OMAGGIO ALLA LIRA
a cura di Floriano Govoni
E' stato richiesto alla Redazione, da alcuni lettori di Marefosca, di pubblicare una breve storia della lira. Volentieri consentiamo alla richiesta consapevoli che le notizie riportate non sono esaustive ma semplicemente rappresentano "una traccia" che riteniamo possa essere la base per uno studio più accurato ed approfondito.
L'origine della lira, anche se non nei termini in cui la consideriamo noi oggi, è molto antica e risale addirittura ai tempi dell'antica Roma. Il termine "lira" infatti deriva da libbra, unità di peso pari a 325 grammi e corrispondente a 12 once. La libbra romana fu imposta come principale standard monetario nell'impero, anche se rimasero in uso libbre provinciali di peso diverso. Con il venir meno dell'autorità di Roma, si frammentarono insieme sovranità e sistema monetario. La moneta divenne rara, gli scambi si svolsero per lo più in forma di baratto. Dopo i secoli bui delle prime invasioni barbariche, con l'impero di Carlo Magno si
concretizzò nuovamente una forma di unificazione europea e si provvide ad attuare una grande riforma monetaria che ebbe come punto cardine la lira. La lira carolingia, troppo pesante per essere coniata, costituì, per molti secoli, il punto di riferimento per le zecche, pubbliche e private, che si diffusero in Europa a mano mano che riprendevano produzioni e traffici. Una lira era pari a 20 soldi e a 240 denari (ogni denaro pesava circa 1,7 grammi); quindi un soldo corrispondeva a 12 denari. Questo ordine di grandezza rimase in uso anche dopo la scoperta dell'America; infatti il valore di ducati, fiorini, baiocchi, piastre, tallari, ecc, restò comunque sempre agganciato al valore di mercato di lira, soldi e denari.
Prima di giungere all'attuale lira italiana la riforma napoleonica (marzo 1803) stabilì un rapporto "fisso" fra i due metalli preziosi (l'oro e l'argento): 1 a 15,50 e fu stabilito l'ordine monetario sul sistema metrico decimale.Furono coniati una moneta con "l'anima" in argento (il franco), un pezzo da 5 franchi (lo scudo) in argento quasi puro ed infine una moneta d'oro del valore di 20 franchi (il marengo). Il franco venne adottato in tutta Europa e continuò a circolare, anche dopo il 1850, in Francia, Belgio, Grecia, Regno di Sardegna, ecc.
Una grande svolta ci fu in occasione dell'unificazione italiana (la lira ebbe corso ufficiale soltanto un anno dopo, precisamente il 24 agosto 1882) quando si trattò di adottare un sistema monetario comune per il mercato interno. Man mano che le provincie venivano annesse al regno sabaudo, Vittorio Emanuele II estese, in sostituzione delle monete locali(1), la lira nuova piemontese che da allora in poi venne chiamata "LIRA ITALIANA".
La prima "lira" era in argento 900, in seguito fu usato per il conio l'argento 835, tranne che per le monete da 5 lire o valori superiori che furono stampate in metallo più pregiato. Erano d'argento anche le monete da 20 e 50 centesimi, mentre le monete di minor valore erano di rame. La lira italiana, alla fine dell'800, aveva un valore intrinseco tutt'altro che trascurabile. Un chilo di pane costava 25 centesimi, un chilo di farina 20 c. e un chilo di frumento circa 17 c. Una giornata lavorativa di un operaio variava da 1,25 a 2,80 lire a secondo del lavoro svolto. Una famiglia contadina di 7 persone campava con 700 lire l'anno, ovviamente riducendo al minimo anche lo stretto necessario, mentre lo stipendio mensile di un maestro si aggirava sulle 150 lire, percependo quindi una paga giornaliera doppia rispetto a quella di un operaio.
Nel 1866 fece la sua prima apparizione, con pari dignità rispetto la moneta di "metallo", la lira di carta. Nel sistema della moneta a valore intrinseco (fatta di metallo prezioso avente in sè il valore dichiarato), la cartamoneta aveva solo un valore sostitutivo, come un assegno. Era una banconota emessa da alcune banche autorizzate dal Governo, ma doveva essere obbligatoriamente cambiata in moneta "sonante". Il risultato fu che per i primi anni (1866-1881) che fu in vigore la lira di carta, questa aveva lo stesso valore della moneta d'argento e d'oro. Questa "corrispondenza" però con il passare del tempo venne sempre meno e con il primo conflitto mondiale fu inaugurata una nuova era, caratterizzata da una veloce corsa all'inflazione. Infatti se nel 1914 occorrevano 3,5 lire per acquistare un grammo d'oro, nel 1921 ne servivano 15,7. Nel biennio 1919-1921 la protesta sociale crebbe nel paese e un'ondata di scioperi, disordini e violenze travolse l'Italia e favorì l'ascesa del fascismo. Tra le politiche economiche che il nuovo governo, presieduto da Mussolini, intendeva perseguire vi era la valutazione della lira. Verso la fine del 1925, infatti, l'aumento della circolazione monetaria che aveva sostenuto la crescita industriale, determinò una crescente inflazione e una conseguente svalutazione(2) della lira sui mercati esteri. Per far fronte alla situazione il 18 agosto 1926 vi fu, da parte del governo italiano, la rivalutazione della lira che consistette nel portare il cambio lira/sterlina a 90 lire invece delle 150 a cui era arrivato.
La così detta "quota novanta"(3) fu dettata non solo da ragioni economiche, ma anche da considerazioni di prestigio internazionale e dalla ricerca del consenso delle classi medie, che videro rivalutati i propri risparmi.
A partire dal 1936 la moneta da una lira non venne più coniata con una lega d'argento ma di nichel, in un primo tempo, poi fece la sua comparsa la lega(4) che fino allo scorso anno veniva utilizzata per le 50 e le 100 lire.
Nel corso della seconda guerra mondiale la lira subì una svalutazione del 98% rispetto al dollaro e nel 1943 gli alleati stabilirono un cambio ufficiale di 100 lire per dollaro ed emisero una propria moneta a valore legale, le cosiddette Am-lire(5) per far fronte al pagamento degli stipendi dei militari e per l'acquisto di beni e servizi nei territori occupati. Nel settembre dello stesso anno, il governo italiano riconobbe la moneta come mezzo legale di pagamento e solo nel febbraio del 1947 venne controllata dalla Banca d'Italia che iniziò a sostituirla con la lira, determinandone poi la fine del corso legale il 30 giugno 1950.
Le "mitiche" 1000 lire, tanto bramate dagli italiani negli anni '30 come stipendio mensile, nel dopoguerra erano appena sufficienti per sfamare, per qualche giorno, una famiglia di 4 persone; infatti con 45 lire si comprava un kg. di pane comune, con 40 lire un litro di latte e con 450 lire un kg di carne bovina. Per acquistare un paio di scarpe servivano 2.700-3.400 lire, 3.300 lire era il costo di un metro di stoffa per un abito invernale da uomo, mentre erano necessarie 2.100 lire al metro per un abito femminile.
Trenta anni dopo, con le stesse mille lire, la medesima famiglia non campa nemmeno un giorno; basta raffrontare i nuovi prezzi dei generi di prima necessità per rendersi conto della svalutazione enorme subita dalla lira: pane, incremento del 750%; pasta, 530%; carne, 890%; latte, 590%; vino, 400%.
Per fermare l'inflazione galoppante si pensò a un "cambio della moneta", cioè la sostituzione della lira con una
nuova unità monetaria, ma il progetto non ebbe seguito.
Dopo l'inflazione galoppante degli anni '70 e '80, l'Italia ha vissuto uno dei momenti più favorevoli acquistando "credibilità economica" ed entrando a far parte dei 12 paesi(6) della Comunità Europea ed adottando l'Euro come moneta.
La lira quindi "se ne va"(7) lasciando senz'altro qualche rimpianto e un po' di nostalgia e... ricordi di un'Italia del dopoguerra sconfitta ma ricca di speranze, come dimostra la cornucopia riprodotta sul verso della moneta di una lira del 1951: un augurio di abbondanza e di benessere.
Da povero Paese agricolo e commerciale, l'Italia è infatti diventata una delle maggiori potenze industriali del mondo. Senz'altro qualche merito è dovuto anche alla "cara e vecchia" lira oramai rimasta ad appannaggio solo dei numismatici.
Note
1) Si trattava di sostituire con la "lira" circa 270 diversi tipi di monete, tutte a corso legale. Coloro che ritengono complicata e difficile la transizione all'Euro sarebbero letteralmente impazziti se fossero vissuti nel periodo dell'unificazione italiana. L'incertezza della sopravvivenza del nuovo Stato, l'attaccamento alle tradizioni ed il mantenimento del corso legale delle vecchie monete, resero estremamente lenta la transizione. La popolazione era restia ad abbandonare le monete alle quali era abituata, specialmente nel Mezzogiorno dove la lira non aveva mai attecchito. Dopo 10 anni dalla "riforma monetaria", soltanto il 50% delle vecchie monete era stata convertita.
2) In seguito all'inflazione per il periodo 1915-1926 la lira perse l'85% del suo valore rispetto al dollaro e alla sterlina.
3) La "Quota novanta" fu l'obiettivo della politica monetaria deflazionistica attuata dal regime fascista, come si è detto, tra il 1926 e il 1927, tesa a stabilizzare il cambio della lira con le altre monete europee e in particolar modo con quella inglese, ai livelli del 1922 (90 lire per una sterlina). Grazie a drastiche riduzione del credito e altre misure economico-finanziarie, la Banca d'Italia potè stabilire, nel dicembre del 1927, la nuova parità aurea e definì il cambio di 92,46 lire per sterlina.
4) La lega venne chiamata acmonital ed è formata dai seguenti metalli: acciaio, cromo, nichel e vanadio.
5) Le Am-lire (Allied Military Currency: valuta militare alleata) ebbero valore legale dal 1943 al 1950 e
furono emessi i seguenti valori: 1, 2, 5, 10, 50, 100, 500, 1000 lire. Soprattutto all'inizio l'emissione di AM-lire venne effettuata senza nessuna contropartita per l'economia italiana. Solo dal settembre del 1944 gli Stati Uniti concessero al governo italiano un ammontare di fondi in dollari equivalente alle emissioni di AM-lire. In tal modo, una parte almeno delle emissioni venne recuperata sotto forma di importazioni. Solo nel febbraio del 1947 le AM-lire vennero controllate dalla Banca d'Italia che iniziò a sostituirle con le lire. Però l'enorme massa di miliardi di nuova moneta finì per scatenare una forte impennata dei prezzi, tanto sul mercato ufficiale quanto su quello clandestino, e ciò determinò una spirale inflazionistica che durò per diversi anni.
Infatti nel 1948 il costo dei generi di prima necessità, rispetto al 1946, subì elevati aumenti: il pane triplicò il costo; la carne, la pasta ed il latte lo raddoppiarono; le uova aumentarono del 57%, il vino del 46%, mentre l'olio aumentò del 35%.
6) Dal 1º gennaio l'Euro è diventata la moneta comune dei seguenti paesi europei; Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
7) E' comparso sul Corriere della sera, del 31 dicembre 2001, l'articolo, a firma di Alessandro Penati, "Omaggio d'addio" nel quale l'autore sottolinea che "...con la fine della moneta (la lira ndr) svanisce anche una parte della nostra storia. La Lira meriterebbe un elogio funebre, solenne..." e parafrasando il III atto, scena 2 del Giulio Cesare di William Sheakespeare afferma, fra l'altro, attraverso le parole pronunciate da un ipotetico Marco Antonio, quanto segue: "... Vengo per seppellire la Lira, non per elogiarla. I danni che le monete fanno, vivono dopo di loro; ma il bene, finisce al macero con loro. Così è per la Lira... Vengo a parlare al funerale della lira, perchè le volevo bene; volevo bene ai lussi e all'agiatezza che mi ha concesso. Bruto dice che era svalutata. Ma le sue innumerevoli svalutazioni hanno permesso al Paese di recuperare competitività nei tanti momenti difficili... Tutti avete amato la Lira una volta. E a ragione. Perchè è il vero simbolo del nostro Paese: non il tricolore; non l'inno di Mameli; non gli spaghetti. L'amavate tanto da farla diventare sinonimo di danaro... Oggi 1200 anni di storia vanno al macero. Sappiate però che la Lira vi ha lasciato un testamento..." Eccolo: "Valgo per quello che posso acquistare, non per i numeri che porto incisi. Rispettatemi; ma non adoratemi. Sono uguale per tutti; non puzzo, ma si riconoscono subito le mani di chi mi usa. Preferisco le cassaforti delle banche ai materassi. Usatemi; ma senza abusi. Così è per me, e per tutte le monete che mi seguiranno".
Bibliografia
AA.VV., Speciale Euro, Il Resto del Carlino, Dicembre 2001
G. Toniolo, Parte da Carlo Magno il romanzo della lira, Corriere della Sera, 29 dicembre 2001
P. Cafaro, Le memorie della lira, Famiglia Cristiana, 23/30 dicembre 2001
AA.VV., Lira addio, dopo una carriera lunga un millennio, Il Mondo, 31 dicembre 2001
AA,VV., Addio mia cara lira, Corriere della sera, 31 dicembre 2001
AA.VV. Cronologia della storia universale, Atlante Storico Garzanti, Milano, 1990.
AA.VV., I percorsi della storia, Istituto Geografico De Agostini, 1997.
AA.VV., Catalogo della carta-moneta italiana (27ª edizione), Alfa Edizioni, 2002