchiolina di visetti accattivanti tra tanti adulti paludati.
Tutti sono in posizione.
Oriano Tesini, il Presidentissimo del comitato carnevalesco controlla con la coda dell'occhio ogni cosa, così come l'onnipresente Ulisse Serra, responsabile dei corsi.
Abbiamo anche l'onore ed il piacere di annoverare un membro del Governo persicetano che ha disertato il Carnevale del capoluogo, fedele alla sua origine decimina: l'assessore alla cultura Marco Vitali.
Il microfono è tuttavia saldamente nelle mani di Franco Beccari. E' lui il gran cerimoniere del Carnevale! I decibel aumentano e la stazza extra-large del Re si profila in fondo alla piazza, preceduta dai fiati della banda di Cento.
Discorso della Corona
L'allestimento del carro reale si deve, come ormai da qualche anno alla società "I Manbroc".
Oltre che dalla paggeria reale e dal monumentale sovrano, la scena è occupata da uno scatenato complesso rock che fornisce dal vivo la cornice sonora.
Di notevole impatto il cantante che, aiutato da un potente impianto di amplificazione acustica e dalle chitarre lanciate a tutto spiano, diffonde nell'aria un accattivante ritornello " …eppure a me non mi va … NON MI VAA!!!"
Il dubbio suscitato dal ritornello rimane tuttavia insoluto fino a quando comincia a parlare con un vocione stentoreo Sua Maestà Fagiolo di Castella ( al secolo Valerio Bencivenni).
E' particolarmente arrabbiato. Si fa portavoce del malumore generale dei sudditi per il proliferare della piccola criminalità senza che severe misure vengano adottate da chi di dovere.
Il tono è urlato e indignato, quasi feroce! Chiede pieni poteri per sistemare la partita a modo suo:
Zitadén, mé a dég dabòn
brà cmé Rutelli o Berluscòn
dém cherta biànca e a màn la partìda
e mé in dû e dû quàter a fâg piàza pulìda
Ma il vero bersaglio, reo, a suo dire, di volersi appropriare del carnevale di Castella, stante la perdita di smalto del carnevale persicetano è il Palazzo di Piazza del Popolo
Che doppo cl'as fa un continuo salâs
con l'ICI, al rósc e mél ètri tâs
lî la t'arìva con un suris bêl
e la vôl in prest, i câr d'cranvêl.
L'accenno al dualismo carnevalesco si è poi rivelato profetico, tanto che di lì a qualche giorno il Resto del Carlino avrebbe dovuto occuparsi del tema lanciato da Fagiolo, pubblicando un articolo dal titolo "Scoppia la guerra dei Carnevali".
Una vera e propria "guerra fredda" e quindi non dichiarata ma latente tra Bertoldo e Fagiolo.
Il casus belli risiede in un servizio della RAI Regionale con scene filmate a Decima, ma attribuite al Carnevale del capoluogo, con il risultato di illustrare soltanto questa ultima manifestazione. La successiva conferenza stampa dei maggiorenti persicetani non sembra aver dipanato la matassa.
Il tono di Fagiolo si abbassa e un senso di affettuosa commozione, così raro in quel tipaccio rude, che fino ad un attimo prima appariva schiumante di rabbia e a tratti persino triviale, pervade ora le parole del carismatico sovrano. Ricorda un altro indimenticabile re, legato a tanti carnevali passati, che ci ha lasciato: Primo Capponcelli. Un re poeta, eclettico, straordinario interprete dello spirito carnevalesco . Ci mancherà
parchè Primo Ulènd l'é stê un Re Speziêl
ón di pilàster dal noster cranvêl
c'al srà arcurdê par sèmper in dla stòria
cmé al Re dl'alegrî e dla baldòria.
Se qualcuno vorrà mai cimentarsi nel tracciare un profilo dei decimini che hanno connotato di sé a vario titolo la tradizione e la storia del nostro Carnevale, dovrà necessariamente partire da Primo Capponcelli.
Gallinacci - "Il trionfo della natura"
Il carro in avvicinamento sembra occupare tutta la piazza, tanto è imponente.
E' il carro dei Gallinacci. Un vero e proprio "mastodonte", emblema della energia nuova che anima e irrobustisce il nostro Carnevale.
Anziché essere trainato, è sospinto tanto che dà l'impressione di muoversi per una misteriosa forza propria. Notevoli sono lo stupore e l'impatto emotivo suscitati dalla apparizione dei Gallinacci!
Anzitutto il carro è dipinto straordinariamente.
Un po' tutti si chiedono inoltre quale allegoria si celi in quell'impressionante aquila reale dagli occhi penetranti che giace, come acquattata con le ali ripiegate.
Lo stesso vale per l'inquietante drago e per le voraci lingue di fuoco sparse un po' dovunque sul carro. Ci pensa Filippo Calzati a fare chiarezza, iniziando la lettura della zirudella.
...adesa puntualmènt
mo' c'ag gnés un azidènt
a un quèch dón, c'préla la testa
e al dà fûg a na foresta
acsé in môd che in un mumènt
cla carògna d'un serpènt
al réschia, adiritura
ed mutilér Madre Natura...
Pumpîr e guèrdi forestêl
i próven sobit ed fêr quêl...
Gli incendi dolosi sono un'offesa scriteriata ed egoistica alla natura, duramente messa alla prova. Ogni anno vengono distrutte in questo modo grandi aree verdi e minacciate di estinzione intere specie animali. Contro tutto ciò si prodigano guardie forestali e volontari, ma senza quella potente alleata che è la stessa Madre Natura, ogni sforzo sarebbe inutile:
Son momenti di paura
mo' la forza dla Natura
che incal'mènter la sé zdèda
la sé sobit scadnèda
E come n'aquila reêl
cla sovrasta ogni quêl
vést la grave situaziòn
la dà la mòla a un gran squasòn.
Il drago simbolizza lo scempio della natura e l'aquila Madre Natura alleata di coloro che intervengono a sua difesa. Da questo connubio può nascere la salvezza del genere umano.
Un'aria solenne e tragica annuncia lo spillo. Gli incendiari sono al lavoro; intervengono le squadre antincendio su una borbottante Ape Piaggio. Fanno del loro meglio, ma la situazione è preoccupante e le lingue di fuoco impazzano.
A questo punto il Carnevale sprigiona la sua magia. La grande aquila acquattata si desta e allarga le grandi ali. E' l'intervento risolutore della Natura. Gli incendi cessano e torna la normalità. Ciò che lascia letteralmente esterrefatti i presenti è l'impressionante apertura alare del re dei rapaci e la complessità del meccanismo, che ne deve aver governato il dispiegamento il quale peraltro, nell'occasione, ha funzionato senza sbavature.
Vale la pena di ricordare che la meccanica del carro si deve a Luca Boriani e a Valerio Suffritti, mentre la parte strutturale a Mauro Nicoli, Andrea Beccari, Filippo Forni, Tiziano Poluzzi.
Vanno ancora menzionati Dario Crisavola, Paolo Calzati, Ciro Bencivenni, Manuel Benazzi, Mario Capponcelli, Raffaele Calzati, Sara Bonasoni, Sara Massari, Valentina Cerchiari, Lorenzo Scagliarini.
Davvero una grande performance, tale da suscitare il ricordo dei passati fasti del nostro Carnevale. Potrei citare l'albero di Natale della Pieve, il Panettone del Ragno o altri indimenticabili tasselli ormai confinati nella memoria dei meno giovani.
Marya Carey e i suoi "Bambini del Madagascar" accompagnano l'uscita di scena dei Gallinacci.
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società I Gallinacci : ...Poi, il trionfo della natura. Prima dello spillo (1° premio) |
S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società I Gallinacci : ...Poi, il trionfo della natura. Dopo lo spillo (1° premio) |
Macaria - "Oro blu"
Con la Macaria si affaccia l'università del Carnevale. Generazioni di carristi si sono avvicendate arricchendo la bacheca sociale di una infinità di vittorie e piazzamenti di prestigio. Poi loro hanno…"the best" o meglio Luca Forni e cioè un concentrato di virtù carnevalesche (ironia, verve, forza satirica).
Non solo. Hanno Tiberio Del Ferro e Marco Gilli a loro agio tra leve, bracci meccanici, stampi, e vernici.
Quest'anno Luca Forni veste lunghi abiti argentati. Lotta lungamente con il microfono e con l'impianto acustico prima di partire definitivamente con la lettura, o meglio, con la recita della zirudella scritta da lui.
Non esagero nel definire questo particolare momento e cioè la lettura della zirudella scritta e interpretata da Luca Forni, uno degli "eventi" più attesi del Carnevale nostrano.
In genere, le sue performances non deludono il pubblico con l'immancabile fuoco di fila di battute fulminanti e di gustose espressioni proprie della tradizione del vernacolo locale.
Quest'anno Luca si occupa di un tema da terzo millennio: dopo la lotta per l'oro nero (il petrolio) gli anni a venire potranno vedere guerre per l'oro blu (l'acqua).
Interi continenti soffrono la sete e i nuovi pirati si lanciano all'assalto delle ultime riserve idriche custodite nei ghiacciai
Ormai l’é scrét e confermê
che al “Globo” l’é malê
e as lêz anch in dna nòta
c’as surrischèlda la balòta;
andand drét et cal pâs ché
al mònd al gvènta n’ôv buié
e sèmper a déta da di espért
as dìs c’avanza al desért...
mo’ t’petròli, as lêz trà ‘l rîgh
a gh’in srà per sêt castîg.
L’é dl’acqua c’ag srà mancànza
parchè al desért, al desért l’avànza...
Luca continua sciorinando proverbi locali e creando gustose associazioni di idee tra il tema trattato e le varie acque minerali sponsorizzate dalle TV. Una di queste, adottata dalla Nazionale di calcio nei mondiali 2002 non sembra aver giovato, visti i pessimi risultati.
La coreografia del carro coerentemente si basa su un monumentale pirata con tanto di benda, cappellaccio e spada sguainata nella direzione di un immenso iceberg attorniato da fameliche teste di serpente.
Il tutto ben costruito e interamente realizzato dalle formidabili mani degli uomini della Macaria, che fanno poco shopping negli altri Carnevali ( Foiano della Chiana, Viareggio, Cento) e preferiscono fare da sé.
Al momento dello spillo, la Macaria si fa apprezzare anche per le virtù ingegneristiche. Il blocco di ghiaccio si apre a spicchi e grandi bracci meccanici si protendono nella piazza, facendo volteggiare i futuristici abitanti della Nuova Atlantide, la risorta civiltà fondata sul corretto utilizzo dell' "Oro blu", fonte insostituibile della vita.
Costumi traslucidi, grandi parrucche candide con ciuffi sparati verso l'alto, un effetto "nebbiolina fine" che avvolge ogni cosa: tutti questi elementi contribuiscono a creare la dimensione della nuova civiltà dell'acqua.
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Macaria : Oro blu. Prima dello spillo (3° premio) |
S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Macaria : Oro blu. Dopo lo spillo (3° premio) |
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Strumne :Delirio di innipotenza. Dopo lo spillo (2° premio) |
Strumnê - "Delirio di onnipotenza"
L'inquietante cranio tempestato di cicatrici di Frankenstein monopolizza la parte alta del carro degli Strumnê. Più sotto un inquietante medico impugna due provette attorniato da mostriciattoli violacei, veri sottoprodotti dei suoi esperimenti di laboratorio.
Tutto in linea con il tema trattato: quali sono i limiti etici della ingegneria genetica
E' indubitabile che la scienza medica in generale e la genetica in particolare abbia raggiunto traguardi impensabili.
Come sempre non sono i risultati della ricerca a creare apprensione ma l'uso delle scoperte scientifiche.
In campo medico il rischio è quello che qualche medico squilibrato e in preda e delirio di onnipotenza possa creare dei mostri inseguendo il mito della vita eterna.
Il folle medico del romanzo di Frankenstein potrebbe trovare oggi i suoi epigoni impegnati a dar vita a uomini "artificiali" e "in serie".
Come definire diversamente i "bimbi che vengono dal freddo" nati in provetta?
Con Frankenstein a fó creê
un mòstar, un esar alienê.
Fat in svelt, con pîz e pcon,
che pió brot che ló an ghé incion!
declama Romeo Manzi, rispolverando la sua verve di attore dialettale.
Anch adès, in falsariga,
zert scinziê in fan ‘na piga;
con sistema pió muderan,
ma gnó só soul da l’inferan,
i paciugan la natura
inventand ogni brutura!
Con gli auspici degli Strumnè si prepara la riscossa della natura.
Ha il volto sorridente di Rachele Gallerani in una combinazione di chiffon e lamè verde, azzurro e oro e se ne sta rinchiusa in una mortificante gabbia sospesa nel vuoto.
Ecco lo spillo. Due medici genetisti armeggiano attorno al contenitore degli embrioni refrigerati. Tuttavia nulla di buono ne esce. Non resta che liberare la natura dalla sua prigione e demandarle ogni cosa, esautorando quei medici pericolosi e pasticcioni.
Dal contenitore, tra tanti cuori simboleggianti altrettanti gesti d'amore, emergono due meravigliosi bambini vitali e genuini.
Impazza la danza sull'onda dei Queen ed esplode la gioia.
Grazie Strumnè per averci lanciato questo splendido messaggio di vita e d'amore!
I Cìno - " Mondo cane e gente infame. Basta! Vinca pace e amore"
Suscita inquietudine al primo impatto il carro dei Cino. La struttura è quella di un carro armato, compatto, minaccioso. Lo stridore dei cingoli mette i brividi. Non meno orrorose sono le due teste di serpente protese verso il pubblico.
Si alternano nella lettura della zirudella Marco Palavanchi e Andrea Bicocchi
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società I Cino:Mondo cane e gente infame. Basta! Vinca pace e amore. Dopo lo spillo (5° premio) |
Stê gran mostar... cingolê,
che da nó l'é presentê,
l'é un sèmbol, antigh, muderan,
d'un gran môcc ed mêl da inferan.
il mortifero cingolato è soltanto un simbolo dei mali di ogni natura che attanagliano il genere umano:
L'é un esempi, un sônt, un stamp,
ed tant mêl in tót i camp:
la violènza a la natura
guêr, minacc d'ogni sciagura.
Sciènza folle ed mènt tarèdi,
d'ogni istent cativ, carghèdi.
Non è tuttavia tutto perduto:
Sotto l'ala pió sicura,
cl'é la gran Madre Natura,
l'Umanitê va alla riscossa
e ogni mêl distrugge e affossa.
E' tranquillizzante che proprio i Cino, la componente più fresca e più nuova del Carnevale, portino questo messaggio positivo e volto all'ottimismo. Coerente lo spillo: si scoperchia la cupa sagoma del carro armato; impazza il pianoforte elettronico; una florida e pettoruta madre natura troneggia nella parte alta del carro sormontata da un bel cielo azzurro e luminoso; maschere solari giallo-arancione esprimono nella danza la vittoria contro le opzioni più sciagurate.
I Volponi - " Meno specchi nel reame"
Il carro dei Volponi è molto atteso alla prova. D'altra parte Livio Rimondi e soci non sono gli ultimi arrivati. Davide Serrazanetti, Claudio Pederzani, Francesco Balboni, per citarne alcuni, hanno lavorato con lena su una allegoria articolata in tre elementi: il gatto, i topi, lo specchio.
Il carro presenta una appendice attrezzata per ospitare una gustosa scenetta, destinata ad accompagnare e sottolineare la lettura della zirudella. Si tratta di una grande novità perché introduce un elemento assolutamente mai visto: la zirudella-teatrino, o meglio una particolare lettura della zirudella accompagnata da sketch cabarettistici.
La scena si compone di una specchiera e di uno sgabello su cui siede Claudio Pederzani in versione Re Fagiolo con espressione sorniona. Di fianco a lui un impeccabile Francesco Balboni in un candido frac bianco e relativo cilindro.
Un gatto Silvestro munito di microfono li affianca pronto a vivacizzare la lettura della zirudella con sottolineature canore (il motivetto sarà il celeberrimo "Che cosa sei" di Mina e Alberto Lupo).
Intanto Re Fagiolo /Claudio Pederzani continua a rimirarsi seduto davanti allo specchio, compiaciuto della propria immagine.
Dop tant ân ed lavurîr
ca fo creê al mond intîr
a ogni quêl ag fo dê un còmpit
quel dal gât l'ira ed ciapêr al pòndig,
e se tót i avesen rispetê
al cunsegn che ag fo dê,
da la mènt dal Creatour ...
l'armoni… cumé un mutour
la sré andê per al sô vérs
ogni quêl in dl'univérs.
sottolinea Francesco Balboni con tono solenne, sbugiardato dal gatto-cantante che si inserisce cantando il motivetto citato. Francesco Balboni non demorde e, dopo aver meglio chiarito che la metafora del gatto dimentico del proprio mestiere di "acchiappatopi" va riferita a tutti coloro, e specialmente i politici, che, a causa della vanità, hanno dimenticato quali siano i propri doveri fondamentali, si lancia in un'altra metafora carnevalesca. Così infatti rincara la dose:
Ma per coulpa ed stê vanitê
quel al sved cambiê
l'ha fât sé na quech creatura
l'ha sminghê la sô natura
e bra' cuntent dal noster aspêt
a sèn sempre dnanz al spêc,
per poi concludere con un feroce attacco frontale alla classe politica
Ma i bulli ad tót i guéren
chi se spècen in etéren
e is guerdén mai ed nanz e drî
dove a capita di brót quî...
La gustosa scenetta è già di per sé uno spillo: uno spettacolo nello spettacolo.
Tuttavia i Volponi non si fermano qui. Lo stuolo dei topi voraci e ballerini che banchettano intorno alle forme di groviera hanno i minuti contati. Anche l'enorme gatto azzurro che fa mostra di sé nella parte alta del carro sembra pronto ad entrare in azione. Scatta lo spillo: con il sottofondo ritmato e travolgente di Zucchero, si spalancano le forme di groviera e fuoriescono gatti famelici da ogni dove. Per i topi non c'è scampo. Anche il grosso gattone azzurro, dopo aver abbandonato lo specchio e il pettine, brandisce coltello e forchetta pronto a farne un sol boccone.
Finalmente ognuno fa la sua parte! Ovviamente al ritmo di musiche carnevalesche gli animatori del carro si scatenano, mentre tutte le maschere, dalla più grande alla più piccola, si muovono all'unisono. E' una girandola di colori e di allegria e, mentre il carro abbandona la piazza, si può apprezzare ulteriormente le meticolose rifiniture e la bellezza di tutto l'insieme.
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Volponi : Mondo cane e gente infame. Basta! Vinca pace e amore. Prima dello spillo (2° premio) |
S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Volponi : Mondo cane e gente infame. Basta! Vinca pace e amore Dopo lo spillo (2° premio) |
Quî dal '65 - "Alla ricerca del sorriso perduto"
Il visetto concentrato e stravolto di un bambino catalizzato dalle playstation, le mani sui tasti del joystick , è ormai immagine consueta.
Di questo passo i bambini rischiano di perdere il sorriso e di perdersi in qualche videogame.
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Qui dal 65:Alla ricerca del sorriso perduto. Dopo lo spillo (4° premio) |
Qui dal '65 ormai quasi quarantenni, i vari Fabio Forni, Giordano Forni, Paolo Pederzini, Rusticelli, Gianni Venturoli dimostrano grande sensibilità verso la condizione delle giovani generazioni e affidano a Marco Benazzi il compito di risvegliare le coscienze:
Oh! la mî zènt, chê brót lavurîr
guardê stî putén cm'î vàn a finîr,
còn al zarvêl chê ormâi al g'và a fûg
atachê tót al dé a dî brót videozûg,
al joystick in màn, î cócen î ptón
e î dvènten intànt sèmper pió bazurlón,
lêzer un lîber pér lour l'é 'nâ gnôla
e àn ghé pió inción ch'àc cònta 'nâ fóla!
L'autore di questa zirudella, forse una delle più belle di quest'anno, è Paolo Govoni, un decimino prestato, solo prestato alla comunità parmigiana.
Quànd â parîva chê al mònd l'andés pîz,
chê àn gh'îra né frigor, né lavatrîz
e gnànc un video ô 'nâ televisiòn
in piâza arivêva un bêl caruzòn
e drî da 'nâ tènda un prâtic umén
àl dêva la véta a suquànt buratén
Proprio il classico carrozzone del burattinaio, trainato da cavalli, di collodiana memoria, è l'elemento dominante del carro. Sul davanti un bimbo incollato alla sua palystation o Xbox che dir si voglia.
Qui dal '65, in pantaloni ascellari e berretto stile monello fine ottocento, si cimentano in uno spillo divertente e scoppiettante. Viene abbattuta la plystation e appare Re Fagiolo. A lui si deve il ritorno del caro vecchio carrozzone del burattinaio di piazza.
"Dai dai dai dagli una spinta perché così non va" è il ritornello di qualche remota edizione dello Zecchino d'Oro che accompagna la distruzione della playstation. Si apre il carrozzone e attorniato dalle tradizionali maschere Brighella, Arlecchino, Pantalone appare il Burattinaio per antonomasia, Mangiafuoco. I bimbi ritrovano il sorriso perduto . "A mi me gusta bailar il ritmo vuelta …" è il gustoso motivetto accompagna l'uscita di scena dei Qui dal '65.
Ribelli - "Voglia di vivere"
I ribelli, che hanno accolto al loro interno i Ciocapiat, affrontano un tema affine a quello trattato da Qui dal '65, ma riferito alle giovani generazioni travolte dal cosiddetto "inferno del sabato sera".
La ricerca di forti emozioni, il volume rintronante delle discoteche, il mix di alcol e "fumo" espongono nei fine settimana, le giovani generazioni a rischi mortali.
I giovani devono ritrovare in sé la consapevolezza per dire basta. La loro età è sinonimo di entusiasmo, di vigore, di apertura verso gli altri, di capacità di progettare il proprio futuro e, perché no, di sognare. Ha senso buttare al vento tutte queste straordinarie potenzialità in una nichilistica ricerca di oblio? Alberto Leonardi, Cesare Govoni, Daniele Scagliarini e co., suscitano senz'altro forti emozioni in quanti hanno a cuore il destino delle nuove generazioni.
L'efficace zirudella del grande Felix ( al secolo Felice Govoni) scuote le coscienze
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società I Ribelli :Voglia di vivere. Dopo lo spillo (6° premio) |
La pasticca del Re Sole
cla guarìva tutte le gole
l'é un arcòrd dal vecc nunòn:
oggi Ecstasy e Nandrilon!
E la canva che i nuster arzdûr
i lavéven in dal masradûr
per fêr dla teila da linzû
anca lî al dé d'incû
l'ha cambiê destinaziòn
e invézi ad stéch in dal cantòn
la serv a fêr dla sbaldarî
da fumêr a l'ustarî
Il dee-jey, nuovo maestro e guida delle giovani generazioni, deve a sua volta farsi carico del problema:
te dee-jey con l'armonî
fai turnêr so' la bóna vî
càza al pélol in dal fûg
con tót gl'idoli senza sûg
fag da vèder che la véta
la vôl tólta per l'aldréta
Altrimenti si corre il rischio di assistere alla nefasta condizione per cui i giovani
vî chi vàn a pió non pôss
contra i mûr o dentr'al fòss.
Parte lo spillo: un gruppo di giovani incappucciati e avvolti in tute nere fuma passandosi una mortifera sigaretta. Un secondo gruppo in abiti coloratissimi interviene e sfila agli altri i neri involucri, portatori di sinistri presagi.
Ora tutti danzano sul carro al ritmo di "Staying alive" dei Bee Gees ( la celeberrima colonna sonora de "La febbre del sabato sera" inno degli anni '70)
Una grande pasticca allucinogena sormontata da una testa di drago si apre e appaiono delle belle cubiste. Al centro del carro la grande sfera si apre a sua volta.
Un dee-jey versione Castella con la sua consolle diffonde musica tecno a profusione.
Le danze sono ancora più scatenate ma senza più usi e abusi di sostanze vietate e con una ritrovata voglia di vivere.
Dâg dal gâs - "Zò la guèra só al cranvêl" (2ª categoria)
Dopo tante monumentali realizzazioni, un carro piccolo piccolo, di seconda categoria, ma densissimo di significati, chiude la sfilata.
Richiama tutti noi al presente, un presente fatto di una guerra latente, imminente e comunque di una condizione di apprensione planetaria.
L'attentato dell'11 settembre alle Torri gemelle ha innescato la guerra al terrorismo e la caccia a Ben Laden. Liberato l'Afghanistan, oggi la comunità internazionale si interroga sul dualismo Bush/Saddam Hussein e il conflitto che ne potrebbe derivare da un momento all'altro.
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| S.Matteo della Decima, Carnevale 2003 - Società Dag dal gas:Zò la guèra só al cranvêl. Seconda categoria |
Alessandro Segalina, Matteo Cazzara, Alex Collari, Riccardo Dondi, Diletta Gallerani and co. rivolgono un invito ad accantonare l'odio e a recuperare la semplicità e l'atmosfera gioiosa del Carnevale:
Pió che la guèra l'é mei al cranvêl
con tóta dla zènt cla fa dal burdêl
Il carro, su telaio Ape Piaggio, è sostanzialmente un carro armato, molto realistico, ben mimetizzato e col suo cannone minaccioso.
Attorno un Bush più alto e più giovane del solito (Riccaro Dondi) e un Ben Laden molto realistico e inquietante con la barba e il volto emaciato che abbiamo imparato a riconoscere da Al Jazeera.
Lo spillo registra un iniziale combattimento tra terroristi capeggiati da Ben Laden e le truppe statunitensi capeggiate da Bush avvolto nella bandiera a stelle e strisce.
Subito tutto si placa e tutti si mettono sull'attenti davanti alla bandiera della pace.
Infine scoppia la gioia del carnevale con un girotondo attorno al carro sul quale è intanto apparso il classico "Mettete dei fiori nei vostri cannoni".
Segue uno sfrenato " … a sereiè, oh,oh …".
Il carro abbandona la piazza, mentre il Complesso Bandistico Persicetano ripercorre il corso diffondendo "l'aria" di "Funiculì, funiculà", preceduto da Graziano Galavotti con il carro-sponsor della prossima sagra del cocomero. La gente infreddolita si avvia velocemente verso casa e gli operatori della Biblioteca locale cercano di carpire, dagli occasionali intervistati, le impressioni, "a caldo", sul carnevale decimino. La sera scende velocemente; una fila di macchine interminabile percorre la statale sotto lo sguardo vigile dei vigili. I carri, a stento, si avviano silenziosamente verso i capannoni in attesa di riappropriarsi della piazza domenica prossima: giornata conclusiva del carnevale.