S.O.S ALLE AUTORITA' DAL PALAZZO VILLA FONTANA: E' UN MONUMENTO CHE NON DEVE MORIRE
a cura di Cesare Fantazzini
La rivista da tempo si adopera per segnalare il degrado e lo stato di abbandono del patrimonio del nostro territorio. Purtroppo l'incuria e la sopita sensibilità di tanti contribuiscono a "mandare in malora" parte del nostro vissuto e della nostra storia. Il 29 gennaio c.a su "Il Resto del Carlino" è stato pubblicato l'articolo che di seguito riportiamo. Ringraziamo l'autore per averci concesso questa opportunità e nel contempo ribadiamo che il Palazzo Fontana, che ha dato i natali ad Ubaldo e Gaetano Gandolfi (di quest'ultimo, quest'anno, ricorre il 2º centenario della morte) non deve cadere in rovina. Una così bella struttura, densa di significato e di storia, deve essere salvata e valorizzata a tutti i costi. Non è un'utopia, basta crederci ed adoperarsi con determinazione per coinvolgere imprenditori, Enti e... sponsor.
Percorrendo la strada che da Persiceto porta a Cento, poco prima di Decima, accanto alla trattoria "Piccola Venezia", ha inizio sulla destra un lungo viale alberato che porta direttamente al Palazzo Fontana: un antico e grandioso complesso monumentale nel più completo abbandono.
Questa villa, unita alle terre circostanti, era nel seicento proprietà dei conti e senatori Aldrovandi di Bologna, poi degli Aldrovandi Marescotti.
Come scrivono alcuni autori e confermano gli studiosi di storia locale Libero Poluzzi e Floriano Govoni, nel complesso nacquero i celebri pittori settecenteschi Ubaldo e Gaetano Gandolfi, figli del fattore dei citati signori(1).
La denominazione "Fontana" o "La Fontana" deriverebbe da una fonte o pozzo situato nelle vicinanze, ricco di un'acqua speciale, dotata di particolari capacità terapeutiche. Fino a pochi decenni fa esisteva un lungo viale alberato di pioppi cipressini che portava, venendo da Sud, all'artistico voltone d'accesso alla corte, allora completamente integro. Oggi le sue condizioni sono assai precarie. Entrando da qui nel vasto quadrilatero, delimitato ai lati da costruzioni di servizio, appare sullo sfondo il grandioso palazzo, unito sulla sinistra all'oratorio di S. Bartolomeo Apostolo, completamente spogliato dei suoi pregievoli arredi da ripetuti furti sacrileghi.
Alle spalle, unito al palazzo, si eleva l'esile campanile, che un tempo chiamava alla Messa domenicale i lavoratori della vasta tenuta. Sul retro del palazzo, dalla parte opposta dell'oratorio, sorge una interessante torre angolare rotonda, con base a scarpata e inizio di corona merlata alla sommità. Poco oltre, procedendo verso Nord, esisteva una ghiacciaia o conserva, purtroppo demolita nei primi anni '80 (2). Il palazzo, con classica loggia passante, possiede al piano nobile ampie sale con soffitti decorati a cassettoni, ancora in gran parte recuperabili, nonostante l'avanzato degrado. Lungo il corso dei secoli, le proprietà sono via via mutate, come attesta Libero Poluzzi. Agli Aldrovandi Marescotti sono subentrati gli Zucchini/Pasi di Bologna, quindi i Grimaldi di Genova, fino al 1832; poi Raffele De Ferrari e, dal 1870, la vedova Brignole Sale. Successivamente troviamo gli Orleans, i Montpensier, i Talon, i Bonora, fino all'attuale Società Fontana s.n.c.
Un complesso di queste proporzioni, di indubbia importanza sul piano storico artistico, non deve scomparire.
Ci auguriamo che le autorità preposte interrompano la deplorevole inerzia e favoriscano interventi concreti onde salvare, con urgenza, il complesso monumentale dall'attuale stato di abbandono.
Note
1) - Umbero Beseghi, Castelli e ville bolognesi, Bologna 1961, p. 389;
Luigi Bortolotti, I comuni della provincia di Bologna, nella storia e nell'arte, p. 444. Gli autori di questi volumi attribuiscono al padre di Ubaldo (1728-1781) e Gaetano (1734-1802) Gandolfi la qualifica di "Fattore di casa Ranuzzi". In realtà la proprietà del Palazzo Fontana e della relativa tenuta spettava, all'epoca, agli Aldrovandi, poi agli Aldrovandi Marescotti.
Riportiamo al riguardo i riferimenti a due Visite Pastorali. In data 8 maggio 1699 l'Oratorio di S. Bartolomeo Apostolo "...in fundo Comitis et Senatoris de Aldrovandis visitatus sub inde fuit in quo celebratur ex privilegio Innocentii P.P.X felicis recordationis, obtento die 18 febbruarii 1647 et confirmato die 12 julii 1675, in qua visitazione iussum fuit lapidem sacrum gypso, aut calce in mensa firmari, cerata milionari, altare in facie reaptari et crucem in eo pingi". ("...nella tenuta dell'amico Senatore degli Aldrovandi fu visitato subito dopo (l'oratorio) nel quale si celebra per un privilegio di Papa Innocenzo X di felice memoria, venuto il giorno 18 febbraio 1647 e confermato il giorno 12 luglio 1675. Durante questa visita si ordinò di rendere più durevole la pietra sacra (la statua) posta sulla mensa (tavola)con gesso o calce, spalmata di cera, riadattare l'altare nell'aspetto esteriore e di dipingere una croce su di esso").
In una successiva visita, avvenuta in data 11 febbraio 1756, lo stesso Oratorio risulta di proprietà degli Aldrovandi Marescotti. (archivio Generale Arcivescovile di Bologna, Visite Pastorali, Vol. 41, p. 59 recto; Miscellanee Vecchie, 472, S. Matteo della Decima, Visite Pastorali, 16º - 18º).
2) La foto di questa ghiacciaia, già priva della copertura in terra, compare nel volume Carta generale dei beni culturali e naturali del territorio della provincia di Bologna, Amm.ne Provinciale di Bologna, 1977, p. 24 e in Marefosca n. 3 (Agosto 1983), p. 17, nell'articolo Le conserve alimentari di Franco Castelvetri.
Altre notizie sul Palazzo Fontana si possono trovare su Marefosca, nei seguenti articoli:
Ariuli Rossella, Note d'arte e d'arredo del Palazzo Fontana, n. 45, settembre 1997, p. 15;
Poluzzi Libero, Gli oneri feudali. Le comandate e le regalie in uso alla "Fontana", metà sec. XVIII, n. 47, Aprile 1998, p. 5;
Poluzzi Libero, La nostra toponomastica fra presente e passato - 5ª parte, n. 48, settembre 1998, p. 5;
Poluzzi libero, La vecchia fabbraria della Cassina, n. 56, Aprile 2001. pag. 5